Thizy les Bourgs è un piccolo centro del Rodano francese, nella regione Auvergne-Rhône-Alpes. Poco meno di seimila abitanti, dal 2013 riunisce cinque ex comuni, Thizy, Bourg-de-Thizy, Mardore, Marnand e La Chapelle-de-Mardore, e conserva ancora l’aspetto di un piccolo mosaico di borghi. A settembre Rémi Berthoux, sindaco di Thizy les Bourgs, eletto a marzo scorso a capo di una coalizione di estrema destra, firma un’ordinanza in cui stabilisce il divieto di stendere “biancheria e qualsiasi altro oggetto” su balconi, finestre e facciate degli immobili quando siano visibili dalle vie pubbliche. Gli stendini sui balconi restano invece ammessi, purché non superino l’altezza della ringhiera. L’ordinanza interviene anche su vasi e altri oggetti sistemati sui balconi quando sporgono oltre il parapetto e risultano visibili dall’esterno. Le violazioni possono essere accertate dalla polizia e dagli agenti autorizzati. Per il Comune la presenza di bucato e oggetti sulle facciate comprometterebbe “pulizia e immagine degli immobili”. Fin qui, una scelta che rientra nell’amministrazione di un comune. Solo che, qualche tempo dopo, viene fatto un post su Facebook sulla pagina del comune per pubblicizzare la scelta: “No, non siamo a Napoli!”. E ancora: “Anche a Thizy-les-Bourgs ciascuno può contribuire, nel proprio piccolo, al prestigio e all’immagine del nostro Comune”. Non si è fatta attendere la risposta, a mezzo social, di Carlo Puca, assessore all’Immagine della Città di Napoli: “Caro sindaco Berthoux, ha ragione: a Thizy-les-Bourgs non siete a Napoli. E glielo dico con sincero dispiacere, perché si perde parecchio. Capiamo la volontà di decoro urbano, ci mancherebbe. Ogni amministratore ha il diritto di regolare il proprio territorio. Ma per giustificare un divieto non serviva usare Napoli come termine di paragone negativo, come sinonimo di ciò che ‘non si deve essere’. È una battuta facile, che banalizza una città complessa riducendola a cartolina folkloristica o, peggio, a controesempio. Napoli non è un’etichetta da brandire per marcare le distanze. È una metropoli di oltre due millenni di storia, di arte, musica, cucina, filosofia, e sì, anche di lenzuola stese al sole. Cose che, tra l’altro, asciugano benissimo e a costo ambientale zero”. Sulla vicenda abbiamo sentito lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni.
(Foto: ANSA/SIR)
Secondo lei, che necessità c’era di tirare in ballo Napoli?
Dovremmo chiederlo a questo signore, che mi risulta peraltro appartenere a una parte politica nota per la sua illuminata e progressista visione del mondo… Quello che voglio dire a questo signore è che non conosco la città da lui è amministrata, non so quanti milioni di turisti abbia e sicuramente saranno molti di più di quelli che vengono a Napoli a confrontarsi con la cultura millenaria della città. Io credo che Napoli si colloca in uno spazio culturale che annovera forse 7-8 capitali nel mondo, non di più. Festeggiamo i 2.500 anni di storia documentata, ma probabilmente sono molti di più.
Cosa rappresentano a Napoli i panni stesi?
I panni stesi sono una connessione, uniscono due famiglie che si trovano in due palazzi diversi e se i portoni sono sfalsati anche in due indirizzi diversi, due strade diverse, eppure sono unite dalla comune gestione dei famosi panni stesi, che
sono una bandiera, sono uno striscione, un inno alla vita, all’amicizia, all’unione.
Napoli ha moltissime realtà che parlano di unione, di solidarietà e di accoglienza. Unione, solidarietà e accoglienza sono tre elementi che purtroppo scarseggiano molto a livello mondiale, quindi direi che ancora una volta Napoli si propone come un laboratorio di civiltà per il resto del pianeta. Io invito personalmente il sindaco della cittadina francese, se gradisce, a venire a Napoli qualche giorno e gli facciamo capire che Napoli è un modello da imitare, non da sfuggire.
Questa Napoli da cartolina rappresentata dal sindaco francese, in realtà, non fotografa la vera anima della città…
Napoli non è una, Napoli è una molteplicità, Napoli è un sostantivo plurale, questo va capito una volta per tutte.
Napoli è l’area più densamente popolata del continente, in Europa non c’è un luogo più densamente popolato di Napoli, sono 3 milioni e mezzo di persone che abitano la città metropolitana, senza soluzione di continuità, non c’è un pezzo di campagna, lei può girare per un luogo dove abitano 3 milioni e mezzo di persone senza mai uscire dall’area urbana, è una grande capitale del sud del mondo, è come Istanbul, come Atene, come Rio, come Buenos Aires, non è possibile interpretare Napoli da un unico punto di vista, nessuno può dire ti faccio vedere la vera Napoli, anzi tutti lo possono dire: qualsiasi Napoli ti facciano vedere è un luogo dove tu trovi tutte le luci e tutte le ombre possibili, quindi pensare di ridurla a un paradigma, pensare di ridurla a un’unica declinazione è folle, è facilissimo dimostrare il contrario, per quanto bella o brutta lei mi definisca la città, io le faccio vedere il suo opposto in mezz’ora, questo è il bello, per chi viene a vedere da fuori, questo è il bello di Napoli, tanto che io trovo piatta e noiosa qualsiasi altra città. Indubbiamente, ci sono in ogni città tante bellezze, tante bruttezze, ma tutte insieme, così come a Napoli da nessuna parte.
I mille colori di cui parlava Pino Daniele…
Direi di più: oltre ai mille colori ci sono 10.000 sfumature per ogni colore, quindi non c’è dubbio, in tutto, dall’arte all’architettura, dall’archeologia all’enogastronomia, non c’è luogo che abbia tante diversità.
The post Divieto di stendere i panni in un comune francese: “Non siamo a Napoli”. De Giovanni: “Qui sono un inno alla vita, all’amicizia, all’unione” first appeared on AgenSIR.Bisognerebbe far capire al sindaco francese che la diversità è una ricchezza, che la disuguaglianza è un guaio.