Ucraina, l’elemosiniere del Papa tra la gente sotto le bombe. “Ci ha detto che non siamo soli”

Scritto il 02/11/2026
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“Era la sua prima visita in Ucraina e ci ha detto, ‘ho imparato la strada. Ci rivedremo”. Si è conclusa con questa “promessa” la visita di mons. Luis Marín de San Martín, elemosiniere di Papa Leone e Prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, in Ucraina. E’ mons. Oleksandr Yazlovetskiy, presidente di Caritas-Spes, a tracciare al Sir un bilancio della visita ma soprattutto a raccontare come il popolo ucraino afflitto dalla guerra ha accolto l’elemosiniere di Papa Leone. Accompagnato dal Sottosegretario del Dicastero, Massimo Ralli e dal nunzio apostolico mons. Visvaldas Kulbokas, mons. De San Martin ha percorso in tre giorni, dal 27 al 30 ottobre, circa 2.800 chilometri, visitando le città di Kiev, Zaporizhzhia, Brovary, Poltava e Fastiv e 12 realtà della Chiesa latina e della Chiesa greco-cattolica. Dai centri Caritas alle strutture sostenute da religiosi e religiose, operatori e volontari di diverse realtà e congregazioni. Dalle Missionarie della Carità di Madre Teresa ai salesiani, ai padri albertini, vincenziani, domenicani. Asili e scuole elementari, rifugi sotterranei, cucine parrocchiali che ogni giorno offrono alle persone pasti caldi, centri per sfollati, malati e persone con disabilità. Fari di luce in una terra ferita da una aggressione su vasta scala che dura ormai da più di 4 anni. Molti gli incontri con sacerdoti e volontari e poi l’abbraccio con gli sfollati, con le donne che hanno perso un figlio o un marito sul fronte, bambini soli, persone con disabilità, malati. “In ogni luogo ha portato il sostegno del Papa con segni concreti di carità, che permetteranno di portare avanti molti progetti”, racconta mons. Oleksandr Yazlovetskiy.

“Ci ha assicurato della vicinanza del Santo Padre. E ha trasmesso i suoi saluti. Ha sottolineato che non siamo lasciati soli in questa situazione difficile”.

E aggiunge: “Era molto interessato di sapere quali sono le sfide attuali, soprattutto considerando l’avvicinarsi dell’inverno. Ci ha anche detto che ci sono molte persone di buona volontà nel mondo, in generale e in particolare in Europa, che simpatizzano profondamente con gli ucraini e sono pronte ad aiutarci, ma molto spesso non sanno come farlo. Ci ha quindi parlato anche del nuovo sito del Dicastero dove presto sarà possibile anche per noi parlare delle nostre sfide e dei nostri bisogni, affinché le persone leggano e sappiano”.

L’elemosiniere in un centro Cartias-Spes con mons. Yazlovetskiy (Foto Rkc)

Il 29 ottobre, la delegazione si è recata a Zaporizhzhia dove ad accoglierla c’era l’esarca greco-cattolico di Donetsk, monsignor Maksym Ryabukha. I visitatori hanno potuto vedere l’asilo e la scuola elementare ricavati in locali sotterranei. “Per noi – dice al Sir il vescovo Ryabukha – è stato un momento speciale, innanzitutto perché ha rappresentato un segno della vicinanza del Papa in questo tempo così struggente. Viviamo in un periodo in cui ormai anche le cannonate si sentono a Zaporizhzhia, quasi con la stessa frequenza del canto degli uccelli.

“Sapere che qualcuno è venuto a trovarci, che ha trovato il coraggio di raggiungere queste zone di guerra e di manifestarci la propria vicinanza non soltanto a parole, ma anche fisicamente, è una grande testimonianza di fraternità e di affetto cristiano”.

“Questa vicinanza è segno dello stesso affetto con cui il Santo Padre ci accompagna. Ci sentiamo sostenuti dalla sua preghiera, dal suo pensiero e dai suoi sforzi per fare tutto il possibile affinché si realizzi la pace di Dio. Preghiamo perché i cuori, che oggi vediamo così impregnati di cattiveria, possano convertirsi e aprirsi all’amore di Dio, affinché la pace possa davvero compiersi”.

A Fastiv, l’arcivescovo Luis Marín de San Martín in un centro di aiuto umanitario (Foto Rkc)

L’arcivescovo de San Martín ha voluto vedere e incontrare personalmente le persone. Si è messo in ascolto. Faceva domande per capire quali sono e quali saranno nell’immediato futuro le principali sfide delle nostre parrocchie e realtà. Ha potuto parlare con gli specialisti, come i logopedisti, gli insegnanti, gli psicologi e altri professionisti che lavorano a fianco dei bambini e dei ragazzi, proponendo attività educative e formative. La visita è coincisa con la settimana delle vacanze autunnali, quindi nella scuola non c’erano studenti. Ha comunque potuto percorrere le aule e i corridoi e cogliere, attraverso le fotografie e soprattutto attraverso gli ambienti stessi, la serietà e la bellezza del percorso educativo e della vita che i ragazzi vi conducono. “Si è reso conto che, purtroppo, oggi l’educazione si svolge nei sotterranei – racconta il vescovo –, perché gli attacchi russi non ci permettono di vivere e crescere serenamente, come avviene in condizioni di normalità. Eppure, anche qui, anche nei locali sotterranei della scuola si studia e si cresce”.

“Cerchiamo di fare tutto il possibile affinché i ragazzi non perdano la propria umanità, la gioia e il gusto della vita che Dio ha sognato e donato loro”.

Kyiv, in un rifugio anti aereo (Foto Ugcc)

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