Padre Pio: cittadinanza a p. Faltas, da Pietrelcina l’appello per Gaza e le scuole cristiane

Scritto il 23/09/2026
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Pietrelcina – Pietrelcina, paese natale di Padre Pio, celebra oggi la festa liturgica del Santo con un evento di rilievo: alle 18.30 sarà conferita la cittadinanza onoraria a padre Ibrahim Faltas, della Custodia di Terra Santa, su decisione unanime del Consiglio comunale. Ieri sera il religioso ha incontrato la comunità e i giovani dell’oratorio. “Sono molto emozionato. La mia devozione a San Pio risale a molti anni fa e si è rinsaldata nel tempo leggendo i suoi scritti e visitando San Giovanni Rotondo e Pietrelcina”, afferma al suo arrivo parlando con il SIR: “Il mio legame con San Pio diventa ancora più filiale oggi. Ricevere la cittadinanza nel giorno della sua Festa e fra la sua gente mi rende orgoglioso di entrare a far parte di una comunità che condivide i valori profondi della fede. Devo ringraziare il sindaco Salvatore Mazzone: fin dal primo momento ho sentito forte la sua accoglienza fraterna”.
Padre Faltas è stato più volte a Pietrelcina, ma sottolinea il significato della visita: “non sono più solo un pellegrino che viene a pregare nei luoghi dove il piccolo Francesco dedicò la sua vita al Signore, oggi assumo, come cittadino, l’impegno di diffondere la devozione ad un Santo che, come il Serafico Padre San Francesco, ha dato nuovi e profondi stimoli alla Chiesa universale”.
Qual è oggi il valore del gemellaggio tra Pietrelcina e Betlemme e quali frutti concreti ha portato in questi anni?
“Il gemellaggio fra due luoghi così simbolici e profetici incarna i valori forti per i quali fu pensato già alla fine degli anni Novanta. Un gemellaggio ufficializzato ad Assisi il 21 aprile 2018”.
La situazione in Terra Santa resta drammatica, in particolare a Gaza: quale è la Sua lettura dell’emergenza umanitaria e delle priorità più urgenti?
“La situazione continua a peggiorare. A Gaza si continua a morire, a soffrire, a sopravvivere fra tante mancanze. Da anni chiedo alla comunità internazionale di intervenire per garantire i diritti essenziali a chi vive nell’insicurezza. Dopo tre anni manca tutto, chi è sopravvissuto è ai limiti della sopportazione, il territorio è irriconoscibile. L’emergenza umanitaria è una priorità: manca cibo, cure, luoghi sicuri. In questo momento ci sono 20.000 bambini a casa che stanno morendo. Hanno bisogno di cure. In questa guerra quasi 40.000 bambini sono rimasti ormai. Non soltanto hanno perso i genitori, hanno perso anche i parenti. L’urgenza è un cessate il fuoco definitivo che porti ad un equilibrio di pace. Solo con la fine delle ostilità può iniziare un serio percorso di trattative”.

Padre Ibrahim Faltas (Foto CTS)

Che tipo di intervento ritiene necessario da parte della comunità internazionale per alleviare le sofferenze dei civili e favorire un percorso di dialogo?
“L’intervento immediato è garantire la tutela dei diritti umani. Le leggi internazionali esistono ma non sempre sono applicate. Per stabilire equilibri di pace si devono eliminare le cause dei conflitti che provocano sofferenze ai civili innocenti. Il ruolo della comunità internazionale è favorire incontro, dialogo, mediazione. Le tappe verso una pace duratura trovano ostacoli: la volontà di pace deve eliminarli e proseguire con gli strumenti necessari”.
In vista delle prossime elezioni in Israele, quali scenari intravede per la stabilità regionale e per il dialogo tra le comunità?
“Come il popolo palestinese anche il popolo israeliano sta soffrendo. Ogni popolo ha diritto alla propria autodeterminazione e a vivere in sicurezza. Le elezioni in Israele e, dopo un mese, in Palestina siano un nuovo inizio di giustizia sociale e di pace. Per garantire questa possibilità è indispensabile l’intervento della comunità internazionale. L’unità è componente essenziale della volontà di pace. Chiedere la pace uniti e determinati è responsabilità di ognuno di noi”.
Perché le scuole cattoliche di Terra Santa sono state bloccate, perché Israele non concedeva visti agli insegnanti che vengono dalle città palestinesi?
“Abbiamo avuto molti problemi per iniziare l’anno scolastico nelle scuole cristiane di Gerusalemme perché a 170 insegnanti e dipendenti della Cisgiordania non erano stati rinnovati i permessi. Sono stati ora rinnovati ma per un periodo limitato e fra pochi giorn, il 7 ottobre, torneremo ad avere questo problema. Sono lavoratori che si alzano alle 4 del mattino per raggiungere il muro, attraversarlo a piedi e poi prendere un mezzo pubblico. Per molti questo lavoro rappresenta l’unico sostegno economico per le famiglie. La Cisgiordania è sempre più divisa da posti di blocco e checkpoint. Con la mancanza di pellegrinaggi molti cristiani hanno perso il lavoro e la povertà è aumentata. In tre anni circa 300 famiglie cristiane della zona di Betlemme hanno lasciato la Terra Santa per nazioni più sicure”.

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