“Molti media ucraini hanno riportato le parole del Papa, e tutto il nostro popolo — non solo i cattolici, ma anche gli ortodossi, i protestanti, gli appartenenti ad altre religioni e persino i non credenti — riconosce che il Santo Padre è accanto a noi in questo momento drammatico”. A raccontare da Zaporizhia come è stato accolto l’appello lanciato ieri da Papa Leone XIV per l’Ucraina dopo la preghiera dell’Angelus, è il vescovo greco-cattolico Maksym Ryabukha, esarca di Donetsk. “Sentire la voce del Papa e ascoltare la sua preghiera al Signore per il popolo ucraino è, in realtà, un grande segno di speranza: la speranza di non essere dimenticati, di non essere relegati al secondo, terzo o decimo posto tra le preoccupazioni del mondo. È la consapevolezza che c’è ancora qualcuno che difende la verità e la dignità della vita umana. Per noi è molto importante percepire il sostegno del Papa, perché egli rappresenta una voce morale nel mondo politico e civile. Le sue riflessioni sono anche quelle di una grande parte dell’umanità, e questo ci fa sentire uniti, sostenuti, compresi. Ci dona speranza”.
Condivido pienamente il pensiero del Santo Padre quando afferma che la guerra è una ferita che infetta l’intera famiglia umana.
È un dolore che nulla può compensare, un vuoto che niente riesce a colmare, un dramma di sofferenza che non ha alcuna giustificazione.
E davanti a tutto questo, il dolore diventa ancora più forte. Per noi, inoltre, non si tratta solo dei quattro anni di guerra su vasta scala ai confini del Paese: il conflitto è iniziato nel 2014. La gente della mia diocesi sa bene che sono già dodici anni di un dolore che non si arresta, di un senso di desolazione, di una sofferenza che schiaccia il cuore. Eppure, in tutto questo, cerchiamo di rimanere aggrappati al Signore, guardando alla sua croce, cercando di essere con Lui. Perché solo la forza di Dio dà il coraggio e la capacità di guardare avanti, di continuare a camminare, di custodire nel cuore i valori fondamentali della libertà, della dignità e della preziosità della vita umana.
Il Papa ha detto: “La pace non può essere rimandata, è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili”. I cuori in Ucraina sono pronti alla pace nel cuore? Quali “decisioni” attendete da parte dei responsabili politici?
È giusto dire che la pace non può essere rimandata: ogni giorno significa centinaia di vite che potrebbero essere salvate.
Mons. Maksym Ryabukha, vescovo dell’esarcato greco-cattolico di Donetsk
I cuori degli ucraini sono pronti alla pace fin dal primo giorno della guerra. Ma ciò che attendiamo dai responsabili politici è che non venga violata la dignità della vita del nostro popolo. Oggi, infatti, sembra che si chieda a noi di arrenderci, di cedere territori ai russi, di permettere loro di schiacciare la vita nei territori occupati. Aspettiamo che i responsabili politici inizino a parlare anche alla Russia e al popolo russo. Devono fermarsi e ritrovare finalmente la propria umanità.
Quale messaggio vuole rivolgere all’Europa e al mondo in occasione di questo anniversario?
Penso che il messaggio più importante che vorrei rivolgere all’Europa e al mondo, in occasione di questo anniversario, sia che dobbiamo comprendere tutti che non si tratta di un conflitto locale, né di una disputa interna tra popoli che non hanno trovato un accordo. È una guerra che riguarda l’intera Europa, che tocca i valori fondamentali della vita, il senso della dignità umana e, in definitiva, il nostro futuro. Oggi qualcuno sta tentando di riportare il mondo alla logica del più forte, dove non governa la giustizia ma la forza. Siamo tutti chiamati a scegliere se accettare questo cambiamento culturale e mentale — un cambiamento che stravolge i valori stessi della vita — oppure rimanere fedeli al cammino che l’umanità ha compiuto negli ultimi secoli, diventando più giusta, più degna, più umana.
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