Le preoccupazioni e le ansie che hanno caratterizzato il 2025 si sono ripresentate, amplificate, in questo inizio di anno nuovo. “La guerra – ha affermato Papa Leone al Corpo diplomatico- è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando”. Con l’aggravante che le crisi lasciate in sospeso – tra tutte l’Ucraina – e le altre lasciate a covare sotto la cenere – tra queste l’Iran – si sono, nel frattempo, aggravate assumendo dimensioni preoccupanti. La rivolta di un popolo di novanta milioni di iraniani, contro il regime di un dittatore, non si affronta con le sole minacce, “stiamo arrivando”, ma con un’azione diplomatica volta ad affrontarne i problemi. Rubina, Akram, Amir sono soltanto taluni dei nomi di giovani uccisi, insieme ad altre migliaia di dimostranti, dalle guardie del regime di Ali Khamenei. Il tutto nel silenzio più assordante delle Istituzioni internazionali! Di fronte all’inerzia delle Nazioni unite, il rischio che la gestione delle singole criticità rimanga nelle mani di leader forti e senza scrupoli, diventa, come già avvenuto, più che un’ipotesi. Sprezzanti di ogni regola e incuranti delle conseguenze prodotte, costoro decidono di occupare i territori di altri Paesi, pretendendo, perfino, di legittimare le loro iniziative. Ha aperto la serie Putin con l’aggressione, quattro anni orsono, dell’Ucraina qualificandola come una “operazione militare speciale”. Ha ripreso Trump lo scorso 3 gennaio attaccando il Venezuela con un’azione militare definita “esemplare”, grazie alla quale è stato catturato il presidente di quel Paese, il dittatore Maduro, tutt’ora rinchiuso, insieme alla moglie, nelle carceri degli Stati Uniti. Un’operazione in violazione della Carta dell’ONU che, per quanto volta a porre fine a una dittatura – ma sempre il fine giustifica i mezzi? – rimane tale. E, per di più, rischia di fornire, indirettamente, una legittimazione sia a Putin per l’aggressione all’Ucraina, che alla Cina, in via preventiva, per le sue mire di occupare Taiwan. E mentre l’operazione “speciale” di Putin è già arrivata al quarto anno, l’impresa di Trump è soltanto all’inizio. Dopo il Venezuela, i suoi prossimi obiettivi sono Cuba, Messico e Colombia – considerati il “cortile di casa” degli Stati uniti – oltre alla Groenlandia che Trump vuole occupare o acquistare, opponendo i soliti motivi di sicurezza. Scontata la reazione allarmata e preoccupata dei governanti della grande isola e di quelli degli Stati Europei, appartenenti alla “famiglia” Nato, cui aderiscono gli stessi Stati uniti. E a chi gli chiedeva se ci fossero limiti alla sua intraprendenza, Trump ha risposto, candidamente: “Sì, la mia moralità. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi”. Alla stessa stregua di Stalin, Hitler e Mussolini che affermavano di avere anche loro una moralità! Al di là della sicurezza degli Stati uniti e della democrazia dei popoli, obiettivi che Trump dichiara di volere perseguire – intanto i suoi poliziotti violentano i migranti! – appare chiaro come il suo primo obiettivo, per sua stessa ammissione, siano i giacimenti di petrolio e il rafforzamento, nei confronti di Cina e Russia, della posizione degli Stati uniti in America Latina e in altre parti del mondo dove le tre potenze nutrono gli stessi interessi. Dove porteranno le iniziative lanciate da Trump è difficile prevedere. Anche perché il metodo da lui fin qui utilizzato è stato quello di minacciare, dare una spallata e lasciare le cose in sospeso. Ne è una prova la mancata attuazione della promessa di chiudere, nel giro di qualche mese, tutte le guerre aperte. Ovviamente le critiche rivolte nei confronti di Trump non possono oscurare taluni suoi meriti. Se non altro quello di avere ottenuto, grazie all’arresto di Maduro, la liberazione di centinaia di prigionieri politici, tra cui i nostri connazionali Trentini e Burlò. Tali meriti non possono, tuttavia, giustificare il suo disprezzo per le regole e il suo disegno di puntare a un nuovo ordine fondato sulla spartizione del mondo in zone di influenza fra grandi potenze. Uno scenario, questo, divisivo, destinato ad aumentare, anziché attenuare, quei conflitti e quelle turbolenze che affliggono l’umanità.
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Scritto il 19/01/2026