Anticipati tutti dalla provincia autonoma di Bolzano, che apre il 7, nella nostra regione veneta insieme a Trento e Valle d’Aosta si riparte giovedì prossimo 10 settembre. La campanella d’inizio suonerà poi gradatamente il 14 in Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria; il 15 in Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Calabria, Campania, Sicilia; il 16 in Abruzzo, Basilicata, Sardegna; il 17, buona ultima, in Puglia. Un anno scolastico, questo 2026-27, caratterizzato da pochi ponti, perché molte ricorrenze (compresa la new entry del 4 ottobre, festa del patrono d’Italia S. Francesco, ri-elevata al rango di festa nazionale) cadono di domenica o nel fine settimana; farà utile eccezione la solennità dell’Immacolata, martedì 8 dicembre.
Restano i mali consueti di un ampio precariato tra gli insegnanti e di tante cattedre vuote nelle prime settimane (o mesi) con 200.000 posti assegnati a supplenti e tanti istituti che cercano ancora con ansia docenti e personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario). Ma non mancano novità in questo anno, per il quale il ministro Valditara si è dato piuttosto da fare: entrano in vigore le riforme sul comportamento e sul rispetto delle regole con il voto in condotta che può pesare maggiormente sulla valutazione complessiva dello studente; aumenta il supporto psicologico perché molti istituti apriranno sportelli di ascolto per aiutare gli alunni a gestire stress e difficoltà emotive in sensibile aumento… Da sottolineare inoltre – negli ultimi anni – l’aumento delle palestre (anche per l’inserimento di scienze motorie alla primaria), poiché rispetto al 2020-21 le scuole che ne sono dotate sono passate dalle 12.483 (42%) a oltre 15.000 (52%); come pure gli edifici dotati di mense scolastiche che sono passati negli stessi anni da 12.547 (38%) a 14.362 (44,5%).
Particolarmente significativo, infine, proprio per il tema che vorremmo qui approfondire, è l’aumento delle aule informatiche che sono praticamente raddoppiate poiché, se nel 2020-21 erano presenti in 8.692 istituti di scuole primarie e secondarie, ora sono attivate in quasi 16.000 edifici (passando dal 29,4% al 55,4%). In attesa che la percentuale si elevi ancora – ed è ben prevedibile, dato l’incalzare dei tempi – è il caso di soffermarsi e riflettere sull’incidenza dei nuovi strumenti e sul loro utilizzo, stante in particolare l’invadenza sempre maggiore dell’Intelligenza artificiale, che porge nuove chances insieme a non pochi problemi, anche e proprio all’universo scolastico. Ne ha parlato lo stesso pontefice Leone XIV, sia accennandovi nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali dello scorso 17 maggio (pubblicata il 24 gennaio), sia – nello stesso contesto di un’urgente “alleanza educativa” che egli va proponendo -, in modo più diffuso e specifico, nella sua prima enciclica Magnifica humanitas, firmata il 15 maggio, nel 135° anniversario della Rerum novarum e pubblicata il 26 maggio.
È noto che ormai già molti insegnanti e moltissimi alunni fanno ricorso frequente, se non sistematico, all’IA, ma in modo ancora – si potrebbe dire – rudimentale, gli uni utilizzandola per preparare lezioni o verifiche o grafiche e infografiche, ma non ancora in un quadro organico e complessivo per sfruttarne tutte le potenzialità ed evitarne gli inghippi; gli altri per fare i compiti o prepararsi alle lezioni, ma senza uno sguardo sufficientemente critico e intenzionalmente maturo. Si tratta infatti – come sottolinea anche il papa e come gli esperti suggeriscono – di “ripensare” la scuola, l’insegnamento e l’apprendimento, alla luce di questa invadente, suggestiva e insidiosa, novità. Dopo aver proposto e invocato, appunto, una “alleanza educativa” tra società, scuola e famiglia per guidare i giovani all’uso consapevole del digitale – quella che viene definita esattamente “alfabetizzazione digitale” -, che comprende anche la disponibilità al “non uso” della tecnologia per lasciare spazio alla riflessione e alla formazione del pensiero, nei nn. 143-147 Leone XIV spiega la “centralità della scuola” in questo grande progetto. Essa, infatti, è il luogo in cui “le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona”.
Il mondo della scuola si trova dunque oggi di fronte ad alcune “sfide improrogabili”. E’ il caso di citare sinteticamente le tre sfide che il papa elenca. La prima è “sociopolitica” e attiene le “forti diseguaglianze nell’accesso all’istruzione di base e agli studi superiori”, da tentare di ridurre se non di appianare, con il contributo sia del pubblico che del privato responsabile. Altra sfida è quella “pedagogica”: occorre infatti “aggiornarsi al ritmo dei cambiamenti” e “sostenere una crescita integrale degli studenti”. Impresa difficile poiché “lo sviluppo delle tecnologie e dell’IA rende rapidamente inadeguati programmi di studio pensati per un’altra epoca”, mentre occorre ripensare tutto “in vista di un’educazione realmente integrale, aperta a tutte le dimensioni della persona”: formazione, dunque, degli stessi docenti perché sappiano far “uso responsabile, critico e creativo” delle nuove tecnologie, senza “subirne passivamente l’influsso”. La terza sfida radicale è “intellettuale e sapienziale”: il sistema educativo deve fondarsi sull’amore per la verità attraverso ricerca, riflessione, discernimento, cogliendo la realtà nel suo insieme, ponendo domande di senso, evitando ogni forma di disumanizzazione; educare alla sobrietà e al senso del limite, alla libertà e responsabilità, alla trascendenza e al bene comune. La scuola – conclude saggiamente e profeticamente il papa – è chiamata “ad offrire ciò che il digitale da solo non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili”. Un compito non da poco, ma ineludibile.
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