Povertà sanitaria: a Città di Castello un anno di cure e una sfida che cresce

Scritto il 11/05/2026
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A Città di Castello la povertà sanitaria non è più soltanto un indicatore statistico, ma un fenomeno concreto che assume il volto di famiglie che rinunciano alle cure, di genitori costretti a rimandare visite per i figli, di persone sole o lavoratori fragili che non riescono a sostenere anche le spese mediche più essenziali. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il convegno “Povertà e vulnerabilità sanitaria: una nuova sfida”, promosso dalla Caritas diocesana di Città di Castello nel primo anniversario dell’ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita”, l’opera segno nata per offrire cure odontoiatriche di base a chi non può permettersele. Ad aprire l’incontro è stato il vescovo della Chiesa tifernate, mons. Luciano Paolucci Bedini, che ha richiamato il valore evangelico della prossimità e della cura delle fragilità come responsabilità condivisa della comunità ecclesiale e civile.

I numeri della povertà sanitaria in Italia e in Umbria

A offrire il quadro nazionale e regionale del fenomeno è stata Franca Proietti, responsabile provinciale del recupero dei farmaci validi per la Fondazione Banco Farmaceutico. “La povertà sanitaria innanzitutto è frutto della povertà assoluta”, ha spiegato Proietti che ha illustrato alcuni dati sul fenomeno, specie per ciò che riguarda i farmaci. “E se guardiamo all’Umbria – ha aggiunto -, parliamo di circa 5mila persone in condizione di povertà sanitaria, sostenute da 56 realtà assistenziali”. Altri dati presentati poi nel corso dell’incontro restituiscono una fotografia molto netta: oggi in Italia vive in povertà assoluta il 9,8% della popolazione, pari a 5,7 milioni di persone e 2,2 milioni di famiglie, con una crescita del 43,3% negli ultimi dieci anni. Se si allarga lo sguardo al rischio di povertà o esclusione sociale, la percentuale sale al 25,2% della popolazione, cioè quasi 15 milioni di persone. In Umbria il dato riguarda il 14% della popolazione, pari a circa 119 mila persone. Sempre secondo i dati illustrati nel convegno, nel 2024 i centri di ascolto Caritas italiani hanno sostenuto 277.775 famiglie, con un aumento del 62,6% rispetto a dieci anni fa, e oltre una persona su due presenta almeno due forme di disagio contemporaneamente. Sul fronte sanitario, la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie italiane ha raggiunto i 40 miliardi di euro l’anno, con una media di 1.414 euro per nucleo familiare, mentre dal 1985 al 2023 la spesa sanitaria privata è cresciuta del 647,9 per cento. Nell’accesso alle cure odontoiatriche, risulta molto marcata la differenza tra le famiglie che non si trovano in povertà (il 69% di loro riesce a curare i propri denti) e quelle che invece sono in povertà assoluta o relativa: solo nel 16% dei casi possono curarsi.

L’esperienza concreta dell’ambulatorio Santa Margherita

Dal contesto generale si è poi passati all’esperienza concreta del territorio. Gaetano Zucchini, direttore della Caritas diocesana tifernate, ha ripercorso la nascita dell’ambulatorio, frutto di due anni di progettazione, autorizzazioni sanitarie e allestimento tecnico. “È un servizio che ci dà soddisfazione, ma anche un senso di amarezza, perché quando questi ambulatori si riempiono di persone significa che qualcosa non funziona. In un Paese dove il sistema sanitario nazionale dovrebbe garantire l’accesso alle cure, vediamo invece che le diseguaglianze sociali investono anche la salute”.

I numeri del primo anno a Città di Castello

I numeri del primo anno aiutano a leggere la dimensione locale del fenomeno. L’ambulatorio ha erogato 531 prestazioni tra visite, prevenzione e cure, con un Isee medio dei pazienti di 4.448 euro. L’età media degli adulti seguiti è di 40,5 anni, mentre circa il 66,2% dell’utenza è composto da cittadini stranieri. Il valore economico di quanto erogato dal servizio odontoiatrico Caritas ha un corrispettivo che oscilla tra i 60 e i 100mila euro se paragonato a prezzi bassi o medi di mercato degli ambulatori dentistici in libera professione. Quasi la metà dei beneficiari adulti ha figli a carico, spesso in nuclei monoreddito, e tra i piccoli pazienti sono stati presi in carico 63 bambini tra 0 e 6 anni, di cui l’84% nato in Italia, in gran parte proprio a Città di Castello e nel comprensorio.

Curare il sorriso, restituire dignità

A illustrare il valore clinico e umano del progetto sono stati Guido Lombardo, direttore sanitario dell’ambulatorio, e Stefano Cianetti, entrambi odontoiatri del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia. Lombardo ha parlato di “circa 100 pazienti presi in carico in questo primo anno” e di un lavoro che punta non soltanto a curare, ma a restituire salute e dignità. “Abbiamo visto bocche mediamente in difficoltà e confermato quello che già sapevamo: l’indigenza socioeconomica è strettamente correlata a un cattivo stato di salute orale. Abbiamo cercato di accompagnare queste persone da una condizione di malattia a una condizione di salute”. Nel corso del pomeriggio è stato proiettato anche il racconto video sull’ambulatorio tifernate realizzato per la campagna “Firmato da te” della Chiesa cattolica italiana, a sottolineare il ruolo concreto delle risorse dell’8xmille nella realizzazione di opere sociali sul territorio. Nel corso del convegno è intervenuta anche Biancamaria Tagliaferri, vicepresidente dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria e presidente dell’Osservatorio sulle disabilità, che ha richiamato la necessità di rafforzare le reti territoriali e le politiche di contrasto alla vulnerabilità sanitaria. A un anno dall’apertura, l’ambulatorio “Santa Margherita” di Città di Castello racconta così non soltanto una serie di prestazioni sanitarie, ma un presidio concreto di prossimità. Un luogo dove, come hanno sintetizzato sia Lombardo sia Zucchini, “i pazienti non pagano con la moneta, ma con la gratitudine; ed è questa la forza che ci spinge ad andare avanti”.

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