(Foto Calvarese/SIR)
“Non abbiamo mai mollato”. Lo guardi negli occhi, padre Daniele Canali, e ne percepisci il sorriso. 48 anni, romano del vicino quartiere di Centocelle, è nella parrocchia dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo da 11 anni, di cui gli ultimi quattro da parroco. Quando lo incontriamo, la gioia per l’imminente visita di Papa Leone XIV è palpabile in ogni gesto, ogni movimento, ogni parola che sceglie per raccontare la vita di un quartiere operaio, il Quarticciolo, sorto negli anni Quaranta come una borgata romana che nelle sue case popolari ospitava soprattutto famiglie di lavoratori migranti provenienti dal Sud Italia e sfollati del quartiere di San Lorenzo, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. La parrocchia è nata nel 1942 e nel 1948 è stata affidata ai Padri Dehoniani. La chiesa attuale è nata nel 1954, e negli ultimi anni c’è stato un progressivo spopolamento, ci spiega il parroco, “ma noi non abbiamo mai mollato: nemmeno nel periodo del Covid, quando il tracollo sociale è apparso ancora più evidente.
Ci sono tante situazioni di criminalità, ma questo è un quartiere di brava gente e di molte famiglie povere.
Le persone qui si alzano presto per andare al lavoro e fanno molti sacrifici. Noi abbiamo molta fiducia nelle nostre famiglie, nei giovani, nei nostri anziani, che sono moltissimi”.
Tre Papi. Papa Leone, il 1° marzo, sarà il terzo pontefice a visitare la parrocchia del Quarticciolo, dopo Giovanni XXIII, il 3 marzo 1963, e Giovanni Paolo II, il 3 marzo 1982. Quarantaquattro anni dopo, sempre nello stesso mese, arriverà qui il primo papa nordamericano della storia, per assistere ad una storia di resilienza che non si stanca di apparire controcorrente rispetto ai pur noti problemi che salgono di volta in volta agli onori delle cronache, primo fra tutti lo spaccio di droga tra i giovani.
“C’è molto fermento e una grande attesa, perché la visita del Papa in questa borgata della periferia est di Roma rappresenta un segno luminoso”, ci dice padre Daniele: “È quasi come se fosse un anticipo della primavera per la nostra parrocchia e per il nostro quartiere”.
Il primo marzo, il Santo Padre arriverà all’Ascensione intorno alle 16 e per prima cosa incontrerà i bambini del catechismo, i ragazzi, gli adolescenti e i giovani dell’oratorio, nel campo sportivo. Poi sarà la vota di una cinquantina tra disabili, anziani e ammalati. Infine, il Santo Padre presiederà la messa e incontrerà il Consiglio pastorale e la comunità dei Padri Dehoniani a cui è affidata la parrocchia. “Purtroppo abbiamo pochi bambini, pochi giovani, ma il fatto che qui al Quarticciolo ci siano bambini, ragazzi, giovani, famiglie, anziani che resistono e rendono questa parrocchia una parrocchia viva, quando tutto intorno a loro li spingerebbe ad andare via, è già un miracolo”, spiega il parroco:
“Il Quarticciolo oggi spera, ha una grande speranza: quella di rinascere.
Speriamo che la visita del Santo Padre, del nostro vescovo, possa essere veramente un segno per aiutare questa rinascita”.
Magis. Quando entri nella grande chiesa parrocchiale, che il 1° marzo ospiterà 500 persone e, per volere del parroco, avrà alcune postazioni privilegiate per i “suoi” giovani, la prima cosa che noti è una scritta a caratteri cubitali, ai due lati dell’altare, che recita:
“Fare comunità”.
È il motto della parrocchia. Non uno slogan, ma un programma scelto proprio con i ragazzi, come quello precedente: “Come un faro nella notte”. E la metafora della luce dice molto dell’identità di questa porzione della periferia est di Roma, in cui da quattro anni si organizzano “punti luce” con candele accese in ogni casa del quartiere dove ci si ritrova per incontri di preghiera o di spiritualità. La parola d’ordine affidata da padre Daniele ai giovani, prendendola in prestito da Sant’Ignazio di Loyola, è “Magis”, come il nome dei cinque gruppi dedicati a loro e frequentati da 50 giovani:
“In genere – ci rivela il parroco – i giovani qui puntano alla mediocrità, mentre noi li sproniamo a fare sempre qualcosa in più per rispondere alla loro vocazione e dare un senso a parole come onestà, rettitudine, solidarietà, bene comune.
Cerchiamo di dare ai ragazzi innanzitutto uno spazio in cui possono trovare casa, famiglia, accoglienza, un luogo per crescere, per cercare il ‘di più’ della vita e soprattutto, quando è possibile, per riscattarsi. La missione che abbiamo come sacerdoti, soprattutto in queste borgate, è di stare accanto ai giovani: né davanti né dietro, ma accanto a loro per poterli aiutare, sostenere e accogliere”. “Magis” è la scritta coloratissima al centro del murales che circonda uno dei lati del campo sportivo: il Papa la vedrà quando incontrerà i giovani, e leggerà anche molte delle sue frasi, scritte da loro in tempi non sospetti, quando non si sapeva ancora della visita del Pontefice, comunicata solo un mese fa. Anche le pareti variopinte dell’oratorio sono piene di frasi di Papa Leone: “Sembra quasi un presagio di qualcosa che era destinato ad accadere”, commenta padre Daniele.
Niente, del resto, avviene per caso: la logica del “piccolo resto” ha radici bibliche ed evangeliche. “Non abbiamo mai mollato”, ripete padre Daniele quando gli chiediamo cosa significhi, per lui, essere parroco in questa chiesa di frontiera. “Mi piace definirmi una sentinella: in questo territorio la sentinella ha un significato negativo, è il complice che allerta gli spacciatori nel caso arrivino le forze dell’ordine. Noi siamo sentinelle del bene, che cerchiamo, con la nostra presenza, di essere un segno di speranza nel quartiere, insieme alla nostra comunità”. “Quest’anno, la notte di Pasqua, battezzeremo tre bambini peruviani che sono venuti ad abitare nel quartiere perché è stata assegnata alla loro famiglia una casa”, sorride padre Daniele: “è un segno che probabilmente, lì dove c’è uno spopolamento, arriveranno famiglie non italiane e quindi si apriranno nuove frontiere di evangelizzazione”.