La situazione umanitaria in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, continua a deteriorarsi sotto l’effetto combinato delle operazioni militari israeliane, dell’espansione degli insediamenti, delle demolizioni, della violenza dei coloni e delle restrizioni alla libertà di movimento. È quanto emerge dall’ultimo rapporto, diffuso il 17 luglio, dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), che descrive un contesto in cui aumentano gli sfollamenti, si aggravano i rischi per la sicurezza e viene compromesso l’accesso ai servizi essenziali, dall’istruzione ai mezzi di sussistenza.
Attacchi dei coloni. Secondo il rapporto, dall’inizio del 2026 circa 850 palestinesi sono rimasti feriti in attacchi riconducibili ai coloni: quasi 690 direttamente da coloni israeliani e gli altri durante interventi delle forze israeliane. Si tratta del 55% di tutti i palestinesi feriti in Cisgiordania nel corso dell’anno. Ocha evidenzia inoltre una crescita costante di questo fenomeno: dagli attacchi derivava in media un ferito ogni tre giorni nel 2020, due al giorno nel 2025 e oltre tre al giorno nei primi mesi del 2026. Le conseguenze della violenza si riflettono soprattutto sulle comunità beduine e di pastori dell’Area C, dove gli attacchi dei coloni rappresentano una delle principali cause di sfollamento. Tra gennaio 2023 e il 13 luglio 2026 sono state colpite 122 comunità palestinesi con sfollamenti totali o parziali; 47 sono state completamente abbandonate. Oltre 6.200 persone hanno dovuto lasciare le proprie case, tra cui più di 3.000 bambini, e oltre 2.300 sfollamenti sono avvenuti nel solo 2026.
Demolizioni Cisgiordania (foto archivio)
Sfollamenti. Particolarmente critica la situazione nella Valle del Giordano, dove si concentra oltre la metà degli sfollamenti provocati quest’anno dagli attacchi dei coloni e dalle conseguenti restrizioni di accesso. Dal 2023 più di 2.000 palestinesi sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa della violenza dei coloni e delle limitazioni imposte all’accesso, un numero nettamente superiore ai 645 sfollati per demolizioni legate ai permessi edilizi. Nello stesso periodo undici comunità della Valle del Giordano sono state completamente svuotate, cinque delle quali nel 2026. Al 13 luglio, gli attacchi dei coloni che hanno causato vittime o danni alle proprietà si verificavano con una media di 23 episodi al mese, contro i due registrati nel 2020.
Diritto all’istruzione. Il rapporto dedica ampio spazio anche all’impatto della crisi sul diritto all’istruzione. Attualmente 84 scuole palestinesi risultano interessate da ordini di demolizione o di sospensione dei lavori: 54 rischiano la demolizione totale e 30 quella parziale. Settantaquattro si trovano nell’Area C (sotto il controllo civile e di sicurezza israeliano, ndr.) e dieci entro i confini municipali di Gerusalemme Est definiti da Israele. In queste strutture studiano quasi 13.000 alunni e lavorano oltre mille insegnanti. Demolizioni, attacchi alle scuole, restrizioni alla mobilità e sfollamenti continuano a interrompere l’attività didattica, aumentando assenze e abbandono scolastico. Gli attacchi dei coloni hanno costretto in diversi casi alla chiusura temporanea degli istituti, provocando danni agli edifici e contribuendo allo spopolamento delle comunità. A Al Maleh, nella parte settentrionale della Valle del Giordano, la demolizione della scuola della comunità nell’aprile scorso, dopo mesi di vandalismi e aggressioni, ha di fatto privato i bambini dell’accesso all’istruzione. Complessivamente dieci scuole, frequentate da oltre 360 studenti, sono state abbandonate dopo lo sfollamento totale delle comunità di riferimento; sette sono state successivamente vandalizzate e tre demolite, due delle quali da coloni israeliani.
(Foto SIR)
Aiuto umanitario. Di fronte a questo scenario, le organizzazioni umanitarie continuano a garantire assistenza legale, supporto psicosociale, trasporti scolastici, ripristino delle strutture danneggiate, corsi di recupero e attività educative integrative. Nei primi sei mesi del 2026 i servizi di salute mentale e sostegno psicosociale, insieme ai programmi di sostegno alla genitorialità e di protezione dell’infanzia, hanno raggiunto oltre 49.000 bambini e 22.000 persone che se ne prendono cura. In vista della pausa estiva, l’Area di responsabilità per la Protezione dell’infanzia, in collaborazione con il ‘Cluster Istruzione’, ha inoltre predisposto linee guida per lo svolgimento in sicurezza delle attività estive, con particolare attenzione alle misure di tutela dei minori. Per Ocha, il susseguirsi di violenze, sfollamenti e restrizioni continua a erodere la resilienza delle comunità palestinesi, aggravando bisogni umanitari già profondi e rendendo sempre più difficile l’accesso ai diritti fondamentali, a partire dall’istruzione, dalla protezione e dai servizi essenziali.
The post Cisgiordania. Ocha: cresce l’emergenza umanitaria tra violenze dei coloni, sfollamenti e scuole a rischio first appeared on AgenSIR.