(Tokyo) Il 6 febbraio la Chiesa universale celebra la memoria dei santi Paolo Miki e compagni, i ventisei protomartiri del Giappone. Una testimonianza che, a oltre quattro secoli dal loro sacrificio, continua a parlare con forza a una comunità cristiana chiamata oggi a vivere la fede in un mondo complesso e spesso ostile.
In realtà, la data storica del martirio è il 5 febbraio. Fu infatti in quel giorno del 1597 che Toyotomi Hideyoshi ordinò la prima esecuzione pubblica di massa di fedeli cattolici sulla collina di Nishizaka, a Nagasaki.
Il gruppo dei ventisei martiri era composto da religiosi e laici: tre gesuiti giapponesi tra cui il quarantunenne seminarista Paolo Miki, sei francescani provenienti dall’Europa e diciassette fedeli laici, tutti i giapponesi, tra cui alcuni adolescenti. Tutti furono innalzati sulla croce, utilizzata in quell’occasione per la prima volta in Giappone come strumento di esecuzione, e poi trafitti da una lancia.
Il Martirologio Romano descrive l’evento narrando come “tutti i condannati, compresi gli adolescenti, furono crocifissi manifestando la loro gioia per aver meritato di morire come Cristo”. I martiri consideravano la fede il loro “tesoro più prezioso” e, di fronte alla morte, non pronunciarono “parole di risentimento”, ma rimasero in uno stato di “lode e gratitudine verso Dio” fino alla fine.
Il 5 febbraio l’arcidiocesi di Nagasaki ha proposto una serie continua di celebrazioni eucaristiche nella chiesa di San Filippo a Nishizaka, con la possibilità di accostarsi frequentemente al sacramento della Riconciliazione. La commemorazione solenne dei Ventisei Martiri si è svolta invece la prima domenica di febbraio, all’aperto, nel Parco di Nishizaka, davanti al monumento a loro dedicato.
A presiedere la celebrazione, davanti a circa 1.200 fedeli provenienti da tutto il Giappone, è stato l’arcivescovo di Nagasaki, Nakamura Michiaki, a concelebrare l’arcivescovo emerito Takami Mitsuaki e circa quaranta sacerdoti. Nell’omelia affidatagli, padre Kosuke Nakanozato, dell’Ordine dei Frati minori conventuali, ha messo al centro la figura di Jerónimo de Jesús per proporre una riflessione sul significato del martirio e della santità.
Jerónimo de Jesús, francescano spagnolo, giunse in Giappone per collaborare con padre Pedro Bautista nell’opera di evangelizzazione. Per una pura casualità al momento dell’arresto non era insieme ai suoi confratelli e sfuggì quindi alla cattura. Rimase tuttavia col desiderio di raggiungerli e consegnarsi per condividere “l’onore del martirio”, ma il suo superiore padre Bautista, anche lui catturato, gli ordinò di nascondersi per servire la Chiesa in altro modo. “Il Cielo — gli scrisse padre Bautista dalla prigione — desidera che tu rimanga in vita per consolare i fedeli che rimarranno orfani e per servire la Chiesa giapponese del futuro”.
Durante un sogno fatto mentre si trovava in clandestinità, Jerónimo vide i suoi compagni crocifissi e, in mezzo a loro, san Francesco d’Assisi che, indicandolo, disse: “Ho ancora bisogno di quest’uomo”. Questo episodio, unito a una seconda lettera di Bautista sulla santità come accettazione della volontà divina, gli diede la forza di entrare nell’obbedienza e di continuare la sua missione in segreto.
Jerónimo sopravvisse alla persecuzione e, alcuni anni dopo, ottenne dal nuovo governo dei Tokugawa il permesso di svolgere attività missionaria a Edo, l’odierna Tokyo, realizzando così il disegno che il suo superiore aveva intravisto per lui.
Riferendosi proprio alla vita di Jeronimo, padre Nakanozato ha osservato nella sua omelia che, se il martirio è una Grazia divina che non possiamo scegliere, la santità è invece un atto di adesione della nostra volontà a ciò che Dio dispone, anche quando significa rinunciare a un desiderio eroico, come il perdere la vita per la fede, per servire gli altri nel nascondimento.
Il sangue dei martiri celebrato in questi giorni a Nagasaki non è un edificante ricordo lontano, ma un seme che continua a generare vita. La testimonianza Paolo Miki e compagni e di Jerónimo de Jesús ci ricorda che ogni cristiano è chiamato a essere missionario, nella forma che Dio sceglie per lui: visibile o nascosta, eroica o quotidiana.
The post Giappone. Celebrazioni per la commemorazione di Paolo Miki e compagni first appeared on AgenSIR.