Inchiesta all’ipm di Casal del Marmo. Don Grimaldi: “Necessaria la formazione per imparare a rapportarsi con ragazzi di culture diverse che spesso sfidano le regole”

Scritto il 12/03/2026
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Al 31 dicembre 2025 i minori e giovani adulti in carico al sistema penale minorile erano 17.027, con una crescita del 25% rispetto al 2022. Negli istituti penali per minorenni, ricorda l’VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile dal titolo “Io non ti credo più” presentato a fine febbraio, si è passati da 381 presenze a fine 2022 a 572 a fine 2025. Secondo il Rapporto è particolarmente critica la situazione dei giovani stranieri. E sono proprio alcuni detenuti stranieri, tra i 15 e i 19 anni, sarebbero le presunte vittime di pestaggi e aggressioni a opera di dieci agenti che sarebbero avvenuti nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo, secondo un’inchiesta della Procura di Roma. Ne parliamo con don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane.

(Foto: Ispettorato generale dei cappellani nelle carceri italiane)

Don Raffaele, questa inchiesta su Casal del Marmo accende i riflettori sulle difficoltà degli istituti minorili…
Nelle carceri minorili rispetto a quelle degli adulti la realtà è molto diversa, perché la maggior parte dei ragazzi detenuti sono stranieri e a volte non hanno delle vere e proprie regole e quindi non riescono a stare dentro la struttura carceraria come l’abbiamo concepita noi. Tante volte subentrano tante reazioni violente, come il fatto di incendiare le celle, e anche nel modo di rapportarsi soprattutto alla Polizia penitenziaria e agli operatori. Tutto questo non aiuta il clima all’interno degli istituti penitenziari minori. Abbiamo circa 600 ragazzi negli istituti penitenziari italiani, se ne sono aperti altri tre, a Rovigo, all’Aquila e a Lecce. Questa realtà giovanile che noi cappellani incontriamo negli istituti penitenziari è un mondo che soffre, è un mondo disagiato, è un mondo che non ha punti di riferimento, è un mondo che fa fatica ad inserirsi pienamente nel tessuto sociale.

Il decreto Caivano ha inciso sull’aumento dei minori e giovani in carcere?
Si sono ampliati i reati, quindi anche con piccoli reati si può entrare in carcere e anche questo ha facilitato l’aumento dei detenuti nelle carceri minori e per adulti.

Come ci possiamo spiegare episodi come quelli al centro dell’inchiesta su Casal del Marmo?
Gli operatori che svolgono il loro servizio all’interno degli istituti penitenziari hanno bisogno di una formazione diversa, dovrebbero soprattutto essere aiutati ad imparare a come rapportarsi con i ragazzi. Come non è facile per un genitore che fa fatica a seguire i propri figli che vivono certe esperienze, così possiamo dire avviene anche nei nostri istituti penitenziari. Gli operatori molte volte si sono formati ma c’è bisogno di una continua formazione e di un continuo adeguamento del loro rapporto con i detenuti negli istituti penitenziari.

Don Raffaele, a Casal del Marmo si parla di episodi di grande violenza…
Ci sono state delle denunce e non soltanto in quell’istituto, purtroppo in diverse realtà penitenziarie i detenuti vengono un po’ calpestati nella loro dignità. Sappiamo bene che anche tra gli operatori ci può essere qualche mela marcia, qualcuno che si rapporta con violenza, ma non bisogna generalizzare attribuendo questi atteggiamenti a tutti gli operatori perché molti lavorano con coscienza, impegno, responsabilità, attenzione, soprattutto anche verso i ragazzi. Ora aspettiamo gli esiti delle indagini per capire come queste persone abbiano potuto commettere dei reati così grandi, che vanno a ledere soprattutto la dignità dei più giovani, di coloro che sono senza voce, che sono più fragili e più deboli, persone che dovrebbero essere più tutelate e invece tante volte vengono schiacciate, soprattutto nelle loro azioni e reazioni.

Lei diceva dell’importanza della formazione, perché forse è anche difficile rapportarsi con tanti ragazzi, anche stranieri?
Esattamente. I ragazzi stranieri hanno un linguaggio e una cultura diversa, un modo di pensare diverso, non hanno soprattutto regole e sfidano quelle che si dovrebbero rispettare in carcere. Nel nostro Seminario di formazione per i cappellani degli istituti minorili ho invitato anche alcuni esperti proprio per farci aiutare su come dobbiamo rapportarci ai giovani disagiati presenti nei nostri istituti penitenziari. E se questo è utile per noi, lo è anche per tutti gli operatori penitenziari che hanno bisogno continuamente di aggiornamenti.

(Foto Siciliani – Gennari/SIR)

La violenza a Casal del Marmo colpisce forse anche perché nell’istituto è presente il Pastificio Futuro, che è un esempio positivo…
Gli episodi di violenza non devono farci dimenticare che in quel carcere si fa anche molto bene. Il pastificio a Casal del Marmo è un esempio soprattutto di un impegno da parte della società esterna che vuole coinvolgere i ragazzi ristretti. È importante offrire possibilità di lavoro, oltre a percorsi scolastici e educativi: il pastificio a Casal del Marmo e altre attività in altri istituti penitenziari aiutano i ragazzi ad abbandonare i percorsi a rischio intrapresi precedentemente all’arresto, a prendere fiducia in se stessi.

Sappiamo, infatti, che il lavoro è fondamentale per il reinserimento sociale. Ed è quello che si fa a Casal del Marmo con il Pastificio Futuro, un progetto molto bello che incoraggia anche gli altri istituti a intraprendere questo genere di attività.

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