Il Papa che, sotto una pioggia battente, depone una corona di fiori bianchi e gialli e sosta, commosso e grato, in una preghiera silenziosa, prima di far simbolicamente rifiorire le rovine dell’antica Ippona, oggi Annaba, piantando un ulivo che si preannuncia rigoglioso. È l’omaggio di un figlio a un padre, il culmine e nello stesso tempo la sintesi del viaggio di Leone XIV in Algeria, il cui secondo giorno è un omaggio ai luoghi di Sant’Agostino, visitati altre due volte dal figlio spirituale del vescovo di Ippona, nel 2001 e nel 2013. Nelle altre due occasioni Leone era in veste di Priore generale degli Agostiniani, oggi è in quella del primo successore di Pietro a visitare il Paese che ha dato i natali a uno dei Padri della Chiesa maggiormente conosciuti e studiati nel mondo. Dopo la visita al sito archeologico di Ippona, la seconda e ultima giornata del viaggio apostolico in Africa è proseguita con la visita alla Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri, situata sulla collina di Annaba, a fianco della basilica di Sant’Agostino, e dedicata all’accoglienza e all’assistenza di circa 40 anziani, bisognosi o senza famiglia, senza distinzioni di religione, in un Paese di 48 milioni di abitanti in cui i musulmani rappresentano il 99% della popolazione. Nel pomeriggio, la messa nella basilica di Sant’Agostino, nel cui abside si trova la statua reliquiaria contenente l’ulna del suo braccio destro, portata ad Annaba nel 1842 dal primo vescovo di Algeri, mons. Antoine Adolphe Dupush, che la chiese in dono a Pavia, dove dall’VIII secolo sono custodite le spoglie mortali del santo di Tagaste. All’interno della basilica, una serie di vetrate ne raffigura la vita.
“Il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne”,
il saluto durante la visita alla Casa delle Piccole Sorelle: “Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi”, ha assicurato Leone XIV: “il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno. Come cercate di fare qui nel servizio quotidiano, nell’amicizia, nel vivere insieme. Penso che il Signore, dal Cielo, vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternità, possa pensare: allora c’è speranza!”.
E intrisa di speranza è anche l’omelia pronunciata nella basilica di Sant’Agostino.
“Quando ci chiediamo come sia possibile un futuro di giustizia e di pace, di concordia e di salvezza, ricordiamoci che stiamo facendo a Dio la stessa domanda di Nicodemo: ma davvero la nostra storia può cambiare?”,
il suggerimento valido anche per l’oggi. “Siamo così carichi di problemi, insidie e tribolazioni! Davvero la nostra vita può ricominciare da capo?”, si è chiesto il Pontefice: “Sì! L’affermazione del Signore, così piena d’amore, riempie i nostri cuori di speranza”. “Non importa quanto siamo oppressi dal dolore o dal peccato: il Crocifisso porta tutti questi pesi con noi e per noi”, ha assicurato Leone: “Non importa quanto siamo sfiduciati dalle nostre debolezze: proprio allora si manifesta la forza di Dio, che ha risuscitato Cristo dai morti per dare la vita al mondo”. “Ciascuno di noi può sperimentare la libertà della vita nuova che viene dalla fede nel Redentore”, ha affermato il Papa: “Sant’Agostino ce ne offre l’esempio:
prima ancora che per la sua sapienza, guardiamo a lui per la sua conversione.
In questa rinascita, provvidenzialmente accompagnata dalle lacrime della madre, santa Monica, egli divenne sé stesso esclamando: ‘Io non sarei, Dio mio, non sarei affatto, se Tu non fossi in me. O meglio, non sarei, se non fossi in te”.
La Chiesa “è grembo accogliente per tutti i popoli della terra”: è questo, come si legge negli Atti degli Apostoli, lo stile della Chiesa primitiva e l’“autentico criterio di riforma ecclesiale”: “una riforma che inizia dal cuore, per essere vera, e riguarda tutti, per diventare efficace”, all’insegna della concordia. “La Chiesa nascente non si basa su un contratto sociale, ma su un’armonia nella fede, negli affetti, nelle idee, nelle scelte di vita che ha al centro l’amore di Dio, fatto uomo per salvare tutti i popoli della terra”, il ritratto del Pontefice: “Soprattutto davanti all’indigenza e all’oppressione, i cristiani hanno come codice fondamentale la carità: facciamo a chi ci sta accanto quel che vorremmo venisse fatto a noi”. Animata da questa legge, che Dio scrive nei cuori,
“la Chiesa è sempre nascente, perché dove c’è disperazione accende speranza, dove c’è miseria porta dignità, dove c’è conflitto porta riconciliazione”,
ha osservato Leone XIV. “Il primo compito dei pastori, ministri del Vangelo, è dare testimonianza di Dio al mondo con un **cuor** solo e un’anima sola,
senza che le preoccupazioni ci corrompano con la paura né le mode ci indeboliscano con il compromesso”,
il mandato del Papa, in modo da essere “messaggio di vita nuova per coloro che incontriamo”. “In questa terra, rimanete come segno umile e fedele dell’amore di Cristo”, la consegna finale, nella terra dove 1600 anni fa Sant’Agostino è stato vescovo per 35 anni, dal 396 fino alla sua morte, nel 430: “La vostra storia è fatta di accoglienza generosa e di tenacia nella prova: qui hanno pregato i martiri, qui sant’Agostino ha amato il suo gregge cercando la verità con passione e servendo Cristo con fede ardente. Siate eredi di questa tradizione, testimoniando nella carità fraterna la libertà di chi nasce dall’alto come speranza di salvezza per il mondo”.
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