Dieci anni dopo il martirio di padre Hamel, la memoria diventa segno di riconciliazione e pace

Scritto il 25/07/2026
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Sono passati 10 anni. Era il 26 luglio 2016 quando padre Jacques Hamel fu assassinato nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray mentre celebrava la Messa. Venne sgozzato da due giovani che avevano giurato fedeltà al sedicente Stato islamico. Non erano soli: hanno agito grazie all’aiuto di altri 4 complici. Lo hanno fatto davanti a cinque parrocchiani, tre suore e la coppia di pensionati Guy e Jeannine Copponet. Prima di essere sgozzato, il sacerdote fu costretto ad inginocchiarsi. Le sue ultime parole furono: “Vattene, Satana! Lontano da me, Satana”. Si aprì quasi immediatamente il processo di beatificazione. Papa Francesco poco dopo l’assassinio, disse: “Dobbiamo pregarlo, è un martire e i martiri sono beati”.

Roma, 10 aprile 2019: consegna dei documenti della causa di beatificazione alla Congregazione per le Cause dei Santi

“A dieci anni da questa tragedia, il suo ricordo rimane vivo”, si legge in un dossier preparato per i dieci anni della sua morte dalla Conferenza episcopale francese: “incontri, celebrazioni e messaggi di solidarietà testimoniano un rifiuto collettivo di dimenticare. Mentre il processo di beatificazione di padre Hamel prosegue, la sua eredità continua a risuonare e a ispirare la società”. Per l’anniversario della sua morte, la diocesi di Rouen e la città di Saint-Étienne-du-Rouvray organizzano due giornate di commemorazione sabato 25 e domenica 26 luglio. Si parte dunque sabato con una tavola rotonda dal titolo “Musulmani e cattolici: educare i giovani all’incontro con l’altro”, presso la Casa Parrocchiale di Saint-Étienne-du-Rouvray. In serata, si terrà una veglia commemorativa “Jacques Hamel in parole e azioni”, presso la Cattedrale di Rouen che alternerà momenti di musica a letture di brani scritti dallo stesso padre Hamel. Domenica mattina, alle 9.30. partirà una Marcia silenziosa verso la chiesa di Saint-Étienne, ripercorrendo l’ultimo tratto di strada fatto dal sacerdote per andare a celebrare la Messa e alle 11, il card. Jean-Marc Aveline, Presidente della Conferenza Episcopale di Francia, presiederà la Messa durante la quale sarà l’arcivescovo Dominique Lebrun di Rouen a pronunciare l’omelia. Saranno presenti il sindaco, un membro del Parlamento, e il prefetto della Regione Normandia.

Roseline Hamel mostra il crocifisso appartenuto a padre Jacques (Foto SIR)

“Il percorso che ho intrapreso negli ultimi 10 anni è un percorso di resilienza”, dice Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel. “Un percorso – aggiunge – per ritrovare la mia pace interiore, che avevo definitivamente perso nei primi mesi”. Roseline racconta la straordinaria esperienza vissuta con Nassera Kermiche, madre di uno dei due terroristi. Insieme hanno deciso di raccontare la loro storia al giornalista francese Samuel Lieven. Ne è uscito un libro, “Sorelle di dolore” (Edizioni Ares-Lev), che narra l’inatteso percorso di riconciliazione vissuto “ad appena un chilometro di distanza l’una dall’altra, lo stesso giorno, alla stessa ora, per lo stesso motivo”.

Anche per una delle religiose presenti all’uccisione di padre Hamel, suor Danièle è stato molto difficile affrontare i primi anni. “Non riuscivo nemmeno a sedermi al mio solito posto in chiesa, quello in cui mi trovavo il giorno della tragedia”. La religiosa racconta anche di aver avuto bisogno di uno psicologo. Ma poi aggiunge: “Quello che è successo a Padre Jacques è stato tragico, ma oggi la sua testimonianza continua a fare la differenza nel mondo. Quell’evento ha toccato profondamente tantissime persone. Quando vedo tutta la gente che viene in chiesa, che visita i luoghi legati alla sua memoria, penso che tutte queste persone vengano qui per pregare per la pace”. “Un’immagine mi accompagna spesso: volevano ucciderci, volevano vederci morire, ma hanno dimenticato una cosa. Siamo stati come piccoli semi, e quei piccoli semi sono diventati amicizia, fraternità, incontri tra le persone, ricerca della pace”.

La chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray dove è stato assassinato padre Jacques Hamel

L’arcivescovo Dominique Lebrun racconta come la città di Rouen sia oggi conosciuta in tutto il mondo grazie alla vita donata fino al martirio da padre Hamel. “Per me questa non è una città qualunque”, dice. “È un luogo carico di significato, un luogo di fonte spirituale. Perché la definisco così? Perché lì c’era un sacerdote che ha portato a compimento la sua missione fino alla fine del suo ministero. E questo non significa semplicemente che sia morto. Significa che, sia stato ucciso nel pieno della sua missione, nel cuore della città che tanto amava, per mano di uno dei suoi stessi concittadini. E, come sapete, non è morto condannando colui che lo ha ucciso. Le sue ultime parole furono rivolte contro Satana, non contro quella persona. Per questo è davvero un luogo di ispirazione”.

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