“Osserviamo i fiori, quelli piccoli che crescono nei prati, e impariamo a vedere le mani di Dio creatore all’opera”. Questo l’invito che mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, ha rivolto ai giornalisti delle testate Fisc durante la Messa celebrata nel duomo di Trento al termine della tre giorni di lavori del convegno nazionale Fisc “Pianeta in prima pagina. Cronisti del clima” (16-18 aprile). “Tutto è in relazione. La cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri”, ha ricordato poco prima nel suo intervento al Vigilianum di Trento. Nell’ottica di un “ecumenismo in uscita”, “le religioni oggi non devono più essere alla ricerca di un proprio spazio ma, nello spazio comune, dove c’è il problema della pace e dell’ambiente, devono essere capaci di essere la scaletta che colleghi il presente all’infinito, a Dio. Il nostro scopo è quello di servire la coesione sociale e la capacità di cura di questa terra. La questione ambientale è un problema serio che abbiamo tutti e che ci interpella tutti”.
Aprendo i lavori, nel pomeriggio di giovedì 16 aprile, nella sala di rappresentanza di palazzo Geremia, mons. Lauro Tisi, arcivescovo di Trento, ha osservato come “quello della questione ecologica integrale è un tema di grandissima attualità, che è scomparso dalle agende politiche e dalla narrativa delle testate giornalistiche”. “La questione ambientale non è una fiction, ma un dato di fatto”, ha proseguito mons. Tisi e, rivolgendosi ai giornalisti dei settimanali diocesani, ha sottolineato come “in un tempo in cui le narrative sostituiscono il confronto con il vero e con il male, in una comunicazione fatta di getto, dove tutti diventano comunicatori soprattutto attraverso i social, chi fa giornalismo di qualità dà un contributo prezioso al confronto con la realtà, un confronto che va oltre la narrativa di oggi. Il lavoro del giornalista permette alla notizia di essere pensata e approfondita al di là della narrazione”.
L’attualità dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco è stata al centro dell’intervento di mons. Domenico Pompili, vescovo di Verona. “Oggi la guerra domina sulle prime pagine dei giornali. Ma anche in questo vi è un forte legame con il territorio. Le guerre si fanno per la ricerca di terre rare, di minerali preziosi che si trovano nel sottosuolo. Tutto è profondamente interconnesso. Non serve solo una comunicazione trasparente, con dati certificati, ma anche una comunicazione che sappia riscaldare i cuori. Bisogna ripartire da convinzioni più profonde. Oggi c’è bisogno di più contemplazione. Se è vero che rischiamo di perdere contatto con la realtà è perché abbiamo uno sguardo settario”. Mons. Pompili ha rinnovato l’invito alla conversione ecologica che Papa Francesco ha posto al centro dell’enciclica Laudato si’. “Non serve una semplice transizione, un riallineamento per contenere i problemi, ma una vera conversione, un cambio di prospettiva”.
“In un periodo storico in cui la crisi ecologica è sotto gli occhi di tutti, c’è bisogno di una comunicazione di qualità”, ha ricordato Massimo Bernardi, direttore del Muse di Trento. “Ci troviamo in una policrisi. Come scienziati abbiamo bisogno di chi fa comunicazione. Nella situazione attuale, così complessa e ingarbugliata, non abbiamo una soluzione, ma tante. La conoscenza e la trasmissione della cultura sono una delle soluzioni che abbiamo per risolvere questo pasticciaccio in cui ci siamo infilati”. Al pensiero di Bernardi hanno fatto eco le parole di Christian Casarotto, glaciologo e divulgatore del Muse, intervenuto alla seconda giornata di lavori del convegno nazionale Fisc, organizzato dal settimanale diocesano “Vita Trentina”, che quest’anno celebra i 100 anni della sua fondazione. “Occorre tradurre un linguaggio complesso, come è quello scientifico, per fare una comunicazione di qualità”, ha sottolineato Casarotto, mettendo in luce alcuni dei più frequenti errori che si fanno nelle cronache legate al cambiamento climatico. “Nei nostri media non esistono redazioni scientifiche. Oggi parlare di cambiamento climatico non significa solo occuparsi del termometro che sale o scende, ma significa occuparsi di energia, di politiche. Si tratta di aspetti della nostra quotidianità che non possiamo ritenere marginali, ma che sono essenziali nella nostra vita”, ha ribadito Giovanni Caprara, presidente dell’Ugsi (Unione giornalisti scientifici italiani).
Ma come vengono trattati e presentati gli avvenimenti legati alla crisi climatica sui settimanali diocesani? Lo hanno raccontato Augusto Goio, di Vita Trentina, ricordando la tragedia della Marmolada del luglio 2022, nella quale persero la vita 11 escursionisti; don Doriano De Luca, di Nuova Stagione, che ha descritto la complessità del fenomeno del bradisismo nei Campi Flegrei; e Francesco Zanotti, del Corriere Cesenate, che attraverso parole e immagini ha ripercorso l’alluvione che ha colpito la Romagna nel 2023. Francesco Bigi, di Toscana Oggi, ha raccontato infine quanto accadde nel novembre 1966, quando l’Arno esondò e la città di Firenze finì sommersa dall’acqua.
Diverse sono le azioni possibili per attuare la conversione ecologica auspicata da Papa Francesco nella Laudato si’. Alcuni esempi concreti sono stati offerti da Andrea Bergamo (Ufficio stampa Provincia di Trento), Viola Ducato (divulgatrice ambientale e inviata alla Cop30 di Belém) e Giorgio Franceschi (amministratore delegato di Isa). L’attività delle Comunità Laudato si’ è stata raccontata da Fabio Magro, referente della comunità dell’abbazia di Follina (Treviso). Rivolgendosi ai rappresentanti dei settimanali diocesani aderenti alla Fisc, Magro ha sottolineato come “abbiamo bisogno di una parola che parli, che non abbia paura di essere chiara, perché una parola neutra, anche se corretta, rischia di non dire nulla. Oggi l’insignificanza è un errore terribile. Se non si prende posizione, i valori del Vangelo diventano muti”.
Al convegno nazionale Fisc, il primo dopo il Covid, organizzato dal settimanale diocesano “Vita Trentina”, che quest’anno festeggia i 100 anni della sua fondazione, hanno partecipato una settantina di giornalisti dei settimanali diocesani provenienti da ogni parte d’Italia.
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