Lettura Ag 1,1-8 | "L'anno secondo del re Dario, il primo giorno del sesto mese, questa parola del Signore fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, e a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote. 'Così parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: "Non è ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore!"'. Allora fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo questa parola del Signore: 'Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l'operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria - dice il Signore.'"
Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia
Aggeo 1,1-8 | Aggeo, fra tutti i profeti di Israele, è quello che più insiste sulla ricostruzione del tempio. La sua profezia è collocata nel 520 a.C. mentre il tempio di Gerusalemme è ancora un cumulo di rovine. Gli ebrei, infatti, sebbene fossero tornati dall’esilio, non avevano ancora ricostruito il tempio. Per sei mesi Aggeo predica quasi esclusiva-mente sulla necessità della sua ricostruzione. C’è anche da dire che la maggior parte della gente versava in con-dizioni di estrema povertà: la siccità aveva rovinato i raccolti, ridotto la gente alla fame e provocato un avanza-mento del deserto nei terreni agricoli. E per di più, diversi anni prima, l’ostilità dei samaritani aveva scoraggiato gli ebrei dal tentare di ricostruire il tempio (Esd 4,4-5). Del resto, perché avrebbero dovuto preoccuparsi della presenza di Dio, quando la loro condizione era segnata da una sorte avversa e dal dominio di una potenza straniera? Il profeta Aggeo vuole che il popolo di Israele rifletta sulla triste condizione in cui si trova: «Riflettete bene sul vostro comportamento!». La loro lontananza da Dio era infatti la vera causa della tragedia che stavano vivendo. Era così per il popolo del Signore allora ed è così anche oggi. Quante volte dimentichiamo il Signore per pensare solo a noi stessi divenendo così complici di una vita triste non solo per noi ma anche per gli altri? Tornano in mente le parole che Gesù disse a coloro che lo seguivano: «Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33).
Salmo Responsoriale
Dal Sal 149
R. Il Signore ama il suo popolo.
Cantate al Signore un canto nuovo;
la sua lode nell’assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo creatore,
esultino nel loro re i figli di Sion. R.
Lodino il suo nome con danze,
con tamburelli e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo,
incorona i poveri di vittoria. R.
Esultino i fedeli nella gloria,
facciano festa sui loro giacigli.
Le lodi di Dio sulla loro bocca
questo è un onore per tutti i suoi fedeli. R.
Vangelo Lc 9,7-9 | "Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: 'Giovanni è risorto dai morti', altri: 'È apparso Elia', e altri ancora: 'È risorto uno degli antichi profeti'. Ma Erode diceva: 'Giovanni, l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?'. E cercava di vederlo."

