G7, da mezzo secolo i leader delle principali democrazie industrializzate a confronto sulle sfide mondiali

Scritto il 12/06/2026
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Un forum informale che riunisce i leader di Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America – all’origine i Paesi avanzati con il maggior Prodotto interno lordo (Pil) – per affrontare le questioni più rilevanti che emergono su scala globale. Questo è da mezzo secolo il Gruppo dei Sette (solitamente abbreviato in G7), la cui formalizzazione è avvenuta solo nel 1986. Il vertice venne convocato per la prima volta nel 1975 a Rambouillet, in Francia, quando i Capi di Stato e di Governo degli allora sei Paesi più industrializzati – il Canada fu ammesso l’anno successivo – vollero costituire una piattaforma di cooperazione economica e finanziaria in risposta alla crisi energetica del 1973. A partire dal 1977 al tavolo poté sedersi anche la Comunità economica europea, poi diventata Unione europea: inizialmente con un ruolo circoscritto agli ambiti di propria competenza esclusiva e poi, a partire dal Summit di Ottawa del 1981, come invitato permanente ha partecipato a tutte le discussioni dei Vertici, rappresentata dal presidente della Commissione e dal presidente del Consiglio, senza esercitare mai la Presidenza di turno del G7.

Nato in un periodo di profonde turbolenze economiche e geopolitiche,

il G7 rappresenta ancora oggi uno dei principali luoghi di confronto tra le maggiori democrazie industrializzate del mondo

al quale, negli anni, si sono affiancati altri formati: in particolare il G8, dal 1998 al 2014, con la partecipazione della Federazione Russa e dal 1999 il G20, che amplia la rappresentanza alle principali potenze emergenti, coinvolgendo anche Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Sudafrica e Turchia. Stando ai dati elaborati dal Fondo monetario internazionale,

le economie nazionali dei Paesi del Gruppo dei Sette oggi pesano per circa il 28% del Pil globale e meno del 10% della popolazione del pianeta. Il G20, invece, rappresenta più dell’80% del Pil mondiale e il 60% della popolazione totale.

Con il passare dei decenni il Vertice – organizzato di volta in volta in uno Stati membri – ha ampliato progressivamente la propria agenda.

Alle questioni economiche e finanziarie si sono aggiunti temi come il terrorismo e la sicurezza internazionali, la lotta alla povertà, il commercio, l’ambiente e il cambiamento climatico, la salute globale, le migrazioni, lo sviluppo sostenibile e l’energia. Nella riunione organizzata due anni fa dall’Italia a Borgo Egnazia (Savelletri di Fasano), in Puglia, Papa Francesco ha partecipato alla sessione sull’intelligenza artificiale.

(Foto Vatican Media/SIR)

Finora i Capi di Stato e di Governo si sono ritrovati una volta l’anno e l’Italia ha ospitato sette edizioni del Vertice (1980 a Venezia, 1987 a Venezia, 1994 a Napoli, 2001 a Genova, 2009 a L’Aquila, 2017 a Taormina e 2024 a Borgo Egnazia). La preparazione dei lavori viene coordinata dalla Presidenza di turno, che fissa l’agenda, decide se e quali Organizzazioni internazionali, Paesi terzi e rappresentanti della società civile coinvolgere e si assume il compito di organizzare e ospitare le riunioni preparatorie nonché le varie riunioni a livello ministeriale. Dal 15 al 17 giugno prossimi il G7 si incontrerà in Francia, a Évian-les-Bains, nel dipartimento dell’Alta Savoia, dove si era già svolto nel 2003 (in formato G8).

Pur non essendo un organismo internazionale dotato di una struttura permanente o di poteri vincolanti, il G7 è divenuto un importante laboratorio politico nel quale i leader cercano convergenze su questioni che interessano la comunità internazionale attraverso un confronto aperto tra Paesi che, forse oggi meno che in passato, condividono una sintonia politica manifestando a volte – in virtù delle amministrazioni in carica – un non completo accordo su alcuni dossier. A decretare il pieno successo del Vertice è l’approvazione della Dichiarazione finale congiunta per la quale si prodiga, anche attraverso il lavoro degli sherpa, la Presidenza di turno; l’anno scorso, in Canada, i leader non trovarono un’intesa complessiva e sottoscrissero sette dichiarazioni distinte su crisi tra Iran e Israele, repressione transnazionale, Intelligenza artificiale per la prosperità, materie prime critiche, migranti, incendi e tecnologie quantistiche.

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