(da Parigi) “È un territorio che dimostra, con la sua stessa esistenza, che la pace è una realtà sempre possibile anche dove c’è la guerra. Non è solo un’idea. Pertanto, Papa Leone XIV, per il quale la pace è una sfida da affrontare oggi, parlerà su un suolo simbolico”. È l’arcivescovo di Metz, mons. Philippe Ballot, a parlare al Sir della visita che Papa Leone farà anche nella sua diocesi durante il viaggio apostolico in Francia dal 25 al 28 settembre. Il Papa arriverà a Metz il 28 settembre, direttamente da Lourdes. Al Centro congressi Robert Schuman parteciperà prima a un incontro interreligioso, poi a un evento dal titolo “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”; prima di ripartire per Roma, alle 16 celebrerà la messa nella cattedrale di Saint-Étienne.
Mons. Philippe Ballot, arcivescovo di Metz (Foto diocesi)
Eccellenza, innanzitutto, perché Metz? Perché il Santo Padre ha voluto includere una visita in questa città nel suo viaggio in Francia?
Non posso rispondere a questa domanda per conto del Santo Padre. Tuttavia, faccio notare che ha scelto una diocesi che ha vissuto tre guerre con la vicina Germania, tra cui due guerre mondiali, e che ha subito due annessioni: è stata tedesca dal 1870 al 1918 e dal 1940 al 1945. Eppure oggi coloro che erano nemici sono diventati amici. Questo è il frutto della riconciliazione franco-tedesca. La Mosella, la diocesi di Metz, ha sperimentato la forza della riconciliazione.
È un territorio che dimostra, con la sua stessa esistenza, che la pace è una realtà sempre possibile anche dove c’è la guerra.
Non è solo un’idea. Pertanto, Papa Leone XIV, per il quale la pace è una sfida da affrontare oggi, parlerà su un suolo simbolico. Un uomo, un avvocato di Metz che in seguito divenne membro del parlamento e ministro del governo, si adoperò instancabilmente per questa riconciliazione: è il venerabile Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Europa. Essere a Metz per trasmettere un messaggio ai popoli europei è quindi una scelta saggia e significativa. Va inoltre sottolineato che Schuman, come Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, altri padri fondatori dell’Europa, era profondamente immerso nella fede cristiana. Le altre tappe del viaggio, a Parigi e Lourdes, si rivolgono più direttamente alla comunità cattolica e al popolo francese.
A Metz, l’attenzione si allarga per includere la fraternità tra tutti i popoli e le sfide della pace odierna.
Quale messaggio si aspetta dal Papa proveniente da questa terra della Francia orientale, vicino al confine tedesco?
Sono cauto riguardo a ciò che potrei aspettarmi, perché rischio di rimanere intrappolato nei miei pensieri e di presumere che il Papa la pensi come me. Desidero, prima di tutto, adottare un atteggiamento di grande ascolto. Lo auguro a tutti coloro che ascolteranno il Papa. Ognuno può essere toccato dalle sue parole, che lo inviteranno ad assumere posizioni che non aveva mai considerato prima. Detto questo, credo che il Papa saprà raggiungere il cuore di tutti, a prescindere dalle responsabilità che ciascuno si trova ad affrontare, soprattutto di coloro che ricoprono posizioni di potere. Ci dirà che la pace inizia con l’educazione impartita ai bambini, insegnando loro comportamenti che rispettino gli altri e incoraggiandoli a comprendere il loro punto di vista. Proporrà percorsi di riconciliazione che possano essere perseguiti anche nei luoghi in cui si verificano conflitti. Forse dirà anche che l’Europa, se non dimentica le sue radici, deve costruirsi non come un’entità onnipotente in cerca di rivalità con le altre, ma come una dinamica di collaborazione tra Stati, con l’obiettivo di costruire insieme, non di distruggersi o contrapporsi.
Le sue parole contribuiranno certamente ad aprire i cuori a questo desiderio di pace e riconciliazione.
Metz è anche la città di Robert Schuman, uno dei principali padri fondatori dell’Unione europea. Qual è, a suo parere, la sua eredità per l’Europa di oggi?
Nella sua dichiarazione del 9 maggio 1950, il venerabile Robert Schuman affermò: “L’Europa non si costruisce tutta in una volta, né secondo un unico piano. Si costruisce attraverso conquiste concrete che creino innanzitutto una solidarietà di fatto“. In questo risiede il cuore del suo approccio: agire con modestia e concretezza per creare legami di solidarietà che possano poi prosperare. Non si tratta principalmente di una costruzione economica. Tutta la sua posizione politica, ispirata dalla fede cristiana, si fonda sul rispetto per gli altri, sul dialogo e sulla volontà di prendere decisioni insieme. In un’epoca in cui assistiamo a un riarmo diffuso, in cui ci viene detto che la pace si preserva preparandosi a una possibile guerra, Schuman ci ricorda che la pace è possibile solo se parliamo tra di noi senza minacce, senza usare le armi. Ci racconta anche, basandosi sulla sua esperienza personale – sua madre era lussemburghese e suo padre, nato in Germania, divenne francese come lui -, che i confini non dovrebbero essere luoghi di separazione, ma luoghi di incontro. La sua fede in Gesù Cristo, che lo portava a partecipare alla messa ogni giorno, ha ispirato il suo modo di agire e di essere: non ferire mai con le parole, essere paziente, prendersi il tempo necessario e proporre soluzioni concrete.
Ci aiuta a comprendere che l’Europa ha nelle sue radici, nella sua storia, una vocazione unica: promuovere iniziative di pace in un mondo segnato dall’ascesa.
Potrebbe illustrarci le diverse tappe di questa visita?
Due momenti chiave caratterizzeranno la mattinata al Centro congressi Robert Schuman. L’incontro interreligioso dimostrerà che i credenti, nella loro diversità, uniti al servizio dell’umanità e della società, dialogano tra loro. Seguirà un discorso sull’Europa: “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”. Questo evento avrà una dimensione europea che trascende la nostra diocesi e persino la Francia. La convergenza dei due momenti – l’incontro interreligioso e il discorso sull’Europa – ci aiuterà anche a comprendere che quando le religioni dialogano sono agenti di pace, incarnando concretamente la pace promossa dai padri fondatori d’Europa. Naturalmente ci sarà una passeggiata per la città di Metz, durante la quale il Santo Padre interagirà con la popolazione locale, dopodiché si recherà in cattedrale per celebrare una messa per la pace. Lascerà la Francia dopo una giornata intensa, che ci aprirà molte nuove prospettive.
C’è attesa tra la popolazione in vista di questa visita?
Gli abitanti di Metz e della Mosella, così come quelli di tutta la Francia e delle diocesi limitrofe di Namur, Liegi, Lussemburgo, Treviri e Spira, sono entusiasti. Tutti desiderano vedere il Papa. Tutti desiderano ascoltarlo. Tutti percepiscono che ha un atteggiamento e un modo di parlare che infondono pace, incoraggiamento e sostegno. Ispira fiducia, è accessibile. Non ci sorprende quindi che così tante persone vogliano avvicinarsi a lui. Sono orgogliosi e felici, c’è un vero entusiasmo popolare, come se questa visita del Papa, promotrice di pace, risuonasse profondamente in loro.
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