XV del tempo ordinario
XV del tempo ordinario
M Mons. Vincenzo Paglia
00:00
07:33

Prima Lettura: Is 55,10-11 | Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.


Salmo Responsoriale

R. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per gli uomini.
R. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

Così prepari la terra:
ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli.
R. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

Coroni l'anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza.
R. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano e cantano di gioia!
R. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.


Seconda Lettura: Rm 8,18-23 | Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità - non per sua volontà, ma per volontà di colui che l'ha sottoposta - nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.


Vangelo: Mt 13,1-23 | Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: "Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti". Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: "Perché a loro parli con parabole?". Egli rispose loro: "Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca! Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno".


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Is 55,10-11; Sal 65(64); Rm 8,18-23; Mt 13,1-23

il Vangelo ci presenta Gesù che, uscito di casa, va sulle rive del mare di Galilea, dove aveva chiamato i primi discepoli e con loro aveva vissuto le prime esperienze comunitarie. Ora c’è una grande folla che si è radunata per ascoltarlo. Gesù sale su una barca e di lì, come da una cattedra, parla alla folla di molte cose, scrive l’evangelista, ma in parabole, ossia in un linguaggio accessibile a tutti e che richiede una disponibilità nell’ascolto. Come appare già dalla prima parabola, quella del seminatore. Molte volte l’abbiamo ascoltata e, come ogni parabola, è ricca di significati.

Oggi ha il sapore di un invito pressante per una semina generosa del Vangelo che, in certo modo lega strettamente semina e mietitura. Se in una parte Gesù esorta i discepoli ad alzare gli occhi per vedere la messe che già biondeggia, qui invita a seminare a larghe bracciate, ad essere generosi nel comunicare il Vangelo, a riporre fiducia anche nei terreni che sembrano più una strada o un ammasso di pietre, piuttosto una terra disponibile. Eppure anche là – potremmo dire anche nelle periferie, in quegli spazi dove la terra si confonde con le pietre, o nelle storie segnate da guerra, da violenza, da abbandono, da odii – anche qui il seminatore deve gettare la semente, a larghe bracciate, senza sosta, sperando che attecchisca e porti frutto.

Il terreno è il cuore degli uomini, anche i nostri cuori. E le diversità – il testo ne enumera quattro – non sono fissate per sempre. Ciascun uomo, ciascuno di noi, sa che se siamo induriti nelle abitudini egocentriche il nostro cuore è come una strada lastricata; altre volte siamo pieni di rovi e di spine: pur accogliendo la predicazione, infatti, ci lasciamo sorprendere dalle occupazioni del momento; altre volte siamo incostanti e lasciamo scorrere la Parola che pure ci viene predicata; altre volte – e Gesù lo sottolinea – siamo come la terra buona che va curata perché il seme porti frutti il trenta, il sessanta o il cento per cento. Una cosa la parabola suppone per tutti: lasciare che il seminatore entri nel terreno del nostro cuore, ne rivolti le zolle, vi tolga i sassi, ne sradichi le spine perché quanto seminato possa germogliare. E’ la grazia che viviamo in questa Basilica: la semina quotidiana – senza sosta, anche in questo tempo - della Parola di Dio. Ci trovi con il cuore disponibile perché germogli e porti frutto. E un primo frutto è diventare a nostra volta seminatori della Parola che abbiamo ricevuto. L’efficacia della Parola di Dio è tra le convinzioni più chiare della Bibbia. Già il profeta Isaia diceva che la pioggia e la neve non scendono dal cielo senza fecondare la terra e farla germogliare. E l’apostolo parla della Parola di Dio come una spada a doppio taglio.

Care sorelle e cari fratelli, questa consapevolezza ci spinge ad una nuova generosità della semina perché raggiunga anche i terreni più sassosi, più impervi e difficili. Se il seminatore corre il rischio di perdere “tre” parti dei semi anche su questi terreni, non è per sperpero, ma perché nessuno resti privo della predicazione, ricordando l’affermazione di Gesù che Matteo stesso riporta: “anche da queste pietre Dio può generare figli di Abramo”(Mt 3,9). Ci è stato ripetuto molte volte che la fede viene dall’ascolto della Parola di Dio e quindi dalla predicazione. Forse non a caso l’evangelista fa seguire a questa parabola quella della zizzania: “mentre tutti dormivano” il nemico la seminò nel campo di Dio; a noi, care sorelle e cari fratelli, “amici di Dio”, viene nuovamente confidata da questa parabola l’urgenza di comunicare il Vangelo con generosità ovunque perché fecondi i nostri cuori e quelli degli uomini e si affretti il Regno di Dio sulla terra.

Preghiera nel giorno del Signore