80 anni di Repubblica italiana. Margotti: “Il voto femminile fu determinante per dare pienezza alla democrazia”

Scritto il 01/06/2026
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Ottanta anni fa, in occasione del referendum sulla forma istituzionale dello Stato, “le donne di tutte le condizioni sociali e di diverso orientamento politico, in ogni Regione d’Italia, capirono immediatamente il significato di quel voto: l’eguaglianza passava anche attraverso una scheda elettorale”. Lo sottolinea Marta Margotti, ordinaria di Storia contemporanea all’Università degli studi di Torino, che per la ricorrenza del 2 Giugno con il Sir approfondisce il contributo del mondo femminile nella campagna referendaria del 1946, alla Costituente, nei decenni successivi e anche nell’Italia odierna.

(Foto MM/SIR)

Professoressa, quale fu il significato della partecipazione femminile al voto del 2-3 giugno 1946, la prima consultazione nazionale a suffragio universale per il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea Costituente?
La partecipazione delle donne italiane al voto del giugno 1946 fu l’esito di un lungo percorso di rivendicazioni femminili per la partecipazione diretta alla vita politica. Indubbiamente l’intenso coinvolgimento delle donne negli anni tragici della guerra e la loro attiva presenza nella Resistenza contribuirono in modo determinante a superare gli ostacoli giuridici e, ancora prima, i molti pregiudizi che avevano giustificato l’esclusione delle donne dalle consultazioni politiche e amministrative.

Il voto femminile fu determinante per dare pienezza alla democrazia che era stata conquistata – da uomini e donne insieme – attraverso la lotta contro il totalitarismo fascista.

In che modo le donne italiane vissero quel momento storico?
Le donne si recarono alle urne in modo massiccio, con una percentuale simile a quella degli uomini (oltre l’89%). Questo dato smentì i dubbi rispetto all’interesse delle donne per quell’appuntamento elettorale. Le associazioni femminili e i partiti di massa, soprattutto la Democrazia cristiana e il Partito comunista, avevano sollecitato fortemente la partecipazione delle donne alle elezioni.

Le donne che più si erano impegnate per la parità nel voto considerarono quel risultato come il riconoscimento della piena cittadinanza e non una concessione degli uomini alle donne.

Le donne di tutte le condizioni sociali e di diverso orientamento politico, in ogni Regione d’Italia, capirono immediatamente il significato di quel voto:

l’eguaglianza passava anche attraverso una scheda elettorale.

Quale ruolo ebbero le associazioni cattoliche femminili nel preparare le elettrici a questo appuntamento decisivo per il futuro del Paese?
Notevole fu l’impegno delle organizzazioni cattoliche femminili. La Gioventù femminile di Azione Cattolica e il Centro italiano femminile si appoggiarono alla rete delle parrocchie per raggiungere giovani e adulte anche nei più piccoli paesi e prepararle al voto. La stessa Armida Barelli, presidente della Gioventù femminile, si rivolse a Papa Pio XII e al segretario della Democrazia cristiana, Alcide De Gasperi, per chiedere che si esprimessero a favore della partecipazione politica delle donne: l’elettorato femminile era presentato come un “argine” alla presenza del comunismo in Italia, ma anche come una forza potente per realizzare leggi che, tutelando le donne e la famiglia, avrebbero consentito la costruzione di una società cristiana.

Le 21 donne elette per l’Assemblea Costituente su un totale di 556 deputati (Foto ANSA/SIR)

Quale fu il contributo delle 21 donne che parteciparono all’Assemblea Costituente, elette in diverse formazioni politiche?
Le 21 donne furono una minoranza in confronto ai 556 costituenti complessivamente eletti. Furono però una minoranza attiva. Erano molto diverse per età, formazione e appartenenza politica. Ciononostante riuscirono a costruire tra loro alcune alleanze per rispondere alle aspirazioni delle donne: tutela della maternità, assistenza alla famiglia e parità salariale, oltre che pieno accesso agli incarichi pubblici e alle cariche elettive. Era un impegno a favore delle richieste femminili, ma anche lo strumento per realizzare una democrazia autentica.

A 80 anni da quel momento fondativo della Repubblica, quali ostacoli culturali e strutturali persistono impedendo una effettiva partecipazione?
Anche se nell’Italia repubblicana molta strada è stata percorsa,

esistono ancora pregiudizi rispetto alla partecipazione politica delle donne.

Sono pregiudizi raramente dichiarati pubblicamente. Nelle diverse tornate elettorali, le preferenze si dirigono in modo prevalente verso gli uomini. Anche per questo, in modo inconsapevole molte donne fanno fatica a immaginarsi impegnate nelle Amministrazioni locali oppure in Parlamento. Sono però soprattutto gli ostacoli strutturali a rendere più difficile alle donne la presenza nelle assemblee elettive. Oltre al lavoro extradomestico, le donne sono generalmente caricate della maggior parte delle attività di cura in famiglia e spesso anche dei genitori anziani. Questo doppio o triplo lavoro riduce in modo drastico le loro possibilità di dedicarsi alla politica.

Persiste poi una sottile riprovazione sociale verso la donna che dedica tempo alla politica, quasi che questo significasse abbandonare a sé stessa la propria famiglia.

Cambiamenti di mentalità di uomini e donne, ma anche una diversa organizzazione della società e del lavoro per consentire la conciliazione dei tempi di vita soprattutto delle donne: sono traguardi ancora lontani da essere realizzati.

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