Le stimmate: il sigillo dell’amore di Dio in Francesco di Assisi

Scritto il 17/09/2026
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Ognuno di noi è alla ricerca di un senso da dare alla propria vita. C’è chi si tuffa in mille cose da fare e poi alla fine si accorge di non avere nulla non solo tra le mani, ma soprattutto nel cuore. C’è chi si stordisce nel postare sui social la propria immagine, per attirare tutti a sé, passando il tempo a contare i like e rischiando di illudersi di raggiungere l’apice dei consensi. C’è chi cerca il benessere a tutti i costi, camminando anche sulla testa degli altri, e alla fine si accorge di rimanere solo.
Sembra una contraddizione, ma in realtà l’individuo, anche nel guazzabuglio, cerca un senso da dare alla propria vita: è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, ma purtroppo non sempre lascia spazio alle domande esistenziali, perché richiedono impegno e fatica. Spesso rincorre gli idoli sostitutivi che lo portano a non fermarsi, a non pensare, a non riflettere, a non meditare. Molte volte percepisce di essere esistente, ma spesso non si sente vivente.
Francesco di Assisi ha vissuto una vita costellata di ombre e di luci, di solitudine e di fraternità, di confusione e di ricerca di senso, di fragilità esistenziali e di bisogno di unificazione profonda. Egli incomincia a sperimentare la vita autentica quando incontra Cristo povero e crocifisso. È la scoperta del suo amore senza fine che lo porta a scegliere di vivere il Vangelo sine glossa e sine proprio tra gli emarginati del tempo: “Lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo” (Test 14-15, FF 116).
Il cammino sulle orme di Cristo povero e crocifisso non è stato semplice per Francesco. Basta pensare che la sua scelta di radicalità evangelica non è stata a suo tempo accolta da tutti i frati: tornando dall’Egitto, costretto ad affrontare le difficoltà create da chi contestava il progetto originale di vita, decise di rinunciare al governo.
Oggi non si accetta più di venire in contatto con il dolore, che comunque fa parte della vita. Si cerca in tutti i modi di eluderlo, di trovare solo strade che garantiscano il benessere a tutti i costi, anche a scapito degli altri. Spesso esiste solo la ricerca individuale, manca il bisogno di confronto e si cade nella contrapposizione: non si è coscienti che la verità si compone con l’apporto di tutti. Se non si riscopre la bellezza del bene comune, si rischia di fare del male a sé e agli altri.

Il serafino sulla Verna
Il 17 settembre 1224 Francesco, mentre sulla Verna meditava sulle sofferenze di Cristo, vide apparire un serafino che gli impresse le stimmate: “Chi sei tu, o dolcissimo Iddio mio? Che sono io, vilissimo vermine e disutile servo tuo?” (Fior 3, FF 1915).
Sono le parole ripetute da Francesco di notte, pregando sul monte. Sono le domande che lo interpellano, perché in contatto con il sé profondo trova Cristo povero e crocifisso. Dopo la sua conversione Francesco, scegliendo di essere povero come e con i poveri, riconosce in sé tutte le sue fragilità e quelle altrui per amore di Cristo. Impara ad accogliere la sofferenza perché scopre che fa parte della vita umana. Sulla Verna prega e chiede a Gesù Cristo di sperimentare tutto il dolore che aveva provato sulla croce e tutto l’amore che ha donato per l’umanità, offrendo se stesso (cfr Fior 3, FF 1919).
Le stimmate sono la prova della sua identificazione con il Crocifisso povero e con tutti i crocifissi del suo tempo. Sperimenta la sua conformazione a Cristo nel dolore, che ormai ritiene parte della vita, e nella gioia dell’amore che riceve da Lui. La conformazione a Cristo, anche corporea, gli permette di scoprire la bellezza della vita nel dolore, perché l’amore autentico comprende anche l’attraversamento della sofferenza. Francesco, facendo memoria del Crocifisso povero nel suo corpo, si identifica con Lui e sceglie di vivere solo per amore, aprendo il suo cuore sino ai confini del mondo.

Un’altra modalità di vita
Il senso della vita non chiude alla speranza: chi sceglie di seguire Cristo povero e crocifisso, come Francesco di Assisi, sente che i suoi passi sono sostenuti dal Signore ovunque. Testimonia nel quotidiano un’altra modalità di vita, che ricompone, con chi incontra, l’immagine e somiglianza che Dio ha impresso in ciascuno, liberando e custodendo la bellezza dell’umanità. Guidato dallo Spirito, diviene anche nei momenti di sofferenza testimone vivente del Figlio di Dio che ha dato la vita per ciascuno di noi, perché crede che il Signore non lasci mai solo nessuno.
Spesso oggi i grandi assenti dalla nostra vita sono Gesù Cristo e il Vangelo.
– Se mi sento amato da Dio, come sto imparando ad assumere nel quotidiano il volto del Signore, come ha vissuto Francesco di Assisi?
– In che modo sto progressivamente maturando una reale esperienza di fede che si riflette nelle mie relazioni?

Le stimmate impresse dal Signore in Francesco sono il sigillo e la prova che Dio ancora oggi chiama ciascuno di noi a essere ovunque riflesso del suo amore eterno.
– Ho individuato e chiamato per nome il sigillo che il Signore ha impresso nella mia vita, per essere fedele a Cristo, al Vangelo, a tutte le persone del nostro tempo e al creato intero?

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