Scuola cattolica. Cssc: 7.345 istituti con quasi 500mila alunni. Dedicato a “un curricolo per la vita” il Rapporto 2026

Scritto il 17/10/2026
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Negli ultimi decenni la scuola ha spostato la sua attenzione dalle conoscenze alle competenze e da quelle cognitive a quelle non cognitive (le cosiddette soft skill). Si tratta di una trasformazione e integrazione del curricolo stesso, nella logica di una scuola che deve educare tutta la persona più che istruire solo la sua mente. A questa tematica il Centro studi per la scuola cattolica (Cssc) dedica il suo XXVIII Rapporto, che viene presentato sabato 17 ottobre nel corso della XIX Giornata pedagogica della scuola cattolica, in diretta streaming sul canale YouTube della Cei. Il titolo del Rapporto, “Un curricolo per la vita”, sottolinea come la scuola debba tenere conto di tutta la vita degli alunni, collegando sempre di più ciò che avviene dentro le mura della scuola con il mondo vitale in cui ognuno si trova a vivere al di fuori di essa. La legge n. 22 del 2025 ha introdotto nelle scuole di ogni ordine e grado le “competenze non cognitive e trasversali”, volendo promuovere una formazione scolastica che abbia di mira la crescita globale della persona. Le scuole cattoliche hanno sempre avuto questa impostazione alla base del proprio progetto educativo e oggi possono costituire un esempio per il rinnovamento richiesto.

Cssc

Il Rapporto si apre con la presentazione di alcune esperienze concrete offerte da scuole cattoliche e statali, centri di formazione professionale e istituti internazionali, che vanno da Milano a Palermo, da Torino a Bologna e a Roma, per mostrare come sia possibile arricchire il curricolo ordinario di attenzioni educative rivolte alle nuove competenze trasversali. Alcuni specialisti – Maria Cinque, Andrea Porcarelli, Alessandra La Marca, Roberto Franchini, Tommaso Agasisti, Damiano Previtali, Emanuele Serrelli, Giuseppe Zanniello, Dario Eugenio Nicoli, Andreas Schleicher – si confrontano con queste pratiche, proponendo riflessioni teoriche su categorie chiave del settore: competenze, curricolo, competenze socioemotive, persona, virtù, carattere, relazione, cittadinanza. Completa il volume una raccolta di dati statistici sul sistema di scuola cattolica in Italia, che mostra un certo assestamento dopo i sensibili cali degli ultimi anni. Per un confronto sul medio periodo, si può partire dal 2010-11, che è stato l’anno di massima espansione del sistema italiano di scuola cattolica, che allora contava 9.371 scuole. Rispetto alle 7.345 di oggi in quindici anni se ne sono perse 2.026, cioè una media di 135 all’anno, ma l’andamento è molto diversificato nel tempo e per singolo ordine e grado di scuola. Per quanto riguarda gli alunni, nell’arco degli stessi quindici anni si è passati dai 740.636 del 2010-11 ai 498.863 di oggi, con una perdita di 241.773 iscritti, pari a quasi un terzo del livello iniziale (32,6%). In media si tratta di oltre 16.000 alunni scomparsi ogni anno, ma l’andamento è molto diversificato in base a singole variabili: la scuola dell’infanzia ha subito le perdite maggiori, pari al 41,2% del valore di partenza; all’opposto i due gradi della secondaria si sono mossi in maniera piuttosto irregolare con un saldo negativo finale del 10,9% per il I grado e del 12,8% nel II grado, che negli ultimi anni è riuscito a recuperare un calo piuttosto pesante.

“Per una scuola cattolica il curricolo non è una componente neutra e asettica dell’offerta formativa scolastica ma è il nucleo del progetto educativo in cui si esprime uno specifico carisma o quanto meno il richiamo ai principi del Vangelo.

La cultura che viene trasmessa dalla scuola deve essere vivificata dal senso che le può dare l’ispirazione cristiana, per non separare artificiosamente la scuola dalla vita”, scrive mons. Daniele Gianotti, vescovo di Crema e presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, nella presentazione del Rapporto. “Nel momento in cui varca la porta della scuola – prosegue il presule -, l’alunno non deve essere costretto a spogliarsi della sua rete di relazioni e dei suoi valori di riferimento, ma deve trovare il modo di entrare nelle discipline di studio con tutto il suo bagaglio di sensibilità personale, di abitudini e di emozioni, che di fatto incidono anche sulla qualità degli apprendimenti disciplinari”. In fondo, “si potrebbe dire che si tratta semplicemente di riscoprire la natura intrinsecamente educativa dell’insegnamento scolastico, cosa che le scuole cattoliche hanno sempre cercato di fare, ma lo si vuole fare con un atteggiamento diverso da quello tradizionale, che partiva dalla condizione complementare e accessoria dei fattori non cognitivi. L’alunno, come ogni persona, non è fatto solo di mente ma anche di cuore e di mani, come spesso ci ha ricordato Papa Francesco, con uno schema concettuale confermato anche da Leone XIV. Ed

è a tutto l’alunno che la scuola deve parlare,

costruendo un curricolo in cui le esperienze di vita non siano accuratamente tenute fuori ma siano integrate e valorizzate come strumenti facilitatori dello stesso apprendimento ordinario”. Mons. Gianotti osserva: “La scuola cattolica, del resto, ha da sempre compiuto questa scelta, integrando in un unico percorso educativo contenuti disciplinari ed esperienze personali, formazione della mente e del carattere, attenzione al corpo e allo spirito, secondo una prospettiva pedagogica unitaria che affonda le sue radici in una antica e consolidata tradizione”. Per il vescovo, “il nodo strategico resta la curricolarità delle competenze non cognitive che si vogliono coltivare. Il curricolo scolastico integra infatti al suo interno le esperienze vitali dell’alunno e il suo mondo esistenziale e valoriale, legando organicamente la vita alla scuola, secondo una prospettiva di educazione olistica o integrale che recupera teorie psicopedagogiche diverse ma convergenti, che vanno dalle intelligenze multiple all’educazione personalizzata, dalla centralità del costrutto della competenza alle esperienze di service learning”.

Per Sergio Cicatelli, coordinatore scientifico del Centro studi per la scuola cattolica,

il curricolo non può “ridursi all’elenco delle discipline di insegnamento” ma deve “farsi carico anche della dimensione educativa, vitale, esistenziale, per porre veramente al centro la persona dell’alunno in tutta la sua ricchezza e complessità”.

“Se è vero che non si può non educare, e che lo si fa con qualsiasi contenuto trasmesso dagli insegnanti, è bene pensare – spiega – a un curricolo allargato che rispecchi la multidimensionalità degli alunni e del processo di insegnamento/apprendimento”. “A nostro parere – aggiunge – è importante dare questo significato al curricolo per collocare l’attenzione educativa nel cuore stesso dell’attività scolastica, ripensandone natura e finalità, evitando di considerare l’educazione come un mero effetto collaterale dell’insegnamento scolastico”.

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