Festa del cinema di Roma, quinto giorno. Il premio Oscar Taika Waititi presenta “Klara e il sole”, dal romanzo del Nobel Kazuo Ishiguro. Un racconto di formazione fantastico che esplora il rapporto genitori-figli, la solitudine e il valore dell’amicizia. Con Jenna Ortega e Amy Adams. In cartellone anche “L’amore immortale” (“Le Fantôme de l’Opéra”) di Alexandre Castagnetti, rilettura dell’opera di Gaston Leroux. Un suggestivo viaggio all’interno dell’Opéra Garnier e del suo corpo di ballo, su tonalità romance-mystery alla “Twilight”. Con Deva Cassel e Romain Duris.
“Klara e il sole” (al cinema dal 22 ottobre)
“Volevo che il pubblico vedesse il mondo attraverso gli occhi di Klara e lo vivesse come lo vive lei. Mi interessava la sua prospettiva da outsider, perché i personaggi che guardano il mondo dall’esterno ci permettono di vedere ciò che normalmente diamo per scontato e di ricordarci la bellezza che ci circonda”. Così il regista e sceneggiatore neozelandese Taika Waititi – suo “Jojo Rabbit” (2019), Oscar per la miglior sceneggiatura non originale – presenta il nuovo film “Klara e il sole”. È l’adattamento del noto romanzo dello scrittore britannico di origine giapponese Kazuo Ishiguro, premio Nobel per la letteratura nel 2017. Rivolto a un pubblico giovane e adulto, è una storia metaforica sulle rotte del fantastico e del futuristico, che esplora la crescita, il dialogo tra genitori e figli, l’amicizia, la paura del domani e il trauma della morte. Protagoniste le valide Jenna Ortega e Amy Adams; nel cast anche Mia Tharia, Aran Murphy e Steve Buscemi. Targato Sony Pictures, è in sala dal 22 ottobre.
La storia. In un futuro non troppo lontano, dove i droidi sono diffusi nella società e si comprano tranquillamente nei negozi, Klara è un’intelligenza artificiale a energia solare dall’aspetto antropomorfo, in cerca di una famiglia, di un acquirente. L’occasione arriva con la giovane Josie e sua madre Chrissy. Klara è sopraffatta dalla contentezza, desidera finalmente sentirsi utile. Nella nuova casa scopre ben presto le fragilità e le sofferenze di Josie e Chrissy, in primis il lutto che condividono.
Sul tracciato di “Pinocchio” di Collodi e del film “A.I. Intelligenza artificiale” (2001) di Steven Spielberg, “Klara e il sole” è un’opera metaforica che esplora il domani ma in verità scandaglia il nostro presente e le sue fratture. Anzitutto il rapporto genitori-figli, tra mancanza di ascolto e dialogo disperso. Josie e Chrissy sono rimaste sole, con le ferite di un lutto bruciante. La casa è un territorio abitato dall’agiatezza ma anche dal silenzio, da una sofferenza diffusa. L’umanoide Klara porta “scompiglio” e calore, nuova vita, nonostante sia un’“Amica Artificiale”. Grazie al suo straordinario spirito di solidarietà e sacrificio, Klara scioglie il ghiaccio nell’anima delle due donne. Nel film si inserisce anche il tema dell’isolamento sociale, che spinge le persone a cercare affetto e ascolto in soluzioni poco ortodosse. Se in “Rental Family” si faceva riferimento al “noleggio” dei componenti familiari, in “Klara e il sole” non si va molto lontano: droidi capaci di rimpiazzare legami autentici. Un po’ come nell’ottimo “Lei” (2013) di Spike Jonze.
Waititi compone un affresco sociale e familiare acuto e interessante, dalla veste grafica patinata e seducente. Il film ha una valida cura formale e un’indubbia densità tematica e narrativa, dai riverberi educativi; l’andamento è scorrevole, ma qua e là si registrano lungaggini che ne diluiscono la compattezza. Consigliabile, problematico-poetico, per dibattiti.
“L’amore immortale”
Nell’autunno 2026 si festeggiano i quarant’anni del musical “The Phantom of the Opera”, nato dal genio creativo di Andrew Lloyd Webber e ispirato al celebre romanzo “Le Fantôme de l’Opéra” (1909-1910) di Gaston Leroux. E alla Festa del cinema di Roma viene presentato un nuovo adattamento dell’opera originale francese: “L’amore immortale” di Alexandre Castagnetti, scritto dallo stesso regista insieme a Camille Fontaine. Un racconto contemporaneo, ambientato all’interno dell’Opéra Garnier. Con Deva Cassel, Romain Duris, Julien de Saint-Jean e Laika Blanc-Francard. Prodotto da Snd Films, FullDawa Films, Rai Cinema, Disney+ e Prime Video, è nelle sale italiane con 01 Distribution.
La storia. Parigi, oggi: Anastasia è una ballerina che entra come soprannumeraria nel corpo di ballo dell’Opéra. Lega subito con la collega Georgina ed entrambe aspirano al ruolo di Euridice nel balletto “L’Orpheus” che il noto coreografo James Figueras sta allestendo. La produzione è però minacciata da sinistri incidenti, che rimandano all’enigmatica figura del Fantasma dell’Opera.
“Il film intreccia amore impossibile, mistero, musica e danza, mescolando realtà, sogno e fantastico”. Così il regista Castagnetti spiega il taglio dell’opera. “I riferimenti sono numerosi – aggiunge –: ‘La Bella e la Bestia’, ‘Quasimodo’, ‘Frankenstein’, ‘La forma dell’acqua’, ma il più simile è sicuramente ‘Twilight’”. Il regista franco-italiano ha voluto coniugare l’amore per l’opera, una tradizione di matrice classica, con atmosfere e generi più contemporanei, in cerca di un pubblico giovane. Punti di forza sono il richiamo all’opera di Leroux e la suggestiva ambientazione nell’Opéra Garnier, cui si aggiunge un’ottima messa in scena, elegante e sontuosa; l’impianto narrativo risulta invece più modesto, un thriller-romance che oscilla tra inciampi mielosi e lungaggini. Buona di certo la proposta, ma non sempre regia e sceneggiatura hanno un controllo solido. Consigliabile-complesso, problematico, per dibattiti.