Alluvione in Nepal: emergenza senza tregua e storie di solidarietà

Scritto il 31/08/2026
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La situazione nelle aree colpite dalle devastanti inondazioni che hanno travolto il distretto di Rasuwa, nel nord del Nepal, lungo il sistema fluviale Bhote Koshi–Trishuli–Narayani lo scorso 26 agosto resta “estremamente grave”. A confermarlo al SIR è p. Silas Bogati, Amministratore apostolico del Vicariato del Nepal, che descrive un Paese ancora immerso nell’emergenza: le operazioni di soccorso e di ricerca continuano “senza sosta”, mentre il bilancio delle vittime ha superato le 900 persone. I dispersi, secondo le stime più aggiornate, sarebbero circa 5.000, un numero che restituisce la portata del disastro e la difficoltà di raggiungere molte delle zone isolate. Le agenzie ecclesiastiche e Caritas Nepal sono operative nei distretti accessibili, dove portano assistenza alle comunità rimaste senza casa, acqua potabile e beni essenziali. “Stiamo cercando di intervenire ovunque sia possibile”, spiega p. Bogati, sottolineando che la rete ecclesiale sta distribuendo viveri, coperte, kit igienici e supporto alle famiglie che hanno perso tutto.

Foto facebook Caritas Nepal

In questo scenario drammatico emergono anche testimonianze di salvataggi compiuti nelle prime ore dell’emergenza. Tra queste, p. Bogati segnala la storia di Rajendra Dawadi, preside della scuola secondaria Tribhuvan Trishuli nel distretto di Nuwakot. Quando l’ondata di piena ha iniziato a scendere a valle con violenza, travolgendo edifici e infrastrutture, Dawadi ha compreso immediatamente il pericolo e ha avviato l’evacuazione degli studenti. “L’acqua ha distrutto diversi edifici, compreso il complesso scolastico, cogliendo di sorpresa residenti e personale”, racconta il sacerdote. Due membri della scuola sono morti dopo essere tornati in un’area particolarmente esposta nel tentativo di aiutare altri colleghi. L’intervento “tempestivo” del preside ha evitato una tragedia ancora più vasta: il preside è riuscito a coordinare l’evacuazione verso zone sopraelevate, mettendo in salvo centinaia di studenti prima che l’ondata raggiungesse l’edificio. Una storia che si aggiunge a tante testimonianze di coraggio, solidarietà e prontezza che stanno emergendo in queste ore dalle regioni colpite.
Intanto le attività di individuazione dei superstiti, di soccorso e di supporto alle comunità proseguono in uno scenario estremamente complesso. L’esercito nepalese ha dispiegato migliaia di militari, affiancati da altre forze di sicurezza, per le operazioni di salvataggio e distribuzione degli aiuti. Le comunità colpite vivono in condizioni di grande precarietà, evidenzia il sito web di Caritas Italiana che è in costante contatto con la Caritas del Nepal. Mancano, infatti, cibo, ripari, cure mediche e beni essenziali. Molti sopravvissuti, in particolare bambini, sono “profondamente traumatizzati”.

Le priorità immediate restano ripari di emergenza, cibo e acqua sicura, assistenza sanitaria e psicologica, protezione per donne, bambini e anziani, e materiali per l’istruzione: decine le scuole distrutte e altrettante quelle danneggiate, con migliaia di studenti che necessitano di spazi e materiali per continuare a studiare.
Per Save the Children i bambini “stipati nei rifugi pubblici corrono un rischio maggiore di contrarre malattie, anche a causa della difficoltà a reperire acqua pulita per bere e lavarsi”. Lungo la strada che collega la capitale Kathmandu a Trishuli Bazar – un tempo area di mercato e cuore commerciale del distretto di Nuwakot – si stanno “accumulando sacchi per cadaveri che iniziano a emanare un forte odore di decomposizione”, spiega l’organizzazione. Gli operatori hanno riscontrato bambini “visibilmente sofferenti, qualcuno è in cura per infezioni delle vie respiratorie e febbre. Alcuni dei minori che ora vivono in edifici comunitari situati in zone più elevate, hanno trascorso giorni all’aperto dopo le inondazioni”.

Foto Facebook Caritas Nepal

Yalmo (nome di fantasia), 57 anni, giunto in un centro di accoglienza a Nuwakot con la propria famiglia, ha riferito che alcuni dei suoi nipoti tossivano, mentre altri bambini presenti nel centro avevano sviluppato una leggera febbre. Sua moglie, stringendo a sé alcuni dei nipoti malati, ha spiegato che la famiglia è rimasta senza nulla dopo che l’acqua ha travolto la loro comunità. “Siamo rimasti troppo a lungo all’aperto, quindi abbiamo mal di gola e febbre” ha detto, come riferisce Save the Children secondo la quale mentre le piogge e il rischio di ulteriori inondazioni improvvise continuano a minacciare le comunità i bambini sono anche esposti al “rischio di malattie trasmesse da vettori, come la dengue, poiché l’acqua stagnante favorisce la proliferazione delle zanzare”. “Il pericolo immediato legato alle devastanti inondazioni improvvise potrebbe essere passato in alcune zone, ma temiamo che si stia profilando una seconda crisi. Ambienti sovraffollati, acqua contaminata, scarse condizioni igienico-sanitarie e accesso limitato all’assistenza sanitaria creano le condizioni ideali per epidemie che possono colpire duramente i bambini, che arrivano nei centri di accoglienza e nei rifugi temporanei con tosse e altre malattie dove, a volte, mancano i medicinali. Nelle aree rurali o completamente isolate, la situazione sarà ancora più grave” ha detto Tara Chettry, Direttrice di Save the Children in Nepal. Intanto dall’Italia giunge  la notizia di un un pacchetto di aiuti umanitari del valore di 250 mila euro per la popolazione. I contributi – si legge suk sito della Farnesina – sosterranno le attività dell’Unicef e della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

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