Chi sono i santi oggi? È una domanda che accompagna da sempre la celebrazione della Solennità di Tutti i Santi e che, nel nostro tempo segnato dalla velocità delle comunicazioni e in una società che spesso misura il valore delle persone in base alla visibilità e al successo la figura del santo sembra quasi collocarsi in una dimensione distante. Eppure, è proprio il contrario. “Guardando a questi uomini e donne, ognuno diverso dall’altro – dice al Sir fra Carlo Calloni, Postulatore generale dei Frati Minori Cappuccini – scopriremmo che la bellezza della ‘nostra’ santità sta nello scoprire il ‘nostro volto’ riflesso in quello di Cristo che è la santità di Dio incarnata e visibile nella storia”. Parole che spostano l’attenzione da una santità straordinaria a una santità possibile, vicina, accessibile. I santi non rappresentano un’élite spirituale separata dal resto dell’umanità. Sono uomini e donne che hanno saputo accogliere l’azione di Dio nella loro esistenza. In genere – aggiunge il religioso – i “santi vengono identificati come coloro che hanno saputo portare a pienezza i loro giorni terreni e sono già entrati nella vita eterna e in quel mistero della piena comunione con Dio. Uomini e donne, una moltitudine, che hanno dato spazio alla grazia”.
La santità, spiega ancora Calloni, nasce dall’iniziativa di Dio e non dalle sole capacità dell’uomo. Per questo non è riservata a persone eccezionali per natura.
“Innumerevoli possono essere i testimoni che hanno vissuto, anche nei nostri giorni – aggiunge fra Calloni – la dimensione della santità nello svolgersi della loro quotidianità, non pensando ai propri meriti o a like da aggiungere a Facebook. Ognuno riferisce dell’irruzione nella propria vita del mistero dell’Amore di Dio nel mondo che ha nella croce la sua rivelazione più vera e pura”.
Il santo “non si vanta dei propri meriti o delle mete raggiunte e conquistate, ma riconosce che il suo vivere sta nel Dio che si è rivelato e donato in Gesù”.
Per rendere più concreto il suo ragionamento, il postulatore richiama alcune figure del nostro tempo. Tra esse il Venerabile Salvo D’Acquisto, che nel settembre del 1943 offrì la propria vita per salvare ventidue persone innocenti dalla fucilazione. Ricorda poi la Venerabile Giulia Gabrieli, adolescente segnata dalla malattia ma capace di trasmettere speranza ai compagni di reparto; il Beato Rolando Rivi, ucciso a soli quattordici anni in odio alla fede; e il Beato Francesco Solanus Casey, primo frate cappuccino degli Statui Uniti ad essere beatificato, che trasformò i limiti imposti alla sua attività sacerdotale in un’occasione di servizio umile e silenzioso. Storie molto diverse tra loro ma accomunate dalla stessa certezza: la santità si manifesta nella fedeltà quotidiana e nell’amore verso gli altri.
Per don Enzo Gabrieli, responsabile della Postulazione Cosentina per le Cause dei Santi, i santi possono essere definiti “firme di Dio nella storia”.
“Non sono – spiega – persone fuori dal tempo, né figure idealizzate o sognatori astratti”. Uomini e donne “inseriti nel loro tempo, capaci di vivere dentro le sue fatiche, le sue crisi e le sue contraddizioni”.
“I santi – spiega – non cancellano la vita reale, il lavoro, la famiglia, le fatiche e le responsabilità, ma la abitano creando un’armonia tra cielo e terra”. Essi diventano “anticorpi storici”: “possono apparire come persone ‘invadenti’ e persino ‘guastafeste’, perché mettono in discussione ciò che il loro tempo considera normale. Spesso partono dalle periferie della storia e, traducendo il Vangelo in azioni concrete, introducono nella realtà una logica diversa”. Così “la santità non rimane un’esperienza interiore ma diventa opere, educazione, assistenza, promozione della persona, attenzione ai poveri, costruzione di comunità, cultura, testimonianza”.
“La santità è un dono di Dio, è frutto della grazia e in quanto tale è diffusiva e contagiosa”,
ci dice sr. Bernadete Rossoni, postulatrice generale delle Figlie di San Camillo:
il santo “non sa di esserlo, ma la sua presenza, il suo agire e il suo modo di vivere sono un linguaggio eloquente”.
Per questo motivo, sottolinea la religiosa, il modo più efficace per annunciare la santità consiste nel far conoscere le vite dei santi di ieri e di oggi, uomini e donne che hanno vissuto le stesse fragilità dell’umanità contemporanea senza perdere di vista Cristo. “A noi – aggiunge – il compito di approfondire la conoscenza di tante figure luminose e farle conoscere attraverso gli innumerevoli mezzi a nostra disposizione, certi però che i mezzi restano tali e che i santi ci sorprendono sempre, arrivando laddove noi non avremo mai immaginato”. La festa di Tutti i Santi, quindi, diventa non soltanto il ricordo di quanti la Chiesa propone come modelli, ma anche l’occasione per guardare alle tante forme di santità nascosta che abitano vicino a noi e spesso non ce ne accorgiamo.
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