La “giusta laicità” e la dignità umana, per costruire insieme la pace partendo dalla consapevolezza che la guerra non è inevitabile. Sono le due parole chiave dei primi due discorsi di Leone XIV in Francia, il primo dei quali rivolto dall’Eliseo alle autorità, alla presenza del presidente francese Macron, e il secondo – già storico – pronunciato all’Unesco, primo papa del nuovo millennio a visitarne la sede dopo Giovanni Paolo II nel 1980. “Costruire insieme un mondo giusto è il fondamento stesso della cooperazione internazionale”, l’esordio alla sede delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, dove Leone è stato accolto da una “standing ovation” al suo ingresso e alla fine del suo discorso. Il Papa si è presentato anzitutto “come testimone di pace”, esortando a concepire l’Unesco “non solo come un illustre organismo internazionale, ma come luogo nel quale l’umanità riflette su di sé, sulla propria storia e sul proprio futuro”, a partire da una domanda, quella centrale della sua prima enciclica, Magnifica humanitas: “che cosa significa esseri umani?”. “Ogni minaccia ai diritti umani è pericolosa per la pace”: nel suo primo discorso pubblico, rivolto dall’Eliseo alle autorità, il Papa ha preso in prestito le parole di San Giovanni Paolo II sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata proprio a Parigi e definita “una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità”. “Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona umana trova eco nel vostro motto nazionale”, l’omaggio di Leone, secondo il quale “libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici”. “Ho desiderato incontrarvi in questo luogo-simbolo della Chiesa in Francia”, le parole dalla cattedrale di Notre Dame, dove Leone ha celebrato i Vespri con il clero francese, dopo il bagno di folla con 5 mila persone: “Siete chiamati a essere i primi custodi di questa casa aperta, pietre vive di una Chiesa che spera e non teme il futuro”, il mandato di Leone XIV, che ha concluso la prima giornata del viaggio in Francia salutato da un’altra folla, quella del popolo giovane radunato nello Stade de France a Saint Denis per la Veglia di preghiera.
Prima la vita. “Essere umani significa, in primo luogo, essere figli”, ha spiegato il Papa all’Unesco: “La nostra dignità non è distrutta dalla malattia o dal dolore, né dipende dalle prestazioni di cui una persona è capace”: al contrario, “richiede cura amorevole in ogni fase della vita”. “Dedicare particolare attenzione alla tutela dei bambini e dei giovani”, oltre che dei più fragili, l’altro invito del Papa: “bambini nel grembo materno e nei vari teatri di guerra, persone con disabilità fisiche e intellettuali, anziani, migranti e rifugiati”.
La tutela del diritto alla vita “costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano”,
ha ribadito con forza il Pontefice anche all’Eliseo. “Imparare ad accogliere la vita senza condizioni, sostenere la fragilità con tenerezza, accompagnare con rispetto e nella fiducia reciproca ogni tappa dell’esistenza”, il decalogo di Leone XIV, unito all’invito a scongiurare “la tentazione di aspettarsi dalla scienza una soluzione e un conforto per tutte le nostre sofferenze”. “Quando la scienza e la tecnologia non sono guidate dalla coscienza, possono proporre soluzioni immediate che sembrano rispondere ai desideri e alle sofferenze degli uomini e delle donne, ma che in realtà possono allontanarli gravemente dal bene a cui aspirano profondamente”, il monito del Papa, che ha inoltre stigmatizzato
“le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata”.
No alla guerra. “La più terribile delle opere umane è la guerra”, il grido d’allarme dall’Unesco: “Il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante”. “La pace non può essere costruita soltanto con i trattati”, la tesi del Papa. “La pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia”, ha riafferemato Leone all’Eliseo, lanciando un appello ad arrestare la corsa agli armamenti e a mettere al bando le armi nucleari. “Vi esorto a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola inevitabile, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia”.
“Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo, la Francia ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa”,
il mandato di Leone XIV al termine del suo primo discorso a Parigi:
No alla disumanizzazione. “Le nuove tecnologie rimangano al servizio della persona umana”, l’auspicio del Papa all’Unesco, in cui ha messo ancora una volta in guardia dal pericolo della “disumanizzazione” insito nelle nuove tecnologie, e in particolare nell’intelligenza artificiale, e dalle fake news che ostacolano il dialogo. “Non perdere la nostra umanità in mezzo al paradiso delle macchine, che invade e condiziona la nostra vita quotidiana”, il monito dall’Eliseo.
La “giusta laicità”. Nella parte centrale del suo primo discorso in Francia, il Papa si è soffermato su cosa significhi la “giusta laicità della città terrena”. “La vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa”, ha tuonato: “Una giusta laicità non consiste nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita”, l’indicazione di rotta di Leone XIV sulla scorta del motto del viaggio.
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