Il Senato ha approvato in quarta lettura la nuova legge elettorale, denominata informalmente Stabilicum o Melonellum e fortemente voluta dalla maggioranza di governo. A causa delle modifiche apportate nell’iter, per il varo definitivo sarà necessario un ulteriore passaggio alla Camera dove il voto è segreto. Per evitare sorprese è probabile che il governo ponga la questione di fiducia. Quindi il testo uscito da Palazzo Madama il 15 settembre potrebbe effettivamente essere quello con cui si voterà il prossimo anno per il rinnovo del Parlamento.
Detto in estrema sintesi, l’impianto generale prevede un sistema proporzionale con un premio alla lista o coalizione più votata che abbia ottenuto almeno il 42% dei voti validi. In caso contrario i seggi saranno attribuiti con metodo proporzionale. Il premio consiste in 70 seggi in più alla Camera e 35 al Senato, con un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori, vale a dire il 55% dei seggi a Montecitorio e il 56,5% a Palazzo Madama, al netto del voto nelle circoscrizioni estere, che sono state ridotte a tre dalle attuali otto, tra le proteste del centro-sinistra che tradizionalmente consegue buoni risultati in questo ambito.
Resta l’incognita di un eventuale intervento della Corte costituzionale qualora essa venisse attivata su alcuni dei profili che già nel corso del dibattito sono stati oggetto di valutazioni controverse sul rispetto dei criteri della Carta.
Uno di questi aspetti ha tenuto banco nell’ultimo scorcio del dibattito parlamentare e riguarda il numero delle firme necessarie per presentare le liste. Un requisito che dovrebbe avere come finalità quello di assicurare un minimo di consenso in partenza, ma che oltre un certo livello diventa un ostacolo insormontabile per i nuovi soggetti che intendessero debuttare nella competizione. La legge prevede diversi scalini, ma quello su cui si è concentrata l’attenzione dei costituzionalisti è lo scarto abnorme tra le zero firme richieste a chi ha già una rappresentanza parlamentare e le 600 mila che servirebbero ai nuovi gruppi per candidarsi in tutti i collegi.
Altro aspetto fortemente discusso è stato quello delle preferenze. Il listone che concorre ai seggi del premio è bloccato, un margine limitato di scelta è stato introdotto nelle liste dei collegi, composte da sette nominativi, alternati per genere. I capilista restano comunque bloccati, senza obbligo di parità di genere, mentre l’elettore può esprimere tre preferenze tra i candidati successivi. E’ evidente che solo i partiti maggiori potranno avere candidati scelti dagli elettori, per gli altri ci sarà spazio solo per i capilista. Con l’incognita delle pluricandidature il cui gioco consente ulteriori possibilità alle leadership dei partiti.
Sono previste soglie di sbarramento, al 3% su base nazionale per le liste, al 10% per le coalizioni. In caso di coalizioni, potranno partecipare alla distribuzione dei seggi anche i cosiddetti “migliori perdenti”, cioè le prime liste sotto la soglia di sbarramento.
Legge elettorale: proporzionale con premio, soglie e preferenze
Scritto il 16/09/2026