(Da Gran Canaria) L’appuntamento è alla Parrocchia di San Lorenzo a Las Palmas. Si raggiunge percorrendo una strada che s’inerpica su una collina brulla e costellata di Palme, sebbene sia stato un inverno freddo e piovoso. È in questa chiesa di periferia che si è svolta una giornata di preghiera alla vigilia di Pentecoste e in preparazione della visita che Papa Leone XIV farà a Gran Canaria e Tenerife l’11 e il 12 giugno. L’incontro alterna momenti di preghiera, silenzio, adorazione e catechesi. Ci sono tutti: giovani, famiglie, operatori Caritas, membri di associazioni e movimenti. Al termine dell’incontro, sulla piazza antistante, i partecipanti si dispongono in semicerchio dando vita ad un flashmob che si è concluso con la lettura di un testo di denuncia sulla migrazione forzata e l’impegno ad accogliere e servire, soprattutto gli ultimi. Tre uomini coperti in viso da un cartone nero e con in mano dei bastoni strattonano con forza un ragazzo straniero e lo mettono dentro un bidone. La scena si ripete più volte. E’ l’immagine violenta di una migrazione che si imbatte su questa isola percorrendo una delle rotte piu pericolose al mondo. “Riaffermiamo con fermezza: no al razzismo e alla xenofobia; sì all’umanità, alla dignità e alla fraternità universale”, dice al microfono una donna della “delegazione” diocesana per le migrazioni.
“Possa il nostro impegno raggiungere ogni angolo del mondo e tutte le regioni segnate dalla guerra e dalla violenza, perché ogni persona, senza eccezione, merita di vivere in pace e libertà”.
Las Palmas, un momento della rappresentazione scenica sulle migrazioni forzate (foto Biagioni/Sir)
La Chiesa delle Canarie si definisce “chiesa in uscita” e non si stanca di mettersi a fianco di chi è stato costretto a fuggire dalla propria patria, a raccogliere i sogni infranti lungo il cammino e a piangere le troppe vite perse nel tentativo di raggiungere la salvezza. La rotta delle Isole Canarie – dicono – rimane la più letale. Il 70% dei morti registrati sulle rotte migratorie irregolari verso la Spagna (sette morti su dieci) si sono verificati su questa rotta. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) la classifica come la seconda più letale al mondo, seconda solo al Mediterraneo centrale. Solo nel 2025, nel tentativo di raggiungere le Isole Canarie, 1.172 persone hanno perso la vita.
“Il Papa ha deciso di fare tappa a Gran Canaria e Tenerife proprio per mettere in luce questa realtà”, dice mons. José Mazuelos Pérez, vescovo di Gran Canaria. “È impossibile ignorare che la migrazione non sia un problema. Dobbiamo fermarci a riflettere, perché si tratta di un fenomeno che chiama in causa tutta la nostra civiltà. La Chiesa richiama alcuni principi fondamentali: il diritto di migrare e il diritto di restare, il bene comune e la dignità della persona umana. Speriamo dunque che il Papa porti questa realtà in primo piano e che il nostro mondo prenda coscienza della necessità di affrontarla”. “L’altra cosa che speriamo – aggiunge il vescovo – è che dia forza alla nostra diocesi, perché è una diocesi molto secolarizzata. Qui è arrivato il boom del turismo europeo: la gente viene per pochi giorni, per svago, per consumare, e la società si è progressivamente secolarizzata. Tuttavia, stiamo constatando che le persone non sono soddisfatte: avvertono un vuoto, sono stanche del materialismo e del consumismo.
Ed è proprio qui che dobbiamo avere il coraggio di dire: noi abbiamo una risposta e la forza di annunciare e vivere il Vangelo”.
Un momento della giornata di preghiera in preparazione della visita del Papa a Gran Canaria (Foto Biagioni/Sir)
La festa per l’arrivo del Papa a Las Palmas è già cominciata. I giovani si stanno preparando a riceverlo con canti e musica. Sebbene non sia previsto un incontro con loro e l’agenda del Papa sia fitta di appuntamenti, vogliono andarlo a salutare la sera sotto il vescovado di Gran Canaria dove il Santo Padre sarà accolto per la notte. Ariadna Weiler, 24 anni, dice che ai giovani questo Papa piace.
“Si sta avvicinando al mondo e lo sta facendo con un messaggio di pace che è fondamentale proprio perché risuona in un mondo purtroppo sprofondato nel caos e nella miseria”.
Giovani di Gran Canaria in attesa di Papa Leone (Foto Biagioni/Sir)
“Siamo una Chiesa che accoglie ed è costantemente in uscita”, dice Daniel Acevedo, seminarista di soli 21 anni. “E il Papa verrà a confermarla nella fede ma soprattutto nella carità”. Esteban Ramos, giovane imprenditore di 31 anni ricorda che “è la prima volta, in ventuno secoli di papato, che un Papa arriva fino a queste isole. L’evento è storico e le aspettative sono molto alte. Ma la parola che in tanti qui si aspettano è “speranza”. Molte persone arrivano sull’isola in cerca di una nuova casa, di una nuova vita. Ma troppo spesso si trovano davanti a un muro. Per questo penso che la speranza sia la parola che dobbiamo custodire più di tutte, soprattutto in questo momento. E dobbiamo lasciare che lo Spirito apra i nostri cuori, apra le porte, ci aiuti a costruire ponti e a creare nuovi cammini”.
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