Come l’Apostolo Paolo “ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini e facendosi suo testimone nell’annuncio e nel dialogo, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri”. Così Papa Francesco, il 14 ottobre 2018, parlava di Paolo VI, in occasione della canonizzazione in piazza San Pietro: “Anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente” e oggi “ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità”.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
Giovanni Battista Montini, futuro Papa con il nome di Paolo VI, nacque a Concesio nel 1897 in una famiglia che viveva la fede come impegno civile e responsabilità pubblica. L’ambiente domestico, segnato da una religiosità sobria e da un forte senso del dovere, contribuì a formare un giovane introverso ma determinato, attratto fin da adolescente dalla vita interiore e dal servizio ecclesiale.
Dopo gli studi con i gesuiti e l’esperienza formativa presso gli ambienti filippini dell’Oratorio della pace, Montini maturò la decisione di entrare in seminario, dove completò la preparazione al sacerdozio nonostante la salute fragile.
Venne ordinato sacerdote nel 1920 e iniziò il suo ministero in parrocchia, ma Roma lo richiamò presto. Alunno del Seminario lombardo, si immerse negli studi filosofici e giuridici, frequentando anche l’Università “La Sapienza” e l’Accademia dei nobili ecclesiastici. La sua intelligenza e la capacità di analisi lo resero presto una figura di riferimento nella Segreteria di stato, dove entrò nel 1924. L’esperienza diplomatica in Polonia, seppur breve, gli offrì uno sguardo diretto sulle tensioni dell’Europa del tempo. Tornato in Italia, proseguì gli studi fino alla laurea in diritto civile.
Negli anni fu assistente della Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana, che continuò a seguire anche successivamente. Un ruolo importante, svolto in un clima politico difficile, tanto che nel 1933 fu costretto dal regime a dimettersi: dimissioni che lo fecero soffrire.
Durante la Seconda guerra mondiale, da sostituto della Segreteria di stato, coordinò l’Ufficio informazioni del Vaticano, diventando punto di riferimento per migliaia di famiglie in cerca di notizie sui propri cari. Fu protagonista silenzioso ma decisivo dell’assistenza ai perseguitati, in particolare agli ebrei, e contribuì alla nascita delle Acli nel dopoguerra.
Nel 1954 Pio XII lo nominò arcivescovo di Milano, la diocesi più grande d’Europa, attraversata da profonde trasformazioni sociali e industriali. Qui Montini sperimentò un nuovo stile di evangelizzazione: visitò fabbriche, quartieri periferici, comunità di emigrati che raggiungevano la Lombardia soprattutto dal Sud per motivi di lavoro; promosse la costruzione di oltre cento nuove chiese; organizzò la grande Missione cittadina del 1957, rivolgendosi anche ai lontani con un linguaggio rispettoso e diretto.
Nel 1958 Giovanni XXIII lo creò cardinale ed egli fu uno dei protagonisti della prima fase del Concilio Vaticano II. Alla morte di Giovanni XXIII, nel 1963, il conclave lo elesse Papa: scelse il nome Paolo, richiamando l’Apostolo delle genti. Da Papa guidò il Concilio alla conclusione e ne avviò l’attuazione, affrontando con coraggio le tensioni interne alla Chiesa e le sfide del mondo contemporaneo.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
Fu il primo Papa viaggiatore dell’era moderna: Terra Santa, Onu, Africa, Asia, Oceania. I suoi interventi sulla pace, sul dialogo ecumenico, sul rapporto con il mondo del lavoro e sullo sviluppo dei popoli segnarono il magistero del Novecento. Storico l’abbraccio fraterno del 5 gennaio 1964, a Gerusalemme, con il patriarca ecumenico Atenagora, che segnò una svolta nei rapporti tra cattolici e ortodossi dopo un millennio di reciproche scomuniche. Le sue encicliche, dalla Populorum progressio alla Humanae vitae, suscitarono dibattiti intensi, ma rivelarono un pensatore rigoroso, capace di unire tradizione e profezia.
Dietro la figura pubblica, Montini rimase un uomo di preghiera, riservato, essenziale, sostenuto da una spiritualità profonda e da una devozione mariana costante. Morì il 6 agosto 1978 a Castel Gandolfo. La sua fama di santità si percepì sin da subito, tanto che la diocesi di Brescia, l’anno dopo, avviò la raccolta delle prime testimonianze. Con il consenso della Santa Sede, nel 1993 il Vicariato di Roma aprì ufficialmente l’inchiesta diocesana, che si estese anche a Brescia e Milano. Il lavoro si concluse nel 1999. Nel dicembre 2012 Benedetto XVI riconobbe l’eroicità delle virtù di Montini, dichiarandolo venerabile. Papa Francesco autorizzò il decreto sul miracolo nel 2014 e lo proclamò beato il 19 ottobre dello stesso anno. Il miracolo che lo portò alla canonizzazione riguardò una gravidanza ad altissimo rischio, conclusa con la nascita di una bambina sana. Nel 2018 Papa Francesco autorizzò il decreto sul secondo miracolo e lo canonizzò il 14 ottobre dello stesso anno. La festa liturgica è stata stabilita il 29 maggio: una data che ricorda la sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1920.
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