L’arcivescovo di Rossano Cariati, mons. Maurizio Aloise, è in visita a San Paolo del Brasile insieme a una delegazione della diocesi, per incontrare la comunità che da un secolo custodisce la devozione alla patrina, la Madonna dell’Achiropita. Si tratta della prima visita ufficiale di un arcivescovo di Rossano a questa realtà, nata – ricorda una nota – dalla “tenacia e dalla fede degli emigrati rossanesi e calabresi che, all’inizio del Novecento, portarono con sé la devozione alla Madre Achiropita, quasi come il bene più prezioso della terra lasciata”.
Foto Diocesi di Rossano-Cariati
La presenza del presule coincide con il centenario della chiesa dedicata a Maria Santissima Achiropita. Domani, 30 agosto, mons. Aloise parteciperà alla conclusione della centesima Festa di Nossa Senhora Achiropita, nel quartiere Bixiga Bela Vista. La diocesi sottolinea che il viaggio dell’arcivescovo celebra “la storia di una comunità che, lontana dalla Calabria, ha saputo custodire la fede ricevuta dai padri, trasformandola in una testimonianza capace di parlare alle nuove generazioni e di aprirsi all’intera città”. “Essere oggi a San Paolo significa – afferma mons. Aloise – rendere grazie al Signore per questa straordinaria testimonianza di fede” e compiere “un gesto di vicinanza ai discendenti degli emigrati, molti dei quali continuano a riconoscere nella Madonna Achiropita un riferimento essenziale della propria identità cristiana e delle proprie radici”.
La devozione all’Achiropita nella comunità italiana di San Paolo risale all’arrivo degli emigrati provenienti da Rossano Calabro e da altre regioni d’Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento alla ricerca di nuove opportunità. A San Paolo, un gruppo numeroso di calabresi si stabilì nel quartiere allora chiamato Bexiga, portando con sé le proprie tradizioni religiose, tra cui la devozione alla Madonna Achiropita.
Padre Bagaz
Nel quartiere – racconta al Sir p. Antonio Sagrado Bogaz, sacerdote della Piccola Opera della Divina Provvidenza e docente di Filosofia e Teologia all’Istituto Teologico di San Paolo e ex parroco della parracchia dedicata all’Achiropita – esisteva una piccola cappella dedicata a San Giuseppe, che nel 1926 divenne parrocchia con il nome di São José do Bexiga. La comunità rossanese mantenne viva la devozione alla Madonna Achiropita, organizzando feste, processioni e celebrazioni. Nel 1946 gli italiani chiesero all’arcivescovo di San Paolo di aggiungere il titolo mariano alla parrocchia: da allora la chiesa porta il nome di San Giuseppe e Madonna Achiropita.
La crescita della devozione – spiega p. Bogaz – fu sostenuta dai Figli della Divina Provvidenza, i religiosi di San Luigi Orione, che svilupparono un’intensa attività pastorale e caritativa nel quartiere. La vita religiosa si intrecciò con l’impegno sociale: cura degli orfani, assistenza ai malati, sostegno alle famiglie più fragili. La tradizione conserva diversi racconti sull’arrivo dell’immagine della Madonna Achiropita: “una famiglia che l’avrebbe portata nascosta in una cassa di pesci; un emigrato che l’avrebbe trasportata tra le braccia come un bene prezioso; un medaglione ritrovato da don Orione, interpretato come segno della presenza materna di Maria”.
Foto P. Bagaz
Famiglie storiche di italiani hanno custodito questa memoria, contribuendo a dare identità a una festa che è oggi “una delle più grandi e partecipate di San Paolo”. La devozione si esprime attraverso canti tradizionali, celebrazioni, la festa italiana che unisce religiosità e cultura, e la presenza dell’immagine dell’Achiropita nelle case e nei negozi del quartiere.
“La festa resta profondamente radicata nella carità, cuore della spiritualità orionina”, conferma p. Valeriano Giacomelli, in una nota per il settimanale Adeste: “È una festa frequentata da decine di migliaia di persone ma la mia meraviglia è esplosa nel sentire che i ricavati permettono alla parrocchia di sostenere per un anno il recupero di tossicodipendenti; un doposcuola per più di 300 bambini e giovani; un centro di accoglienza diurno per oltre 100 persone che vivono per strada; un atelier di artigianato che trasforma materiali riciclati in opere d’arte”. “Oramai da tanti anni – aggiunge il sacerdote che ha visitato lo scorso anno la parrocchia – il miracolo dell’Achiropita si realizza fedelmente, ad ogni agosto: alla fine del mese, quando si tirano le somme, avviene ‘u miraculu’, come direbbero i calabresi. Questo sì che è un bel modo di celebrare la Madonna”.
La festa italiana continua a essere un riferimento identitario e spirituale, animata da volontari e da italiani provenienti da tutta la città. “La relazione tra la comunità italiana, la città di San Paolo e la devozione all’Achiropita – conclude p. Bogaz – è naturale e profonda. La spiritualità orionina insegna che la devozione mariana conduce alla carità verso i più bisognosi”.