“Giochi” di potere: “Wild Horse Nine” in sala e “The Diplomat 4” su Netflix

Scritto il 06/11/2026
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“Giochi” di potere. Tra politica e servizi segreti, cinema e Tv li raccontano con sguardo ironico, amaro e pungente. Due titoli in evidenza nell’autunno 2026. Anzitutto al cinema “Wild Horse Nine” di Martin McDonagh, con John Malkovich e Sam Rockwell, il ritratto di due agenti Cia tra missioni segrete, crimini più o meno celati e malinconie esistenziali. In gara all’83ª Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, il film è dato tra i possibili protagonisti della corsa agli Oscar 2027. Su Netflix la quarta stagione di “The Diplomat”, serie giocata tra thriller politico e dramma matrimoniale, con Keri Russell, Rufus Sewell e Allison Janney. Firmata da Debora Cahn, la serie è uno sguardo acuto e irriverente sulle relazioni tra Stati Uniti ed Europa. Nella nuova stagione spazio all’Italia nel racconto di un G7 a Lucca.

“Wild Horse Nine” (Cinema, 5 novembre)
A Venezia83 era uno dei titoli più in vista per il Leone d’oro. Alla fine, ha ottenuto il premio per il miglior attore, John Malkovich. “Wild Horse Nine” ne è uscito comunque vittorioso, accompagnato da una forte risonanza che lascia ben presagire per la partita dei Golden Globe e Oscar 2027. Scritto e diretto dall’anglo-irlandese Martin McDonagh – suoi “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” (2017) e “Gli Spiriti dell’Isola” (2022) -, il film è uno sguardo sarcastico e impietoso sulla politica statunitense, sulle presunte ingerenze negli equilibri geopolitici dell’America Latina negli anni ’70. Protagonisti due agenti Cia dal grilletto facile, due veterani chiamati a confrontarsi con le proprie azioni e gli irrisolti della vita. A interpretarli Malkovich e Sam Rockwell, nel cast anche Steve Buscemi, Tom Waits e Parker Posey. Targato Searchlight Pictures – Disney, in sala dal 5 novembre 2026.

La storia. Cile 1973, estate. Poche settimane prima del colpo di Stato, gli agenti Cia Chris e Lee decidono di partire per l’Isola di Pasqua. Apparentemente un viaggio di svago. Chris, il più anziano, vede la sua esistenza quasi al capolinea e così decide di incidere le sue memorie su audiocassette, compresi i delitti di cui si è macchiato. Al suo fianco il fidato Lee, chiamato però a uno scomodo compito su pressione del loro capo MJ…
Una commedia nera, tragica. “Wild Horse Nine” è un’opera potente e densa, che accompagna lo spettatore nei caotici e funesti anni ’70 in America Latina, tallonando due figure nell’ombra, due agenti della Cia ambigui e a briglia sciolta che non hanno esitato a sfoderare le pistole nel corso della carriera. Un gioco a due dolente ed esilarante, che brilla per la regia e la scrittura di McDonagh, come pure per i due interpreti di ruggente bravura. Non è facile entrare in partita con il film, che dimostra stratificazione e sottotesti – toccando anche temi non poco divisivi e non condivisibili -, puntellato anche da simbolismo religioso. “Ho pensato – ha dichiarato McDonagh – che sarebbe stato interessante affrontare il senso di colpa di una persona e il suo atteggiamento nei confronti di ciò che ha fatto. È anche un cattolico, quindi entrano in gioco il senso di colpa, i peccati”.
“Wild Horse Nine” è un film di carattere, dallo sguardo fresco ma anche sfidante, che richiede un confronto accorto da parte dello spettatore (adulto). Al di là dei temi articolati emergono con chiarezza vis e qualità stilistico-narrativa di McDonagh, un autore acuto e lontano dal banale. Complesso, problematico, per dibattiti.

“The Diplomat. Stagione 4” (Netflix)
Giunta alla quarta stagione, non accenna a scricchiolii. Anzi migliora. È “The Diplomat” serie lanciata nel 2023 da Netflix che porta la firma dell’autrice-showrunner Debora Cahn – tra i suoi lavori “Homeland” e “West Wing” -, con protagonisti Keri Russell e Rufus Sewell; nel corso delle stagioni si sono aggiunti come comprimari la premio Oscar Allison Janney e Bradley Whitford. Un racconto riuscito, dall’andamento originale, tra thriller politico e commedia pungente con sfumature da family drama; “The Diplomat” esplora il dietro le quinte, la zona grigia, tra politica e potere, approfondendo il rapporto tra Stati Uniti e Regno Unito.

La storia. Londra, l’ambasciatrice statunitense Kate Wyler non deve solo preoccuparsi per il rapporto a corrente alternata con il marito Hal Wyler, fresco di nomina come vicepresidente Usa. A toglierle il sonno sono un sottomarino russo con arma atomica spiaggiato nei fondali inglesi ma soprattutto l’instabilità caratteriale, dunque anche politica, della neopresidente Usa Grace Penn, con irrisolto marito al seguito, Todd. E il G7 organizzato in Italia, a Lucca, rischia di trasformarsi in una partita a scacchi logorante…
La Cahn ha orchestrato un racconto grintoso, acuto e tagliente, che è andato migliorandosi stagione dopo stagione. Nella quarta assistiamo a una crisi di coppia (doppia coppia in verità: quella tra Kate e il marito Hal, ma anche tra la presidente Grace e suo marito Todd) che va in parallelo con la crisi diplomatica tra i due storici alleati, Regno Unito e Stati Uniti. In campo ci sono interessi, timori, sospetti e frustrazioni. Un valzer istituzionale i cui volteggi spesso sono accesi da note rock, da lampi di ironia sagace. La Cahn racconta diplomazia, politica e potere con sguardo solenne, plumbeo e delirante. Un racconto shakespeariano con virate nell’assurdo.
Scritta e diretta con incisività, la serie “The Diplomat” – al di là di qualche lungaggine e verbosità – funziona, offrendo allo spettatore suggestioni e provocazioni su cui riflettere. Punto di forza il cast tutto. Complessa, problematica, per dibattiti.

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