Democrazia: simulacri e attacchi

Scritto il 22/07/2026
da

Giù le mani dalle libere elezioni: vedendo quanto accade in paesi prossimi al voto il pensiero sorge spontaneo. Nei prossimi mesi si aprono infatti le urne in nazioni tra le più potenti e guerresche del mondo – Russia, Usa (con il voto di metà mandato o Mid term), Israele – ma anche in Italia la legge elettorale tiene banco.

In Russia si vota il 18-20 settembre: andrà in scena il collaudato copione che dal 2011 garantisce ininterrottamente il potere a Putin. Ufficialmente le elezioni sono libere: oltre a quella del presidente in carica (che ha corso da indipendente supportato dal “Fronte popolare panrusso” e ora si è avvicinato a “Russia Unita”) si presentano altre coalizioni. Al momento sono undici le liste che hanno presentato la candidatura alla Commissione elettorale, si vedrà a breve quante saranno ammesse a partecipare. Il leader più forte dell’opposizione, Boris Nadezhdin, che aveva definito la guerra all’Ucraina “un errore fatale”, è bloccato: nel 2025 il suo partito è stato chiuso e – dopo aver raccolto le firme necessarie per la competizione – è stato dichiarato “agente straniero” e quindi arrestato per uso di “simboli estremisti”. Guidato da Davankov, il partito comunista “Gente nuova”, che sposa sostanzialmente la linea di Putin, sopravvive in quanto funzionale al mantenimento di una “opposizione sistemica” controllata, valvola di sfogo del malcontento che consente la sopravvivenza di un simulacro di democrazia. “Gente nuova” porterà via qualche preferenza: in passato aveva ottenuto due manciate di seggi a fronte degli oltre trecento di Putin. Certo dal 2022, ossia dall’inizio di quella che il premier chiama “Operazione speciale” in Ucraina, le ragioni di scontento non mancano in Russia: il paese è cambiato, quattro anni di guerra pesano sulle persone sia in termini di lutti (per altro Putin ha annunciato l‘arruolamento di altri 500mila militari), sia come crisi economica. I droni ucraini hanno colpito le raffinerie russe e le città si trovano senza carburanti: ai distributori sono pochi i litri disponibili per ogni automobilista e ad un costo triplicato. Il partito legato al presidente, “Russia unita”, fa da parafulmine: per le cose che non vanno si attacca la coalizione e mai direttamente Putin, che i sondaggi quotano gradito al 70% degli elettori.

Chi invece è sceso a poco più del 30% è il presidente degli Usa, paese in cui libertà di parola e di protesta non sono chimere. Eppure, parlando pochi giorni fa alla nazione, Trump ha fatto rivelazioni allarmanti in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Ha manifestato dubbi sulla regolarità delle stesse, specie riguardo il voto elettronico; ha parlato di ingerenza di nazioni straniere (la Cina in primis); ha sostenuto di aver fatto verificare le identità di migliaia di elettori, smascherando – a suo dire – centinaia di migliaia di persone che senza titoli per esserlo (cittadinanza) si trovavano negli elenchi dei cittadini votanti. Per altro, con ciò arrogando a sé una funzione che pertiene ai singoli stati confederati e non al presidente. Il contesto del paese motiva la sua corsa in avanti: l’economia zoppica, il costo carburanti è alle stelle, la guerra da lui voluta contro l’Iran si sta rivelando un fallimento economico e di prestigio politico nazionale e internazionale, dato che fino ad oggi è servita a rafforzare il paese nemico (Hormuz docet). Anche per questo Trump va spingendo sulla legge “Save America Act”, arenata in Senato, che limita le votazioni per posta e obbliga al voto di persona con documento di identità.

Si vota anche in Israele, il 27 ottobre, e anche lì ci si è mossi. Prima della chiusura preelettorale del parlamento, l’estrema destra è riuscita a far passare una serie di provvedimenti: congelati gli arresti dei renitenti alla leva (ultraortodossi), aumentata per gli altri la durata della stessa (da 30 a 32 mesi), ampliato il controllo del governo sui media, aumentati i finanziamenti pubblici ai partiti. Netanyahu, in bilico a causa della reazione al 7 ottobre 2023 e, secondo i sondaggi, inviso alla metà degli israeliani, si muove per formare un nuovo governo di ampia alleanza nazionale, allontanandosi dalla parte estremista. La quale, ovviamente, non ha gradito: le primarie fissate per il 4 agosto sono slittate al 17, mentre le tensioni crescono.

Anche in Italia – dove le prossime politiche sono previste per la primavera 2027 – non mancano attriti legati alla legge elettorale approvata dal parlamento e ora al vaglio del senato: l’asprezza che da mesi anima i dibattiti rivela le molte contrarietà. Tra gli aspetti che hanno allarmato opposizioni e commentatori ne spiccano almeno due: il premio di maggioranza e le liste bloccate. Circa queste ultime, la questione dell’eliminazione dei collegi uninominali e dell’impossibilità del voto di preferenza è strettamente legata al tema della rappresentanza democratica, che dovrebbe mettere al centro la libertà di scelta del cittadino-elettore e non le scelte dei segretari di partito i quali, optando per le liste bloccate, vanno a preconfezionare il futuro parlamento. Quanto al premio di maggioranza, questo si prevede per la lista o coalizione che raggiunge il 42% delle preferenze in entrambe le camere. Già stabilito il numero dei seggi aggiuntivi che ne verrebbero: 70 alla camera e 35 al senato. La novità viene motivata nei termini di una maggiore stabilità e governabilità per il paese, mentre la controparte vi legge un altro doppio scopo: ottenere oggi più seggi per pilotare domani la scelta del prossimo Presidente della Repubblica (il mandato di Mattarella scade a febbraio 2029). Questa interpretazione relativa alla taciuta ambizione ultima dell’attuale governo è stata avvalorata dalle dichiarazioni della premier, Giorgia Meloni, che a fine giugno ha dichiarato: “Un Presidente della Repubblica espressione della destra potrebbe non essere più un tabù”. Potrebbe, ma con un forte e irrinunciabile distinguo: il Presidente della Repubblica è un super partes per definizione, che si sradica dalla tessera che può aver avuto nella sua vita politica, poiché per sua natura “rappresenta l’unità nazionale” (art. 87 della Costituzione italiana) non l’unità di una parte sola, seppur forte.

The post Democrazia: simulacri e attacchi first appeared on AgenSIR.