Lettura 1Ts 4,9-11 | Riguardo all'amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e questo lo fate verso tutti i fratelli dell'intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più e a fare tutto il possibile per vivere in pace, occuparvi delle vostre cose e lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato.
Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia
1Tessalonicesi 4,9-11 | Paolo inizia questa parte della Lettera richiamandosi all’autorità di Gesù. E in Suo nome mostra ciò che «piace a Dio», qual è la «sua volontà». Porge l’esortazione come una preghiera, tanto la sente decisiva. I tessalonicesi sanno già come comportarsi per piacere a Dio: lo stesso apostolo glielo aveva mostrato quando era con loro, sia con l’esempio che con l’insegnamento. Essi debbono perseverare in questa via, anzi, distinguersi ancor più nel percorrerla, sino alla santità. La volontà di Dio è la nostra santificazione, ossia appartenere in tutto a Dio, e quindi essere lontani dal male e sciolti dai suoi legami. L’apostolo mette poi in guardia dalla sete di guadagno e dalla cupidigia che ci portano a soverchiare gli altri sino ad umiliarli. Dio, sottolinea l’apostolo, «non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione», ossia ad abbandonare comportamenti egocentrici e violenti per volgerci verso di Lui e a fare della sua Parola la luce per i nostri passi. Perciò chi disprezza questi precetti disprezza Dio stesso, mentre chi resta nella “santità” dimora nell’amore. L’apostolo aggiunge: «Riguardo all’amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e questo lo fate verso tutti i fratelli dell’intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più». Se l’amore è lo Spirito effuso da Dio nel cuore dei credenti, lo Spirito stesso è il maestro interiore che guida ogni discepolo. L’amore fraterno, infatti, non è un precetto degli uomini, è il comandamento nuovo che Gesù ha dato ai discepoli di ogni tempo facendone il segno distintivo del loro legame con lui. Ed è un dono che deve essere vissuto in maniera sempre più ampia. Nessuno può adagiarsi sull’amore che c’è già; esso stesso chiede di crescere e di allargarsi.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 97(98)
R. Il Signore viene a giudicare i popoli con rettitudine.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.
Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne. R.
Davanti al Signore che viene a giudicare la terra:
giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine. R.
Vangelo Mt 25,14-30 | Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: "Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: "Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: "Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo". Il padrone gli rispose: "Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.