Siria: incontro a Latakia tra ambasciatore italiano e comunità cristiane. Mons. Jallouf: “Serve inclusione nel nuovo corso politico”

Scritto il 26/05/2026
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Si è svolto il 25 maggio a Latakia, nel convento francescano del Sacro Cuore, l’incontro tra l’ambasciatore d’Italia, Stefano Ravagnan, e i rappresentanti delle varie comunità cristiane in Siria. “Al centro della riunione – spiega al Sir il vicario apostolico di Aleppo, il francescano mons. Hanna Jallouf, che guida i fedeli cattolici di rito latino del Paese – ci sono stati il ruolo e il sostegno del governo italiano al popolo siriano, i progetti di cooperazione che riguardano la ricostruzione di case, scuole, la creazione di posti di lavoro, portati avanti grazie alla Cooperazione italiana e a diverse agenzie, come la Caritas, e ong quali la francescana Ats (Associazione Terra Santa), Avsi e altre ancora.

Rischio marginalizzazione. “È stato un incontro sincero e fruttuoso – dichiara il vicario -. Abbiamo potuto esprimere le preoccupazioni dei nostri cristiani di essere relegati ai margini della vita politica e sociale del nuovo corso siriano”, governato, dall’8 dicembre 2024, da Ahmed Al‑Sharaa, leader di Hayat Tahrir al‑Sham (Hts). A tale riguardo l’ambasciatore Ravagnan ha ricordato anche gli esiti dell’incontro dell’11 maggio scorso a Bruxelles che ha segnato, ricorda il francescano, “l’avvio di una nuova fase nelle relazioni Ue‑Siria, primo vero dialogo politico ufficiale ad alto livello tra Ue e le nuove autorità siriane necessario per normalizzare gradualmente i rapporti dopo la caduta del regime di Assad”. Questo, per mons. Jallouf, è il segnale che “l’Ue appoggia una transizione politica che includa tutte le componenti religiose ed etniche della Siria, tra queste la cristiana, e offre sostegno alla ricostruzione economica e sociale in vista della stabilizzazione e della sicurezza interna”.

“Un’opera di rinascita e ricostruzione – sostiene il vicario apostolico – che richiederà tempo e pazienza perché è impossibile che un nuovo Governo rimetta piedi un Paese distrutto come la Siria in poco tempo. Ma è anche vero – aggiunge – che qualcosa si sta già vedendo”.

Una ministra cristiana. Una sorta di apertura di credito di mons. Jallouf verso Al‑Sharaa. I due, infatti, si conoscono bene: un rapporto personale, maturato sul campo durante la guerra e oggi trasformato in un canale di dialogo Chiesa‑Governo. All’epoca mons. Jallouf era parroco a Knaye, uno dei tre villaggi a maggioranza cristiana situato nella Valle dell’Oronte, nel Governatorato di Idlib, controllato proprio da Al‑Sharaa. Quest’ultimo, dopo la caduta del regime di Bashar al Assad, aveva promesso l’integrazione e il coinvolgimento delle minoranze nei ruoli della nuova Siria. “Nell’attuale governo – ricorda mons. Jallouf – è presente anche una cristiana, Hind Kabawat, nominata ministra degli Affari sociali e del lavoro nel nuovo esecutivo”. Molto attiva nella società civile, nell’ambito del dialogo interreligioso e dei processi di riconciliazione, per mons. Jallouf “la ministra è un segnale di apertura verso i cristiani e le minoranze e un tentativo di mostrare un governo più inclusivo. Una prova della volontà politica di coinvolgere i cristiani nella vita pubblica”.

Giovani cristiani in Aleppo (Foto Custodia TS)

Il contributo dei cristiani. Nonostante la Siria, nel corso della guerra civile (2011‑2024), abbia visto ridursi il numero dei cristiani da oltre 1,5 milioni a meno di 800 mila –  non esistono stime precise, moltissimi sono sfollati all’estero – l’idea di rientrare per dare un contributo alla ricostruzione morale e materiale del Paese sembra essere ancora viva. Tuttavia, avverte il vicario, “pensare ad un rientro per loro e per tutti i siriani che sono fuggiti vuole dire sostenere la Siria innanzitutto per due vie, quella dell’educazione e della sanità. Queste sono le principali urgenze di adesso e quelle che possono facilitare l’ipotesi di un rientro in patria. La stabilità della Siria passa anche per queste due strade”. Nel frattempo, dichiara mons. Jallouf, “le chiese locali continuano a fornire aiuto a tutta la popolazione avviando progetti per generare lavoro, cure sanitarie, ristrutturazioni di case e proprietà. Il tutto grazie alla generosità di tante Chiese internazionali, organizzazioni europee, ong, agenzie umanitarie”. In questo ambito, sottolinea il vicario, “la Chiesa italiana ha sempre mostrato la sua grande solidarietà. I cristiani sono sempre stati una parte integrante della società siriana e non possono restare ai margini. Se così dovesse essere, sarebbe un fallimento per tutto il Governo”.

“La Siria senza i cristiani sarebbe più povera. La comunità cristiana ricerca una vita stabile, sicura, dove i diritti umani vengano rispettati. Queste sono le idee che fanno camminare un Paese sulle strade della prosperità, della tolleranza, dell’integrazione e della speranza”.

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