(da Las Palmas) “Dall’accoglienza all’integrazione. Questo è il motto che abbiamo scelto per la visita di Sua Santità. Non ci interessa da dove vengano, di che colore sia la loro pelle o in quale situazione si trovino. Sono persone. In loro vediamo il volto di Dio”. E’ Caya Suárez, secretaria generale di Cáritas Canarias, a parlare. Ci accoglie nella sede della Caritas diocesana a Las Palmas. Un edificio a più piani dove ci sono vari uffici ma anche una mensa aperta tutti i giorni, 365 giorni l’anno, che offre cibo a colazione e a pranzo a circa 180 persone al giorno. Non solo quindi “uffici”. “Qui, le nostre porte sono aperte, sempre e a tutti”, tiene a precisare Caya. E’ da questo edificio che partono e si coordinano tutti i servizi che la Caritas gestisce. A renderli possibile su tutto il territorio della diocesi, c’è “un esercito” di 1.150 volontari. La loro “azione sociale” raggiunge 7.633 famiglie, a beneficio di un totale di 21.372 persone. Dal 2021, Cáritas Diocesana de Canarias ha assistito oltre 21.000 migranti provenienti dall’Africa e dalle Americhe nella sola provincia di Las Palmas, sulle isole di Gran Canaria, Lanzarote e Fuerteventura. I “numeri” sono indicativi di una realtà che purtroppo non è destinata a scomparire. “Anzi – osserva Caya -, più le guerre aumentano, più inevitabilmente aumenteranno le persone che fuggono da situazioni di vulnerabilità e pericolo. E la rotta atlantica è tra le più letali del mondo”. Dal 2020, oltre 19.000 persone sono morte nel tentativo di raggiungere le Isole Canarie a causa delle basse temperature, delle correnti pericolose e dei forti venti alisei.
Solo nel 2025, delle oltre 3.000 persone morte nel tentativo di raggiungere la Spagna via mare, 1.906 hanno perso la vita in questa rotta atlantica verso le isole canarie. Tra queste, 437 bambini e adolescenti e 192 donne.
Caya Suárez, secretaria generale di Cáritas Canarias (Foto Biagioni/Sir)
Qual è la situazione attuale dei migranti?
Attualmente, gli arrivi di migranti sono diminuiti a causa del rafforzamento dei controlli alle frontiere tra Mauritania, Senegal e Marocco. Nel 2025, e già in parte nel 2024, un numero significativo di persone è arrivato attraverso la rotta del Gambia proprio a causa di questi controlli.
In quali condizioni arrivano?
Sono estremamente complesse: hanno dovuto lasciare le proprie famiglie e affrontare lunghi viaggi, a volte durati anni, attraversando l’Africa fino ai confini occidentali del continente per potersi imbarcare. Devono poi sostenere costi molto elevati, tra i 3.000 e gli 8.000 euro per il viaggio. Quando arrivano alle Isole Canarie, dopo giorni trascorsi in mare senza sapere se riusciranno a sopravvivere, spesso senza cibo e costretti talvolta a bere acqua salata, presentano gravi condizioni fisiche. Molti devono essere ricoverati in ospedale per ricevere cure mediche. All’arrivo, passano attraverso i controlli della Polizia Nazionale e il triage della Croce Rossa, e vengono trattenuti per 72 ore, come previsto dalla legge. Durante questo periodo viene loro assegnato un numero identificativo per stranieri e successivamente notificato un ordine di espulsione, salvo nei casi in cui possano beneficiare della protezione internazionale. Se sono fortunati, vengono inseriti nei programmi di accoglienza umanitaria gestiti principalmente alle Canarie dalla Cruz Blanca, dalla Croce Rossa e dalla Commissione Spagnola per l’Accoglienza dei Rifugiati, che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo.
Perché dice “se sono fortunati”?
Perché non tutti riescono ad accedere a questi programmi: l’autorizzazione dipende infatti dal Ministero dell’Interno. Le organizzazioni citate non possono accogliere persone senza questa autorizzazione, poiché in tal caso non riceverebbero i finanziamenti necessari. Questa è una delle principali richieste avanzate dalle associazioni umanitarie:
la tutela della dignità, dell’umanità e della cura delle persone non dovrebbe dipendere esclusivamente da un finanziamento ministeriale.
Colloqui personalizzati per un percorso di integrazione possibile
Questa situazione genera tensioni sociali all’interno della comunità locale?
