(da Lampedusa) “Un segno di attenzione e di continuità” nei confronti di una comunità “che da sempre si è distinta per l’accoglienza”. Così mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, riassume al Sir il significato della visita del Papa, che domani si articolerà in tre tappe. Le ripercorriamo, alla vigilia di una giornata che, 13 anni dopo la visita di Papa Francesco, si preannuncia già storica.
Papa Leone arriva a Lampedusa 13 anni dopo Papa Francesco, che aveva scelto l’isola come mèta del suo primo viaggio apostolico. Che significato ha per i lampedusani questa visita?
La visita di Papa Leone XIV a Lampedusa rappresenta un segno di attenzione e di continuità. Attenzione nei confronti della comunità isolana, che da sempre si è distinta per l’accoglienza, e continuità nei confronti di una scelta profetica compiuta da Papa Francesco tredici anni fa scegliendo Lampedusa come meta del suo primo viaggio apostolico.
Il cimitero, la Porta d’Europa e il Molo Favaloro sono le tappe che scandiscono la visita. Che tipo di itinerario disegnano?
Il Santo Padre inizierà la sua visita pastorale percorrendo i viali del Cimitero di Lampedusa e soffermandosi dinanzi alle sepolture dei migranti.
Sarà la prima tappa della breve vista all’isola. Un pensiero e una preghiera rivolti a coloro che non ce l’hanno fatta, ai tanti uomini, donne e bambini che, in cerca di una vita migliore, hanno trovato la morte. Si tratta anche di
un riconoscimento alla pietà di una comunità che mai si è sottratta al dovere di dare degna sepoltura a chi ha trovato la morte in mare,
esempio condiviso da tutti gli altri Comuni della provincia di Agrigento. La seconda tappa prevede, invece, l’incontro con coloro che sono riusciti ad arrivare a Lampedusa. Dinanzi alla Porta d’Europa e nei pressi del Molo Favaloro – che proprio in quell’occasione sarà dedicato a Papa Francesco – Leone XIV incontrerà rispettivamente una famiglia approdata a Lampedusa e oggi pienamente integrata e un gruppo di migranti in transito, ospiti dell’hotspot dell’isola. La terza tappa, infine, sarà l’incontro con la comunità e la Celebrazione Eucaristica allo stadio, sintesi dell’intera visita. Nella preghiera, “una nell’unico Cristo”, la Chiesa pellegrina sulla terra si unirà alla liturgia celeste nell’unico rendimento di grazie.
Tredici anni fa Papa Francesco denunciava la “globalizzazione dell’indifferenza”, in un Mediterraneo diventato un cimitero. Cosa è cambiato, da allora?
Purtroppo, rispetto a 13 anni fa, poco è cambiato. E il Santo Padre, oltre a denunciare – in continuità con il suo predecessore – la “globalizzazione dell’indifferenza”, ha denunciato anche la tentazione della “globalizzazione dell’impotenza”.
Abituarsi all’idea che nulla potrà cambiare o non considerare le tante persone che continuano a perdere la vita e di cui nessuno parla (tranne in alcune occasioni) è tradire il Vangelo e non accorgersi del dramma di intere popolazioni.
Il Papa lo ha ribadito durante il suo recente viaggio in Spagna e alle Canarie, invitando la Chiesa a non ignorare alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana.
Gli abitanti di Lampedusa si sono sempre distinti per la loro generosità nell’accoglienza dei migranti. Quale situazione troverà Papa Leone?
La comunità di Lampedusa si è sempre distinta per l’accoglienza. La posizione geografica dell’isola ha sempre favorito questo aspetto tipico della comunità. Nella storia dell’isola, le persone che riuscivano ad approdare e a sostare prima di riprendere il viaggio avevano la possibilità di ristorarsi e di essere accolti, a prescindere dalla provenienza e dal credo religioso. Tutto questo è avvenuto fino a pochi anni fa.
Negli ultimi anni l’accoglienza è stata istituzionalizzata.
I migranti in transito non incontrano più di fatto la comunità, ma il personale preposto per i vari passaggi che – nell’arco di poco più di un giorno – permettono loro di raggiungere centri di accoglienza dislocati altrove.
Papa Leone incontrerà una comunità dedita al lavoro e segnata da esperienze di accoglienza e drammi incancellabili nella mente e nel cuore.
Molti giovani non hanno vissuto la visita di Papa Francesco, e rischiano di essere travolti da una narrazione soltanto negativa sui migranti. Cosa si aspettano da Papa Leone?
Il rischio di essere travolti da una narrazione negativa sui migranti purtroppo esiste. E un certo modo di trasmettere le notizie – soprattutto quando in fatti di cronaca sono coinvolte persone straniere – purtroppo lo alimenta.
Credo che i giovani, e con loro l’intera Chiesa Agrigentina, si aspettino da Papa Leone un incoraggiamento a custodire i valori che hanno reso bella la nostra terra: l’accoglienza, la disponibilità a mettersi in gioco, la generosità. Questi valori hanno permesso a molti di vivere l’esperienza del passaggio dei migranti, non come un’invasione, ma come un’occasione per lasciarsi incontrare da Dio.
Cosa dirà al Papa? C’è un auspicio che porta nel cuore per questa visita?
Al Papa dirò grazie a nome della Chiesa di Agrigento. La sua visita a Lampedusa sarà un ulteriore segno di speranza perché ricorda al mondo intero che la Chiesa continua ad accompagnare l’umanità e a indicare il Vangelo come via per venire fuori dalle tentazioni dell’indifferenza e dell’impotenza.