AI da umanizzare

Scritto il 18/03/2026
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Optiamo certamente per un futuro umano, anzi più umano; ma la possibilità di un futuro “disumano” è sempre incombente. Tanto più in questa fase della storia dell’umanità, caratterizzata da rigurgiti di guerre in tante latitudini e insidiata dai rischi connessi all’intelligenza artificiale. Torniamo su quest’ultima questione, del resto sempre più connessa anche con il perenne fenomeno della guerra, per ribadire concetti importanti ma che non sono affatto scontati, né al riparo da interessate strumentalizzazioni. Anche l’ultimo messaggio di papa Leone XIV per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali (che si celebrerà fra due mesi, il 17 maggio 2026, ma su un testo reso noto con largo anticipo sei mesi fa, il 29 settembre scorso) torna sulla problematica dell’AI ponendo come tema di riflessione e come impegno universale “Custodire voci e volti umani”.

A fronte di una Chiesa ma anche di tante altre istanze autorevoli e rettamente ispirate che insistono sulla necessaria “eticizzazione” nell’implementazione e nell’utilizzo dell’AI; a fronte di una UE che si adopera per una regolamentazione adeguata delle nuove tecnologie; a fronte di un senso comune che si rende conto dell’innegabile fascino ma anche delle pericolose derive insite in questa nuova frontiera del sapere e della tecnica persistono e sembrano rafforzarsi orientamenti contrari, che, anzi, dileggiano e delegittimano il desiderio e il proposito di porre un “freno” a ciò che, secondo loro e secondo il loro concetto di “libertà” e “creatività”, non dovrebbe assolutamente averne. Frenare qualcosa che ha le ali per andare ovunque, e anche al di là, può sembrare intenzione e azione contrarie al “progresso” e addirittura “antiumane”, se si trascurano o si ignorano deliberatamente elementi e condizioni fondamentali propri dell’umano, caratterizzato da intelletto, volontà, sentimenti, come pure da fragilità, temporalità, fallibilità. A rincarare la dose e a mettere in ulteriore allarme stanno intervenendo in questi giorni anche licenziamenti direttamente dovuti all’introduzione di sistemi di AI, cui evidentemente si può (e si deve?) ricorrere per ridurre le “spese di produzione”, anche se la stessa Confindustria sta cercando di mettere dei paletti. Il “mondo del lavoro”, infatti – insieme a quelli scientifico, tecnico, sanitario, ma anche bellico, ecc., in pratica ogni settore e sfera della vita – è un altro degli ambiti più esposti che devono fare i conti con la galoppante innovazione implicata dall’AI.

Non si può pensare in modo “oscurantista” di bloccare una realtà foriera di infiniti sviluppi positivi – cosa che, del resto, sarebbe impossibile poiché ormai ha già le sue ali per volare e le sue gambe per correre -, ma, come in tutte le altre “rivoluzioni” culturali e scientifiche della storia umana, di regolarne appunto le modalità e le applicazioni, sempre mettendo in conto realisticamente, purtroppo, che non si riuscirà mai a regolare tutto e ci sarà sempre chi potrà o vorrà espressamente trasgredire. Serve, dunque, una coalizione universale, cosciente e coerente, che tracci linee guida imprescindibili per un’autentica “umanizzazione” – per quanto questo possa sembrare quasi contraddittorio – dell’AI, la quale rischierebbe, diversamente, una progressiva (anzi, “regressiva”) disumanizzazione.

Una lezione in tal senso ci viene dall’India, col suo fior fiore di scienziati e di esperti che, nel recente Impact Summit 2026, tenutosi a metà febbraio a Nuova Delhi, ha inteso porre il benessere delle persone e delle comunità alla base di ogni discorso e dibattito globale sull’Intelligenza Artificiale. Su questa linea occorre muoversi, ma senza trabocchetti e senza infingimenti, con la convergenza di quanti sono coinvolti ad ogni livello, scoraggiando e sanzionando i fautori di un Far West senza limiti. E, al tempo stesso, senza l’illusione di riuscire a raggiungere risultati definitivi, ma consapevoli sempre di un compito continuativo, dati i germi di futuro originariamente presenti in ogni scoperta umana. Dopodiché, l’ultimo appello resta quello alla responsabilità personale che – ben al di là di possibili giochi di interrogazione o di elaborazione già alla portata di tutti – si ponga sempre obiettivi positivi e mai malvagi, come sicuramente può diventare quello di un irresponsabile sfruttamento delle potenzialità dell’AI a scopi ingannevoli, violenti e distruttivi a piccolo, medio o vasto raggio.

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