Il Bosco delle Querce, area naturale protetta nata nella ex zona A del disastro di Seveso (provincia Monza-Brianza), è tra i 13 siti che hanno recentemente ricevuto il Marchio del Patrimonio europeo, in quanto – è questa la motivazione – hanno un “ruolo chiave nella storia e nella cultura europea”. Quella del “Patrimonio” è una iniziativa dell’Unione europea che ha lo scopo di segnalare “radici e frutti” di una storia plurimillenaria, ricca di differenze ma anche di convergenze, che rimandano allo stesso motto Ue: “Unità nella diversità”. Una storia “inclusiva”, messa in luce in una interessante direttrice passato-futuro, anche per essere indicata alle giovani generazioni del continente.
Il Bosco delle Querce. Situato a Seveso e Meda, nel nord Italia, il Bosco delle Querce è definito come “un potente simbolo europeo di responsabilità ambientale e resilienza collettiva”. Il parco è stato creato su un terreno contaminato dall’incidente industriale dell’Icmesa del 1976, uno dei più gravi disastri ambientali della storia moderna europea. “Quello che un tempo era un sito di devastazione ecologica è stato trasformato in un parco naturale protetto e in un luogo della memoria. Il disastro di Seveso ha segnato una svolta nell’approccio europeo al rischio industriale e alla tutela ambientale. Ha contribuito direttamente allo sviluppo della Direttiva Seveso, pietra angolare della legislazione europea in materia di sicurezza industriale e prevenzione degli incidenti rilevanti. Il Bosco delle Querce rappresenta quindi la traduzione della tragedia in apprendimento, regolamentazione e consapevolezza ambientale condivisi a livello europeo”.
Luoghi di Pace. Uno dei riconoscimenti quest’anno va a un insieme transnazionale di beni culturali europei, denominati “Luoghi di Pace”, che collega siti in Portogallo, Spagna, Ungheria, Slovacchia, Croazia e Bulgaria, dove furono conclusi trattati di pace tra il XIII e il XIX secolo. “Insieme, questi luoghi testimoniano la lunga e complessa storia europea di risoluzione dei conflitti, diplomazia e coesistenza negoziata oltre i confini”. Pur radicati in contesti politici, culturali e architettonici diversi, “i siti – ha spiegato la giuria – sono uniti dal loro ruolo nella definizione di accordi di pace che hanno rimodellato territori, relazioni di potere e sistemi di governance in tutta Europa. Questi trattati hanno introdotto principi di dialogo, compromesso e ordine giuridico che hanno gradualmente sostituito il confronto violento come mezzo per risolvere le controversie tra Stati e comunità”.
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