“Questa visita in Francia, come già prima quella in Spagna, mostra come nella gente ci siano una grande attesa di speranza e una grande fiducia nella figura del Papa. Dobbiamo assecondare questa attesa e questa fiducia e affrontare il momento, non facendoci impressionare dall’enormità degli ostacoli e delle difficoltà, ma lottando ciascuno nella posizione che occupa, per costruire un futuro riconciliato e di pace”. Così mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea (Comece), commenta a caldo le parole appena pronunciate da Papa Leone XIV a Metz, durante l’incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”.
(Foto Siciliani – Gennari/SIR)
Mons. Crociata, perché il Papa è voluto andare a Metz e perché ora?
Da quello che ci riferiva il cardinale Aveline, è stata una sua scelta. Si capisce come questo sia un momento in cui l’Europa ha bisogno di un rilancio e di un sostegno particolare. È un momento in cui la situazione internazionale è molto critica e la posizione dell’Europa è molto debole. Per questa ragione, c’è da pensare che sia stata la risposta ad un bisogno: una risposta forte e significativa.
Il Papa oggi ha usato parole molto forti: ha parlato di “relazioni barbare”. Voi condividete questa preoccupazione? Dal vostro osservatorio, che cosa vedete?
Vediamo quello che dice il Papa. È una constatazione oggettiva che, nelle sue parole, assume tutta la sua rilevanza.
Di fatto, a prevalere non è la logica della ragione o della legge, ma la logica della forza che cancella le ragioni del diritto, della giustizia e della verità.
Siamo quindi incoraggiati dalla chiarezza con cui il Papa indica in quale direzione bisogna operare, riconoscendo con altrettanta chiarezza che tutto questo è contro l’uomo, contro lo Stato di diritto, contro il multilateralismo e contro tutto ciò che dovrebbe regolare i rapporti all’interno delle nazioni e tra le nazioni.
Il Papa ha anche detto che l’Europa può porre fine a questa spirale di violenza e di populismo grazie alla sua cultura che ha saputo coltivare e preservare in questi anni. Ma c’è speranza per questa Unione che, in realtà oggi, sembra essere stanca, divisa e debole?
La speranza è legata alle persone. Oggettivamente, non pochi osservatori fanno notare che ancora oggi l’Europa dispone di condizioni economiche, tecniche e culturali che le consentono di reagire e di riprendere una posizione chiave nel confronto tra le nazioni, sia pure in un momento così difficile.
Il fatto è che queste potenzialità devono essere assunte, prese in mano e portate avanti. Quello che tocca fare a noi, ciascuno secondo la propria posizione e responsabilità, è lavorare perché questo si verifichi.
Finché ogni nazione va per conto suo, o peggio ancora, finchè non si è protesi al bene generale, ma solo al bene nazionale o, addirittura, localistico, è molto difficile che l’Europa possa emergere come quella figura capace di dire la sua parola, esprimere la propria posizione e dare un contributo alle dinamiche internazionali affinchè possano uscire da questa spirale, che sembra andare verso la dissoluzione e il conflitto generalizzato.
Il Papa ha parlato di pace e ha invitato a compiere “sforzi creativi” per promuoverla. Cosa intendeva per “sforzi creativi”?
Il riferimento è chiaro ed è alla dichiarazione di Schuman del 1950, che è tuttora pienamente valida. Il Papa l’ha citata tante volte.
Significa che bisogna inventare qualcosa che vada al di là dell’ordinario.
Se continuiamo a pensare e ad agire secondo schemi ripetitivi e consueti, le cose si deterioreranno sempre di più. C’è bisogno, invece, proprio perché questo è un momento straordinario, di puntare sulle risorse di cui l’Europa dispone, ma anche di inventare un’iniziativa nuova, una capacità nuova di creare condizioni di dialogo, di diplomazia e di confronto, per superare le tensioni e le difficoltà del momento, o almeno per andare in questa direzione.
Lei si trova a Metz con il Papa. Quale vuole essere la risposta dei vescovi dell’Unione Europea alle sue parole?
Si tratta innanzitutto di riprendere quell’insieme di valori che il Papa ha richiamato e che sono alla base dell’Unione Europea, i valori da cui essa nasce. Valori che Schuman aveva ben presenti e che ha incarnato anche nella sua persona. Sono valori che dobbiamo cercare di diffondere come vescovi, nella Chiesa e oltre: diventare sensibili alle situazioni e alle condizioni dell’altro, mettersi in ascolto di chi vive e pensa diversamente da noi, persino di chi finora ci è stato nemico. Dobbiamo cercare di superare gli schemi, ascoltare i bisogni e dare una risposta che sia per il bene di tutti, per un bene comune europeo.
Oggi il cardinale Zuppi è a Mosca. La diplomazia della pace va avanti.
E’ un esempio di come gli “sforzi creativi” possano giungere laddove la prassi ordinaria non arriva.
E’ un’esperienza che è cominciata con Papa Francesco e sta continuando con Papa Leone. E’ portata avanti dal cardinale Zuppi e da altre figure. È un’esperienza che mostra cosa significhi compiere sforzi creativi per cercare l’incontro e la pace, magari partendo dalle attese e dai bisogni di tipo fondamentale, soprattutto umanitario.
The post Mons. Crociata (Comece), “servono sforzi creativi di pace per superare la logica della forza e rilanciare l’Europa” first appeared on AgenSIR.