Un sottopassaggio dove volano cartacce, disseminato di bottiglie, attraversato da odori poco invitanti e con i muri coperti di graffiti: un luogo che si percorre in fretta, sperando di non fare brutti incontri.
Come primo passo del progetto, però, su richiesta del gruppo, si è scelto di concentrarsi sull’incontro, in carne e ossa, con una famiglia di Gaza arrivata da poco in Italia, a Loppiano. Un’occasione per toccare con mano la sofferenza di chi vive in prima persona la persecuzione, la guerra e la migrazione forzata. Amici di un’amica, Nour (nome di fantasia) e la sua famiglia hanno raccontato, con dignità e pudore, della casa appena terminata e distrutta dai bombardamenti, e della loro fuga miracolosa: con i due figli si erano allontanati appena cinque minuti prima della tragedia. Le ferite, nel corpo e nel cuore, restano. Al di là delle parole e del racconto di un mondo lontano, i ragazzi sono rimasti colpiti soprattutto dalla vitalità della più piccola, di appena cinque anni.
I pilastri dell’arte di amare vengono studiati e messi in pratica attraverso scenette, giochi condivisi e un pasto insieme. Da qui nasce anche il nome del gruppo:“24/24”, per ricordare l’impegno a cercare di amare ventiquattro ore su ventiquattro.
Sabato 18 aprile, dopo i cornetti che danno la carica per affrontare la giornata, le squadre si mettono all’opera: in un solo giorno, messaggi di pace e fraternità ricoprono 90 metri quadrati di muri. Tanto lavoro, collaborazione e anche l’orgoglio di aver realizzato un sogno coltivato per sei mesi.
“Vogliamo che tutti coloro che passano di qui capiscano l’importanza della pace”, sottolineano i ragazzi, con gli occhi brillanti della speranza che abita nei loro cuori.
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