Legge elettorale: bocciato l’emendamento sulle preferenze. Decisivo un solo voto alla Camera

Scritto il 15/07/2026
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Alla Camera bocciato per un voto (187-188) l’emendamento di maggioranza sulle preferenze nella legge elettorale “Stabilicum”. Il sistema resta proporzionale, con liste bloccate e premio al 55-57% dei seggi. Tra i giuristi cresce l’ipotesi di incostituzionalità, come già accaduto nel 2014 con il “Porcellum”. Ora la partita si sposta al Senato
Per un bilancio credibile bisognerà attendere il voto finale e il passaggio in Senato (dove il voto è palese e già si preannunciano modifiche). Ma quanto è avvenuto alla Camera, con la bocciatura dell’emendamento di maggioranza sulle preferenze nella legge elettorale, è uno snodo che politicamente lascerà il segno, anche se le conseguenze pratiche sono tutte da verificare. L’emendamento non è passato per un solo voto (187 sì contro 188 no). Ai primi firmatari di Fdi, Noi Moderati e Udc si era aggiunto, al termine di un faticoso negoziato, l’assenso di Lega e Fi. Quindi sulla carta i numeri c’erano tutti. Ma all’ombra del voto segreto (chiesto tatticamente dalle opposizioni) i franchi tiratori hanno fatto saltare il banco ed è sempre un’impresa ardua risalire poi ai comportamenti dei singoli. Si è parlato anche di una protesta delle donne del centro-destra per la mancata garanzia della parità di genere. Chissà.
Come si è arrivati a questo esito? In sintesi, la riforma elettorale presentata dalla maggioranza (nota come “Stabilicum” o “Melonellum”) si fonda su un sistema proporzionale con un premio che tra Camera e Senato si aggira sul 55%-57% dei seggi (se si supera il 42% dei voti) e l’obbligo di indicare il candidato premier. Non ci sono più i collegi uninominali, ma solo liste bloccate a tutti i livelli, così che l’elettore non può in alcun modo scegliere il candidato parlamentare. Decidono i partiti e basta. Il che, in presenza di liste ampie che non consentono neanche un minimo di riconoscibilità dei candidati, è un elemento a fortissimo rischio di incostituzionalità, tanto che tra i giuristi si ipotizza la possibilità di una sentenza “additiva” che imponga d’ufficio almeno una preferenza. La Corte costituzionale lo ha già fatto una volta in passato all’epoca del cosiddetto “Porcellum”. Era il 2014.

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