La velocità non ha mai ucciso nessuno. Fermarsi improvvisamente, ecco cosa ti frega. Così scherzava Jeremy Clarkson, conduttore televisivo britannico noto per le sue trasmissioni sul mondo dei motori rombanti. Pare che Anthropic, il colosso americano il cui co-fondatore ha affiancato Papa Leone durante la presentazione di Magnifica Humanitas, la pensi diversamente. Pochi giorni fa il centro studi della casa di Claude, una delle piattaforme IA più potenti e performanti al mondo, ha rilasciato un lungo e dettagliato articolo che sta facendo molto discutere il mondo tech e non solo.
Secondo loro dovremmo tutti prendere in seria considerazione la possibilità di rallentare o sospendere temporaneamente lo sviluppo dei modelli di IA più avanzati. Perché? Dicono quelli di Anthropic: “Il ritmo con cui i modelli di intelligenza artificiale migliorano sta accelerando. La durata dei compiti che riescono a portare a termine autonomamente e in modo affidabile è raddoppiata, in media, ogni quattro mesi, rispetto alla tendenza precedente, che prevedeva un raddoppio ogni sette mesi. […] Se questa tendenza continuerà, già quest’anno potrebbero diventare alla portata dell’IA compiti che richiedono diversi giorni di lavoro a una persona qualificata. Nel 2027, i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero essere capaci di svolgere attività che richiederebbero settimane di lavoro a una persona”. Il tema però non è quello del lavoro. Il tema è più complesso ed è il recursive self-improvement, o auto-miglioramento ricorsivo: uno scenario in cui un sistema di intelligenza artificiale non si limita ad aiutare gli sviluppatori, ma si ha una macchina che progetta macchine senza che sia più necessaria la supervisione umana. A ritmi e velocità ai quali anche l’umano che vorrebbe farne supervisione non ne sarebbe, in fondo, davvero capace.
Non è un film di fantascienza, ma la possibilità reale di un mondo – quello codificato dai codici, perlomeno – in cui non saremo capaci di capire dove e quanto la macchina sbaglia, ha difetti, bias, distorsioni della realtà, in definitiva dove ci porta. Un mondo umano costruito da macchine che dell’umano alla fine non ne sanno nulla. Marketing? Sicuramente un po’. Ma non solo. Si potrebbe dire: fermatevi e basta. Anthropic replica che dobbiamo fermarci tutti, perché lo spazio che loro lasciano, preso da qualcun altro, ci porterebbe lo stesso sul ciglio del burrone. Ed è vero. Poco importa, per dirla in termini apocalittici, quale bandiera o brand reca la bomba che fa scoppiare il mondo.
Quindi? La chiamata a una maggiore consapevolezza di tutti e a una maggiore responsabilizzazione dei pochi, fatta dal Santo Padre, diventa di giorno in giorno più comprensibile ed è, in effetti, sempre più condivisa anche da chi è molto lontano dalla Chiesa. Costruire il nostro piccolo pezzo di muro e accettare, come Leone ha detto giungendo in Spagna, che viviamo in un mondo complesso che non può essere semplificato cercando soluzioni semplici e nemici a buon mercato. Nella corsa delle macchine occorre non “divanare”, come diceva papa Francesco, ma riprendere seriamente in mano la responsabilità politica e sociale che ognuno di noi ha, come battezzato e credente, ma anche e semplicemente come membro dell’equipaggio dell’astronave Terra.
Le macchine non si rivolteranno, ma gli umani possono e debbono riscoprire il gusto di esserlo, intelligenti e insieme sapienti. Magnifica Humanitas, da qualche tempo un po’ troppo pigra forse. Alzati, rivestiti di luce, perché la tua luce è giunta ed è ora di tirarla fuori e metterla là dove deve stare, ad illuminare la casa comune.
The post Intelligenza artificiale: Anthropic chiede di rallentare. Ma la vera sfida è riscoprire l’umano first appeared on AgenSIR.