Gaetano Ferrera ha lavorato per 15 anni in Germania. Tornato a Niscemi, ha costruito una casa nuova cinque anni fa: un’abitazione da 400 metri quadri, oggi si trova poco distante dalla soglia della frana. Ha dovuto abbandonare tutto. “Mia moglie non ce la fa più, è stressata”, racconta.
Gaetano gira per le strade del Paese, assieme a Giovanni Lo Monaco, che vive una situazione simile, cercando interlocutori per raccontare la sua storia. Per trovare risposte e un aiuto. Ha sentito il sindaco, Massimiliano Conti: “Dice che devo aspettare”. Ha incrociato per le vie del paese la senatrice Enza Rando: “Perdendo la casa ci sono tutte le condizioni per avere un risarcimento e ottenerne un’altra – lo rincuora -. Il commissario dovrà fare un’ordinanza e poi avverrà il pagamento”, gli spiega. La casa di Gaetano, infatti, rientra dai 0 ai 50 metri dalla linea della frana. Ciò significa che non vi rientrerà più.
Gaetano Ferrera (Foto Sir)
Il nodo principale riguarda, infatti, le distanze di sicurezza fissate dalle autorità. C’è chi si trova entro i 30 o 50 metri dalla zona considerata a rischio e chi oltre. Da queste misure dipende la possibilità di rientrare in casa o di accedere a un risarcimento. È il caso di Giovanni e Gaetano. Le abitazioni di entrambi ricadono in questo spazio.
“Ho fatto tutto con progetto, regolarmente – racconta Gaetano -. Qualcuno poteva fermarmi e, invece, non l’ha fatto nessuno”.
Oggi l’uomo vive provvisoriamente a pochi metri dalla propria abitazione, insieme alla figlia e ad altri familiari. “Siamo otto persone in 30 metri quadri. Non c’è un affitto disponibile e anche comprare un’altra casa è impossibile: nessuno ti dà garanzie”. Dalle sue parole traspare tutta la frustrazione di chi ha lasciato la Sicilia, gran parte della propria vita, per risparmiare qualche soldo e comprare una casa nel luogo in cui è nato. Per costruire un futuro sicuro una volta rientrato nell’isola. Oggi quella sicurezza è andata in frantumi. “Siamo fuori di casa e abbiamo bisogno di una risposta concreta e immediata”, gli fa eco Giovanni.
“Non è una questione di destra o sinistra, ma una necessità per il nostro Paese. Qui parliamo di sicurezza e di persone che non sanno cosa succederà domani”.