“L’inflazione è una tassa piatta – una flat tax regressiva – che colpisce soprattutto le famiglie meno abbienti e le persone che hanno più difficoltà. Tutte le volte che i tassi inflattivi aumentano ci troviamo di fronte a questa situazione. E questo significa perdita di potere d’acquisto”. Parte da questa considerazione Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà in Italia, per commentare i dati diffusi dall’Istat sull’inflazione a settembre. La stima preliminare è del +4,2% su base annua (da +3,3% del mese precedente): un valore che risulta il più alto da tre anni. A spingere l’aumento dei prezzi al consumo è la crescita del costo dei beni energetici (da +17,1% a +22,3%).
Dal vostro osservatorio che segnale è?
L’inflazione colpisce innanzitutto i ceti meno abbienti, quelli che in prima battuta spendono per beni essenziali (alimenti, prodotti per la cura della casa e della persona) e anche spese sanitarie. Poi vengono colpiti i lavoratori dipendenti, cioè quelli che nel nostro Paese hanno salari bloccati da molti anni. L’aumento dei costi, soprattutto dell’energia, e la perdita di potere d’acquisto, impone interventi.
Negli ultimi giorni siamo di fronte a una disponibilità da parte di alcune compagnie petrolifere e di chi fornisce energia elettrica a mitigare i prezzi: onestamente non so quanto sarà sufficiente.
E poi i dati ci dicono che crescono in maniera abbastanza sostenuta anche i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e quelli dei servizi relativi ai trasporti. Insomma, tutto lascia pensare che c’è un meccanismo che potrebbe rallentare fortemente l’economia italiana.
Quanto vi preoccupa questa situazione?
In Italia ci sono oltre 6 milioni di persone in povertà assoluta, 2,2 milioni di famiglie. È chiaro che
si aggrava la condizione di chi già non ce la faceva prima.
E se altrove in Europa la crisi energetica impatta meno che da noi, dobbiamo ricordare che l’Italia è l’unico Paese privo di misure universalistiche e dirette per contrastare la povertà. Rispetto al Reddito di cittadinanza, che comunque non raggiungeva tutti, al momento la platea di chi beneficia di un supporto si è molto ridotta, almeno del 40%.
La povertà in questi ultimi anni è diventata sempre più multidimensionale. Dal 2022 ha avuto un impatto crescente la povertà energetica. Considerato che a settembre la forte accelerazione dei prezzi è legata soprattutto all’energia, rischiamo di avere nuovi poveri per questa causa?
In Italia la povertà è strutturale e multidimensionale; coinvolge famiglie, anziani, minori; riguarda gli ambiti educativi, energetici, sanitari… E da tempo è in crescita l’incidenza di chi pur avendo un lavoro in molti casi fa fatica a vivere una vita dignitosa. C’è un altro fattore da tenere in conto e che sarà sempre più rilevante: la torrida estate del 2026 ci ha mostrato quanto ormai sia essenziale poter disporre di un impianto di climatizzazione: averlo o non averlo, per alcune situazioni come quelle dei cardiopatici o di persone anziane o particolarmente fragili, significa “vita o morte”. Alcuni ci hanno detto di aver vissuto questa difficoltà non potendosi permettere l’acquisto o i costi dell’energia elettrica per il funzionamento.
D’ora in avanti il problema non sarà solo più riscaldare le case ma anche rinfrescarle. Per questo vanno assolutamente rafforzate le anagrafi delle popolazioni economicamente fragili, con disabilità e non autosufficienti: non possiamo attendere un’altra estate torrida prima di chiederci se i Comuni siano messi per tempo nelle condizioni di poter affrontare i periodi climatici più critici sapendo chi dover sostenere oltre a predisporre, come in un alcuni casi già avviene, centri sociali refrigerati.
Anche la questione dell’abitazione sta assumendo una rilevanza notevole?
In alcune città, con gli attuali stipendi, è diventato insostenibile comprare o affittare un alloggio. Il Piano Casa dovrebbe cominciare a prender forma, speriamo possa aiutare a risolvere alcuni problemi.
Si avvicina la discussione della Legge di Bilancio. Cosa è irrinunciabile per sostenere le famiglie più vulnerabili? E quali strumenti di contrasto alla povertà andrebbero rafforzati o ripensati per evitare che l’inflazione vanifichi il loro effetto?
La madre di tutte le questioni resta l’introduzione di una misura universalistica e diretta di contrasto alla povertà, che oggi deve coinvolgere anche chi lavora guadagnando bassi salari:
bisogna attivare forme di integrazione del reddito perché in alcune situazioni lo stipendio non basta per una vita dignitosa.
Rimaniamo convinti del fatto che la lotta alla povertà la fa lo Stato, con Regioni e Comuni che possono completare le azioni di sostegno.
Come Alleanza chiediamo di
mettere fine alla stagione dei bonus, di tanti “aiutini” con i quali non si affrontano strutturalmente i problemi. È necessario poi mettere mano ad una riforma del sistema di welfare, se vogliamo servizi sociali, servizi al lavoro e Rsa funzionanti.A breve, sulla Legge di Bilancio, verremo convocati in Commissione Bilancio per un’audizione nella quale esporremo le stesse preoccupazioni e praticamente le stesse proposte dello scorso anno. Vista la situazione è probabile che le persone in povertà aumentino, auspichiamo che non sia così ovviamente. Il fatto è che non vedo un’attenzione forte sulla povertà assoluta da parte della politica. Se non aiutiamo chi è in difficoltà immediatamente andremo ben oltre i 6 milioni di persone in povertà assoluta.
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