Fra Lorenzo della Risurrezione, il soldato zoppo che trovò Dio tra le pentole del convento

Scritto il 18/04/2026
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La Francia nel 1632 occupa la Lorena, Carlo IV mobilita l’esercito: il reclutamento volontario è aperto. Nicolas Herman, diciottenne, si arruola.
Nato da Herman e di Luise Mayeur in un piccolo villaggio, Hériménil, Nicolas non segue dei corsi di studio anche se la sua intelligenza è vivace, poco nulla sappiamo della sua famiglia e della sua infanzia.
La guerra dei Trent’Anni sferra la sua azione micidiale con crudeltà e devastazioni che Nicolas vide e cui prese parte: l’esercito viveva di saccheggi e il giovane soldato si troverà ad affrontare il nemico.
L’esercito tedesco, alleato della Francia contro la Lorena, arrestò Nicolas con l’accusa di spionaggio: corse il rischio dell’impiccagione ma riuscì a dimostrarsi innocente.
Il piano bellico prevedeva di espugnare Rambervillers, Nicolas si trovò coinvolto nell’assedio e venne gravemente ferito. Trasportato nel villaggio natale per riprendersi ne porterà un segno indelebile: a soli 21 anni zoppo per tutta la vita.
Periodo di sofferenza, con l’animo che si interroga profondamente: come impegnare la vita, quale senso darle?
Viene a conoscere un eremita, ne condivide la vita ma comprende che non è la sua strada.
Raggiunge Parigi a servizio di Guglielmo Fieubet, nobile francese e tesoriere del re di Francia, l’ambiente però lussuoso lo disturba e non vuole adattarsi a quel tipo di vita.
Che cosa vuole Dio a lui? Che cosa vuole Nicolas da se stesso?
Questa trasparenza però ancora non affiora.
L’incertezza, la ricerca dolente e il non trovare il suo posto nell’esistenza durarono ben 5 anni.
Nella sua famiglia uno zio, diventato carmelitano fratello laico, lentamente lo guidò a comprendere che vivere nel mondo non rispondeva a quanto ribolliva nel suo animo e lo condusse ad una decisione radicale: Nicolas a 26 anni accetta di diventare “fratello converso”, realtà ben diversa da quella dei frati chierici. Due mesi dura il suo postulandato che si chiude ricevendo l’abito carmelitano, senza cappuccio e senza cappa bianca, non solo ma avrebbe occupato gli ultimi posti sia in coro sia in refettorio. Nicolas non pone obiezioni e riceve il nome del patrono della chiesa del suo villaggio natio: Lorenzo e l’appellativo della Risurrezione
Il 14 agosto 1642, dopo due anni di noviziato, fra Lorenzo può pronunciare i voti perpetui.
La comunità dei padri carmelitani di Rue Vaugirard era molto povera ma, nel contempo, molto ricca del fervore che anima lo spirito e fra Lorenzo, malgrado dovesse, quale fratello converso, occuparsi dei servizi più umili, si aprì al tesoro orante, lascito palpitante di Teresa di Gesù e Giovanni della Croce.
Il maestro di noviziato lo introdusse a conoscere e fare sua l’orazione e ad imparare a pregare.
Il quotidiano di fra Lorenzo non fu solo attivo ma indubbiamente pesante: cuoco della numerosa comunità e invitato a fare sua l’esperienza di Teresa di Gesù “cercare Dio fra le pentole”.
Ciabattino prendendosi cura dei poveri sandali dei confratelli, portinaio pronto a rispondere ai visitatori, ai poveri che cercavano sollievo nelle loro difficoltà. Aiuto sacrestano durante le celebrazioni della messe…
Anche addetto alla questua, quindi, a provvedere alle diverse commissioni affidategli dal priore delle comunità, a viaggiare malgrado la sua zoppia fino in Borgogna e in Auvergne per ritornare con qualche provvista.
Dieci anni ardui, densi, in cui Lorenzo lascia splendere quella scintilla che si era accesa in lui diciottenne e che diventerà un fascio di luce per tutti: la Presenza di Dio.

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