“Giovanni Paolo I: iustitia et pax. Tutelare e incrementare la pace in questo mondo turbato”, è il titolo del convegno internazionale di studi tenutosi questa mattina presso la Pontificia Università Gregoriana promosso dalla Fondazione Giovanni Paolo I, in collaborazione con l’ateneo e il Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Ad aprire i lavori istituzionali gli interventi di Mark A. Lewis, Rettore della Pontificia Università Gregoriana, di Marek Inglot, Presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, di Carlo Ossola, Presidente dell’Istituto della Enciclopedia Treccani e del card. Pietro Parolin, Segretario di Stato e Presidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I.
Un messaggio di speranza. È stato il cardinale segretario di Stato a riportare l’augurio del Pontefice per l’inizio dei lavori, “l’importante tema scelto per la vostra assise offre un messaggio di speranza per il futuro dell’umanità”, ha evidenziato Papa Leone XIV in un telegramma rivolto ai partecipanti. “Custodire la pace e incrementarla è per ciascuno di noi una responsabilità, una missione che va coltivata con pazienza in qualsiasi ambito del nostro vivere quotidiano”. Richiamando sant’Agostino, il Pontefice ha parlato della pace come il frutto della ‘tranquillitas ordinis’ che presuppone il rispetto della dignità, dei diritti fondamentali di ogni persona, la solidarietà tra i popoli, e in questa prospettiva la giustizia diventa condizione essenziale. Conclude il Pontefice, riprendendo le parole del beato Giovanni Paolo I, in un mondo ‘così scosso’, tutelare e incrementare la pace significa
“ricucire ciò che è diviso, proteggere chi è più fragile,
ascoltare e riconoscere l’Altro, educare al dialogo sincero e restituire alla parola fraternità una concreta dimensione ecclesiale e politica”.
La diplomazia del servizio. Tra i relatori don Roberto Regoli, professore ordinario di Storia contemporanea della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana, che parlando al Sir, a margine del suo intervento dedicato all’azione diplomatica della Santa Sede, ha sottolineato come
“la diplomazia vaticana è atipica rispetto alle altre. L’unica carta che può giocarsi è quella dell’autorevolezza morale e in questo modo la Santa Sede entra in uno scacchiere internazionale”
e per questo si sviluppa prevalentemente lontano dai riflettori. Al di là dei grandi discorsi dei Papi e dei Capi di Stato, essa avviene dietro le quinte. Una linea che, secondo don Regoli, trova conferma anche nell’attuale pontificato: “Anche Papa Leone XIV ha ricordato più volte che il grande lavorio non si vede. La diplomazia media, facilita gli incontri senza cercare la ribalta, è diplomazia del servizio”. Per lo storico della Chiesa, la peculiarità della diplomazia della Santa Sede risiede proprio nella capacità di favorire il dialogo e creare spazi di incontro facendo leva non su strumenti di pressione politica, economica o militare, ma sulla credibilità e sull’autorevolezza morale maturate nel contesto internazionale.
Religione e identità nazionale. La riflessione sul contributo delle istituzioni religiose alla costruzione della pace e sul rapporto tra appartenenza religiosa e identità nazionale è stata ripresa anche da Roberto Morozzo Della Rocca, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi Roma Tre, tra i relatori del convegno. Il docente ha osservato come “l’identità religiosa può essere un bene e può essere un male certe volte”. Richiamando il conflitto tra Russia e Ucraina, ha spiegato che “nella politica le Chiese ortodosse si sono sempre schierate con le loro nazioni, perché loro teologicamente pensano di essere un tutt’uno con i loro popoli e questo è una costante della Chiesa ortodossa”. Diversa, secondo Morozzo Della Rocca, l’impostazione cattolica: “Nella Chiesa cattolica è diverso perché c’è un forte anelito sovranazionale, anche politico, garantito dalla presenza dell’istituzione papale, dalla Santa Sede, dai Papi”. Un elemento che favorisce una maggiore dialettica rispetto alle appartenenze nazionali. Una “dialettica”, ha precisato il professore, necessaria anche perché “i cattolici tendono a seguire i loro governi, a volte nazionalisti, mentre il messaggio di Roma è sempre quello di dire che tutti sono figli di Dio e sono fratelli”. Una prospettiva che, secondo il docente, rappresenta una risorsa importante per superare le contrapposizioni nazionali e promuovere percorsi di riconciliazione e pace.
(Foto Vatican Media/SIR)
Intervento di Papa Leone. Al suo arrivo al convegno il segretario di Stato card. Parolin non ha mancato di fare riferimento alla delicata situazione che sta vivendo Papa Leone XIV ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma: “l’annuncio della malattia del Papa è stato un fulmine a ciel sereno anche per i suoi stretti collaboratori. Nessuno se lo aspettava, però queste sono le sorprese di Dio. Siamo fiduciosi di questo, lo accompagniamo con la preghiera”. Parolin ha inoltre rivelato di aver visto Leone XIV ieri pomeriggio, e ha concluso: “È un grande esempio. È amato, apprezzato, seguito da tutti”.
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