A Chiclayo tutti volevano bene al vescovo Robert Prevost. E tutti vogliono bene a Papa Leone XIV. Lo si è visto alla messa, molto sentita e partecipata, presieduta dal vescovo, mons. Edinson Farfán, che si è tenuta lunedì sera per la salute del Papa. C’è apprensione, nella città peruviana, ma anche affidamento al Signore. Con un’ulteriore, comprensibile preoccupazione. L’intervento chirurgico, del tutto imprevisto, è giunto a un mese esatto dall’incontro più atteso, in programma il 13 e 14 novembre. Nel corso del programmato viaggio in Perù, terzo Paese a essere visitato dopo l’Uruguay e l’Argentina, sono previsti due giorni proprio a Chiclayo, con un programma intenso e una celebrazione eucaristica alla quale è atteso almeno un milione di fedeli. La speranza è che il viaggio sia possibile, per un abbraccio ancora più affettuoso e sentito. Ma, prima di tutto, dicono a Chiclayo, c’è la salute.
Raccogliere alcune voci, nella diocesi peruviana, consente anche di cogliere un ulteriore elemento: l’attenzione che il vescovo Prevost, nei suoi otto anni di ministero, ha sempre avuto per i malati, oltre che per le persone più fragili e vulnerabili in genere. Probabilmente la semplicità e la naturalezza con cui il Papa sta vivendo questi giorni derivano anche da una consuetudine di vicinanza ai malati e ai sofferenti, maturata nel corso della sua vita e particolarmente visibile proprio a Chiclayo.
“Lo attendiamo, ma prima la salute”. Ne è testimone padre José Echeandía, sacerdote diocesano, che si è occupato in quegli anni della pastorale della salute. Anni, in alcuni momenti, drammatici, per l’esplodere del Covid-19, che ha colpito in modo particolarmente duro il Perù e la stessa Chiclayo. Così il sacerdote descrive al Sir lo stato d’animo di questi giorni nella popolazione: “Per quanto riguarda la visita del Papa e i preparativi per il suo arrivo, credo che ci sia stato un prima e un dopo a partire da domenica scorsa. Eravamo molto contenti, molto felici, in attesa del suo arrivo, ci stavamo preparando. Dopo l’annuncio, ci siamo un po’ rattristati e abbiamo pregato per lui. Alla messa di lunedì è accorsa molta gente”. Una volta portata a termine l’operazione, padre Echeandía è consapevole che “ci saranno degli accertamenti, e questo un po’ ci preoccupa, nell’ottica del suo viaggio in Perù. Accettiamo la volontà di Dio. In linea di principio, vorremmo che fosse presente. C’erano probabilità che venisse, ora ci sono solo possibilità. Ma prima di tutto c’è la sua salute e stiamo pregando, con maggiore intensità. Amiamo Papa Leone XIV, lo accompagniamo con la nostra preghiera. Lo sentiamo spiritualmente nelle nostre vite, così come sicuramente anche lui percepisce le nostre preghiere e la nostra vicinanza”.
La speciale attenzione per i malati. La conversazione si sposta sul servizio nella pastorale della salute, segnato, evidentemente, dalla pandemia. Proprio in quell’occasione, tra l’altro, mons. Prevost concesse una breve intervista al Sir. “Credo che uno dei momenti più significativi per comprendere l’atteggiamento dell’allora nostro vescovo sia stato proprio il periodo del Covid-19. Si preoccupò moltissimo di questa situazione, delle persone vulnerabili. Si adoperò molto perché fossero gestiti gli aiuti, sia in ambito medico che sociale. Sul piano medico riuscì a realizzare due impianti di ossigeno. Sul piano materiale, anche per quanto riguarda il cibo, gestì con grande competenza gli aiuti. Egli stesso si recò all’interno dell’ospedale Almanzor Aguinaga Asenjo, una delle strutture sanitarie della regione, per dialogare con le autorità e visitare i malati. Lì lasciò molti rosari da lui benedetti come segno della sua vicinanza e anche affinché le persone pregassero la Vergine Maria”. Per quanto riguarda i sacerdoti, “ci diede grande incoraggiamento e molte agevolazioni affinché un gruppo di noi, in rappresentanza della nostra Chiesa che è vicina ai bisognosi, potesse assistere i malati in tutti gli ospedali, nelle case e nelle cliniche. E siamo stati molto vicini ai malati, proprio come lo era lui. È stato vicino ai sacerdoti che hanno dovuto affrontare questa malattia. È uno dei momenti più significativi in cui ha espresso il suo essere il buon samaritano”.
Padre Echeandía ricorda, in particolare, un episodio: “Entrò nella stanza, nella camera dove era in convalescenza uno dei sacerdoti che era stato molto grave, come aveva fatto anche con altri. Si è avvicinato, gli ha impartito la benedizione, ha pregato, salutato con grande vicinanza. È stato un gesto pieno di carità, di forza, è stato molto paterno, molto caritatevole. Si tratta di un momento in cui espresse il modo in cui si preoccupava per i malati, e si preoccupa ancora oggi. Nel suo cuore, credo che i malati occupino un posto fondamentale”.
“Un vescovo incarnato”. Una conferma sullo “stile” pastorale dell’allora vescovo Prevost arriva da un altro sacerdote, padre Javier Cajusol, parroco di Nuestra Señora del Valle, nell’immediata periferia della città. Un sacerdote di “frontiera”, e testimone della vicinanza a malati e poveri del futuro Papa: “Era un vescovo incarnato nel suo popolo, che per lui prova gratitudine e affetto, e lo si vede bene in questi giorni. Ugualmente, era benvoluto dai sacerdoti, perché mostrava capacità di ascolto e di dialogo”. Anche padre Javier ricorda con particolare intensità il periodo del Covid, il suo impegno per la popolazione più fragile e anche per i sacerdoti. “‘Riguardati’, mi diceva sempre”. Era molto attento ai malati: “Visitava gli ospedali, si preoccupava che i pazienti ricevessero i sacramenti”.
L’augurio dei “suoi” giovani. Un augurio al Papa arriva anche dai giovani, attraverso la voce di Ximena Valdivia Muro, oggi attiva nella pastorale giovanile nazionale, all’epoca in quella diocesana: “Siamo molto lieti che l’intervento sia andato a buon fine e speriamo che la sua convalescenza proceda nel migliore dei modi. Ci uniamo in preghiera per lui e manteniamo viva la speranza di un suo prossimo arrivo in occasione della sua prossima visita apostolica, che ci riempie di entusiasmo, ci emoziona e ci spinge a lavorare sodo per accoglierlo nel miglior modo possibile. La aspettiamo in Perù, Santo Padre!”.
The post Chiclayo prega per Leone XIV: “Lo accompagniamo con la nostra preghiera” first appeared on AgenSIR.