Lettura 1Ts 2,9-13 | Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile. Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria. Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l'avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.
Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia
Luca 19,1-10 | Oggi la Chiesa siriaca ricorda Zaccheo, il pubblicano che accolse Gesù nella sua casa. È una memoria che ci tocca il cuore, anche perché viene dalla tradizione di una Chiesa che ha tanto sofferto a causa del Vangelo attraverso i tanti conflitti che ancora insanguinano il Medio Oriente. Gesù, mentre cammina nelle strade di Gerico, alza lo sguardo verso Zaccheo, che era salito su un albero poiché era piccolo di statura, e lo chiama per nome. Egli ci conosce per nome. In una società anonima e massificata come la nostra, questa attitudine di Gesù è di grande insegnamento per noi. Il Vangelo è sempre personale, pronuncia sempre il nostro nome. Siamo noi, spesso, che lo lasciamo generico, come uno spettacolo lontano, perché non lo ascoltiamo. Immaginiamo lo stupore di Zaccheo nel sentirsi chiamare. Era un pubblicano, quindi un peccatore, ma Gesù chiama solo lui. Gesù, che legge nei cuori, si è reso conto del desiderio di quel pubblicano e, appena lo vede, lo chiama dicendogli che vuole stare a casa sua. Torna in mente l’Apocalisse: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me». Quel giorno a Gerico questa parola fu realtà. Zaccheo voleva solo vederlo, Gesù desiderava incontrarlo e donargli la salvezza. Egli si fa ospite perché solo aprendo il nostro cuore possiamo liberarlo dalla paura e dall’orgoglio e ritrovare la speranza. All’invito di Gesù, Zaccheo scende in fretta e lo accoglie in casa con gioia. Questa volta l’uomo ricco non se ne va triste di fronte all’invito, e anche Gesù è pieno di gioia. Al termine dell’incontro decide di restituire quel che aveva rubato e di dare la metà dei suoi beni ai poveri. Inizia così la sua conversione: non è più l’uomo di prima. Zaccheo stabilisce la sua misura e la attua. Infatti, non dice “do tutto”, ma «do la metà». Accogliere Gesù nel nostro cuore ci fa trovare la via personale alla carità.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 138(139)
R. Signore, tu mi scruti e mi conosci.
Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti. R.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra. R.
Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano
e la luce intorno a me sia notte»,
nemmeno le tenebre per te sono tenebre
e la notte è luminosa come il giorno. R.
Vangelo Mt 23,27-32 | Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all'esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all'esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: "Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti". Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri.