Agosto bollente, e non solo per il caldo eccezionale e persistente. Politici e giornalisti ce ne hanno messo del proprio per far innalzare le temperature, anche dopo la tradizionale “cerimonia del ventaglio”, quella che avrebbe dovuto segnare l’inizio della pausa estiva dalle grandi discussioni parlamentari. Ma in tempi di mutamenti climatici un ventaglio evidentemente non basta più. A surriscaldare gli animi nelle settimane successive sono state soprattutto le chat di un onorevole negate ai pubblici ministeri (ma perché, Delmastro, se davvero non hai niente da nascondere?), i falsi attentati bombaroli ai danni di giornalisti o aspiranti tali (i premurosi amici di Ranucci e il maldestro Cappellari), le prove generali di campagna elettorale su confini da difendere e migranti “irregolari” (oramai per molti il comodo capro espiatorio di ogni italico male). E così, agli incendi che a causa della siccità estrema hanno distrutto vaste aree del nostro patrimonio boschivo, si sono aggiunti quelli che in modo violento hanno infiammato gli animi e reso tossico il clima generale, anche in un tempo che avrebbe dovuto essere di vacanza, erodendo ancor di più nel nostro Paese gli spazi, così essenziali alla pace, dell’amicizia sociale e della fraternità tra i popoli.
Proprio ai piromani del dibattito pubblico si è rivolto ad un certo punto papa Leone nel discorso pronunciato davanti a 60mila persone al Meeting di Rimini sabato scorso. “Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni! Le due strade sono incompatibili, perché una sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione, l’altra serve invece il Regno di Dio e la sua giustizia”, ha detto il Papa che aveva iniziato il suo intervento ricordando la dignità di ogni essere umano e affermando a chiare lettere come “prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone”. Leone ha poi smascherato quel “falso realismo” a cui spesso i protagonisti della politica, dell’informazione e della finanza si appellano per giustificare scelte egoiste e distruttive. Una realpolitik in nome della quale oggi, “si riarmano le menti, le parole e le nazioni” e alla quale “la cultura cattolica oppone invece il realismo della misericordia, secondo cui non possono esistere nemici, ma tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità, nella convinzione profonda che il peccato esiste, ma più forte è l’amore redentore di Cristo”. Parole non diverse dall’appello contro “le polarizzazioni esasperate” pronunciato dal Pontefice lo scorso giugno davanti al Parlamento spagnolo, ma che a Rimini, in una kermesse che da tempo cerca di mettere in dialogo mondo ecclesiale, politica ed economia, assumono un significato del tutto particolare per il nostro Paese.
“E’ l’ora della responsabilità! – ha ammonito Leone – Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti”.
Pionieri coraggiosi, ha invocato il Papa, capaci di sognare e aprire strade e visioni nuove della realtà, non piromani vigliacchi che speculano sulla paura e sulle sofferenze per il proprio tornaconto e accendono fuochi che poi non sanno più governare. Come cattolici è un appello che ciascuno di noi è chiamato a raccogliere e a concretizzare nel proprio lavoro e nelle proprie relazioni quotidiane. E anche noi continueremo a fare la nostra parte.
The post Pionieri di speranza contro i piromani del dibattito pubblico first appeared on AgenSIR.