Frutta e verdura scortate come se fossero oro. Scaffali dei supermercati vuoti. Code fuori dai negozi e dai supermercati per recuperare un po’ di pasta e qualche conserva. Tensioni lungo le strade principali di mezza Penisola. Quasi un’economia di guerra, verrebbe da dire, se, a leggere bene le cronache, cause (e rimedi) di quanto accaduto in questi giorni non fossero ben evidenti. C’è un fatto incontrovertibile: gli effetti delle tensioni internazionali e dei conflitti in corso a un passo dall’Italia sono davvero arrivati sulle nostre tavole. Più in generale, poi, c’è da chiedersi che cosa stia accadendo all’agricoltura e alla produzione alimentare del nostro Paese.
L’ultimo atto delle vicende di questi giorni è la decisione del governo di emanare in fretta e furia un decreto-legge con misure di sostegno per l’autotrasporto, l’agricoltura e la pesca. Il provvedimento mette a disposizione del comparto agricolo 60 milioni di euro, da erogare come contributo a fondo perduto pari al 20% della spesa per il carburante acquistato tra il 1° giugno e il 15 ottobre 2026. I soldi dovrebbero arrivare in fretta: entro cinque giorni dall’entrata in vigore del decreto dovranno essere stabilite le modalità di presentazione della documentazione che comprova l’acquisto del carburante ed entro un mese gli importi dovranno essere erogati. Per la pesca i fondi a disposizione sono 10 milioni, con un contributo a fondo perduto pari al 10% della spesa per il carburante acquistato nello stesso periodo; pressoché uguali le modalità di erogazione.
Prima del provvedimento del governo, proprio le cronache ci hanno restituito un quadro come quello accennato sopra, determinato dai costi senza freno dei carburanti, che si sono abbattuti come una mannaia non solo sugli agricoltori ma anche sugli autotrasportatori. I soldi in arrivo sono quindi certamente “buoni” per porre un rimedio momentaneo alla sofferenza dell’agricoltura e della distribuzione alimentare e, soprattutto, ai disagi dei consumatori delle aree più colpite dalla desertificazione degli scaffali. Certo, 60 milioni non sono poca cosa, ma non bastano a risolvere i problemi dell’agroalimentare nazionale.
La situazione difficile della produzione agricola e alimentare italiana è determinata sostanzialmente da un insieme di cause di fatto non governabili dalla filiera: la complessità della situazione internazionale, la crescita esplosiva dei costi energetici (che hanno riflessi sui trasporti ma anche sulla produzione dei concimi), le difficoltà logistiche e di trasporto, i vincoli determinati dal clima che cambia e dalle stesse misure introdotte per contrastare questo cambiamento, le difficoltà dell’economia che si ripercuotono sui consumi, le bizze delle politiche commerciali dei grandi mercati.
Si tratta, tra l’altro, di una condizione più che generalizzata per tutto il settore agroalimentare. Il blocco dei trasporti di questi ultimi giorni ha determinato la carenza dei prodotti di base in molte aree del Paese. Ma le difficoltà di mercato (nazionali e internazionali) hanno colpito anche alcuni dei migliori prodotti agroalimentari dello Stivale, come i vini. Senza parlare degli effetti dei periodici eventi climatici estremi, che determinano prima danni ingenti e poi costi eccezionali per il ripristino delle produzioni.
Di fronte a tutto questo, non ci sono ricette preconfezionate e valide per tutte le situazioni. E alla complessità non si può rispondere con la semplificazione a tutti i costi. Serve innovare, ma occorre anche tenere conto dell’umanità che ha a che fare con l’agroalimentare. Due punti, però, paiono certi. Il primo è la necessità di abbandonare posizioni di parte e di nicchia: i cambiamenti in atto nell’agroalimentare (e del resto in tutta l’economia e la società) sono tali da non poter essere affrontati con posizioni da “partito preso”. Servono comunione di intenti e condivisione, anche a costo di fare passi indietro per il bene della comunità nella sua totalità. Il secondo è la necessità di rendersi conto (forse di più) dell’importanza fondamentale per tutti dell’agricoltura e della produzione alimentare. Avere cibi non solo per tutti, ma sani e ottenuti con tecnologie adeguate e rispettose dell’uomo e dell’ambiente, deve essere il traguardo condiviso.
Dopo il blocco dei Tir. I dilemmi della produzione alimentare: costi, ambiente e umanità
Scritto il 23/10/2026