Le tensioni emerse negli ultimi anni non sono tanto rivolte contro le persone migranti in sé, quanto piuttosto contro la gestione dei flussi migratori. In diverse occasioni, infatti, quando la gestione è stata percepita come efficace e rispettosa, la società canaria ha mostrato solidarietà verso i migranti, opponendosi persino al modo in cui vengono talvolta trattati e trasferiti, come se fossero merce.
Quali sono i progetti che Caritas realizza per i migranti?
Caritas Canarie opera nella provincia di Las Palmas de Gran Canaria e copre le isole di Gran Canaria, Lanzarote, Fuerteventura e la piccola isola di La Graciosa. Essendo le isole più vicine all’Africa, queste aree accolgono storicamente una delle più alte percentuali di popolazione migrante delle Isole Canarie. Per questo motivo, i servizi di Caritas si sono sviluppati parallelamente all’arrivo delle prime imbarcazioni migranti sulle coste canarie. Oggi i progetti di Caritas si concentrano principalmente sull’accoglienza, l’assistenza sociale, il sostegno umanitario e l’accompagnamento delle persone in situazione di vulnerabilità. Abbiamo un servizio legale specializzato in immigrazione che supporta tutti i servizi Caritas per i migranti e un servizio linguistico con 18 persone che parlano circa 17 lingue e che assiste l’intera popolazione migrante, fungendo da ponte di comunicazione.
Due operatrici Caritas alla mensa nella sede di Las Palmas (Foto Biagioni/Sir)
E poi avete attivato i cosiddetti “corridoi dell’ospitalità”.
Si tratta di un programma dedicato ai minori sotto tutela, giovani che, una volta compiuti 18 anni, rischiano di ritrovarsi in strada perché privi di una rete familiare o sociale di sostegno. Il progetto si basa sulla collaborazione e sulla sinodalità con le diocesi della Spagna continentale, per accompagnare insieme questi giovani nel loro percorso di integrazione. In un anno 50 ragazzi hanno usufruito del progetto che non si concentra sui numeri, ma sul sostegno a progetti di vita.
Cosa vi aspettate dalla visita di Papa Leone?
Già il semplice fatto che venga qui è motivo di grande felicità per le 1.150 persone volontarie della Caritas, per le centinaia di operatori pastorali impegnati nelle migrazioni, per le congregazioni religiose e per tutte le realtà della Chiesa. Noi crediamo e difendiamo l’idea che la persona debba essere al centro. Il nostro impegno cristiano è stare accanto agli ultimi e riconoscere il volto di Dio anche in queste persone.
Perché, secondo lei, Papa Leone ha voluto venire qui?
Forse perché la rotta atlantica è una realtà poco conosciuta. Noi siamo un arcipelago situato molto a sud della Spagna e molto vicino all’Africa. Abbiamo una posizione strategica, sia dal punto di vista geografico sia geopolitico, per il commercio e per le rotte di transito.
Ma restiamo isole piccole, quasi nascoste, vicine all’Africa e lontane dal centro dell’Europa. Spesso siamo invisibili.
Sono 1.150 i volontari che prestano servizio nella Caritas diocesana di Gran Canaria
Pensa che da questa visita possa emergere anche un messaggio politico rivolto anche all’Unione Europea?
Se dovessi dare un messaggio politico, direi che bisogna avvicinarsi alla realtà concreta, come fa Papa Leone XIV: conoscerla direttamente, andare alle fonti vive, stare vicino alle persone.
La migrazione è una realtà globale destinata a continuare. Dobbiamo comprendere che, nella maggior parte dei casi, si tratta di una migrazione forzata, non volontaria, causata dalle condizioni dei Paesi di origine.
Se promuoviamo politiche orientate al bene comune a livello mondiale, allora creeremo le condizioni affinché le persone possano restare con le loro famiglie e nella loro terra. Ma quando questo non è possibile, dobbiamo essere capaci di accogliere chi arriva nei nostri Paesi. Dobbiamo mettere al centro la dignità della persona, non gli interessi economici o politici. E rispettare la persona significa anche riconoscere che l’immigrazione può essere un’opportunità: un’opportunità per contrastare il calo demografico di un’Europa che sta invecchiando; un’opportunità economica e sociale, perché queste persone, con un lavoro regolare e un permesso di soggiorno, possono contribuire alla società.
The post Caritas Canarias, “rotta tra le più letali al mondo ma anche la più invisibile all’Europa” first appeared on AgenSIR.