Alla 21ª Festa del cinema di Roma arriva “Se domani non torno” di Paola Randi, che ricostruisce il caso di Giulia Cecchettin. Non (solo) il racconto di uno dei recenti fatti di cronaca, ma anche lo sguardo su una famiglia che con compostezza ha saputo restare in piedi e reagire, avviando un processo di riflessione nella società su femminicidio, discriminazioni e disuguaglianze. Un film pensato per custodire la memoria di Giulia, ma al contempo per farsi testimone – insieme alla fondazione creata in suo nome – di un movimento di pensiero sul patriarcato. Un’opera rivolta soprattutto ai giovani. Con Filippo Timi, Tecla Bossi, Sabrina Martina e Tommaso Allione, “Se domani non torno” è prodotto da Notorious, Mediaset, Sky Cinema e Fondazione Giulia Cecchettin.
“Se domani non torno” (al cinema dal 5 novembre)
“Da principio, ero titubante”. Così la regista Paola Randi chiarisce da subito la complessità di maneggiare una storia così scivolosa e incandescente. “Come si racconta qualcosa di così doloroso – ha dichiarato – così immenso, e tra l’altro di così unico, vista la caratura dei personaggi coinvolti e l’eco che ha avuto nel cuore di tutti e di tutte? Poi ho letto il libro di Gino Cecchettin e ho trovato la chiave”. “Noi raccontiamo – prosegue – quello che succede dietro le quinte, anzi più precisamente, sotto la pelle, dentro il cuore e l’animo di chi ha vissuto questa assenza, di chi ha lottato per restare lucido di fronte alla realtà incredibile, di chi ha fatto tutto quello che poteva per cercare di rivedere Giulia, di riportarla a casa”.
Le fa eco la cosceneggiatrice Lisa Nur Sultan: “Si dice che la vita non sia quello che ci capita, ma come reagiamo a quello che ci capita. E la famiglia Cecchettin è l’esempio perfetto di chi non accetta di farsi semplicemente travolgere dal male, ma trova un modo di farne qualcosa. Non accettano di uscirne peggiori, di farsi dominare da un dolore che diventi solo rabbia. Gino Cecchettin non ha scelto la rabbia, non ha perseguito la vendetta. Ha scartato di lato, si è messo in ascolto e ha provato a innescare lui per primo quell’autocritica maschile che poi chiederà agli altri uomini”.
La storia. Fossò (Padova), novembre 2023: Giulia ha 22 anni ed è a pochi giorni dalla laurea in Ingegneria biomedica. La sera dell’11 novembre non rientra a casa dopo l’incontro con il suo ex fidanzato Filippo. L’indomani il padre Gino, in allarme, avvisa le forze dell’ordine. Si mettono in moto le indagini per ritrovare i due ragazzi, amplificate da un’attenzione mediatica crescente. C’è il sospetto che il giovane abbia fatto del male a Giulia. Il 18 novembre il suo corpo viene ritrovato in provincia di Pordenone e lo stesso giorno Filippo viene fermato in Germania.
Paola Randi ha talento nel raccontare le relazioni, soprattutto nel cogliere sguardi giovanili e la loro dimensione interiore: tra i suoi lavori “Tito e gli alieni” (2018). Con “Se domani non torno” si confronta con un fatto di cronaca del 2023 che ancora ha risonanza nel nostro presente: l’uccisione, il femminicidio, di una giovane laureanda per mano del suo ex fidanzato. La regista punta non al sensazionalismo dell’indagine, a tonalità da thriller investigativo, ma cerca di ricostruire quelle ore, quei giorni, di incertezza abitando lo spazio familiare dei Cecchettin.
La Randi pedina Gino, Elena e Davide, segue i loro movimenti, ne ricostruisce i ricordi, tratteggiando la quotidianità di una famiglia unita, solida, che viene raggiunta da una tempesta raggelante. Da un momento all’altro si trovano a fare i conti con l’assenza di Giulia, a muoversi con ansia nell’incertezza chiedendosi dove sia finita, se sia in pericolo. Segue il confronto con le forze dell’ordine e con i media, con le pressioni esterne che si mescolano allo sconvolgimento interiore. L’autrice lavora su quell’assenza, ma non la trasforma solo in una vertigine claustrofobica. Fa sperimentare allo spettatore sì lo smarrimento, ma compie anche un passo in avanti: in quei giorni difficili si leva una riflessione sul dramma-tema dei femminicidi e su come promuovere un cambio di pensiero, un cambio culturale contro l’ingombrante insistenza del patriarcato. Il film qui prende una traiettoria più didascalica: attraverso Elena e Gino Cecchettin, vengono messe in evidenza le tante, troppe, disparità e distorsioni presenti nella nostra società. Un raccordo narrativo forse un po’ insistito, ma che non suona del tutto “stonato” considerandone l’obiettivo educational, l’evidente target giovanile-scolastico.
Nell’insieme “Se domani non torno” è un film dolente, incisivo, governato con stile, controllo e delicatezza dalla Randi, cui contribuiscono in maniera efficace gli interpreti, accorti nel sagomare con rispetto i personaggi. Un’opera che da un lato fa male, che scuote profondamente attraverso la riproposizione di una tragedia che ha ferito quella famiglia e la comunità-Paese, dall’altro è un film doveroso, importante, da vedere e condividere nel passaparola per i riverberi educativi. Una storia di lutto, di sofferenza, ma anche di resilienza e riscatto. “Quando escono dalla chiesa diecimila persone fanno rumore con quello che hanno – ha indicato la Randi – il tintinnio di diecimila chiavi riempie l’aria, perché ‘per Giulia fate rumore’ aveva chiesto Elena. Ecco, questo film è il nostro modo di fare rumore. Per Giulia. Perché non accada più”. Consigliabile, realistico, per dibattiti.